sabato 29 dicembre 2018

La Sinistra sta "pagando" la sua storia (?)


Parto da un presupposto: ritengo che i partiti della sinistra tradizionale abbiano avuti ampi meriti, soprattutto nel '900 e fino agli anni '70, nella diffusione dei diritti. In Italia è stato creato, non solo "grazie" ai partiti di sinistra questo va detto, un sistema di welfare che molti altri paesi ci invidiano, soprattutto in campo sanitario.
Quella grande "stagione di diritti" era figlia di un grande "senso del dovere" (di stampo mazziniano), molto diffuso nella generazione dei nostri nonni. Si rivendicavano "diritti" che per noi oggi sono scontati, dalla libertà di espressione alla tutela sociale, tenendo ben saldi i propri doveri, di padri di famiglia, di cittadini. Diritti Liberali e Democratici, direbbe Bobbio. Quella stagione dei diritti era figlia di una forte cultura del lavoro, dove non era necessario sottolineare i "doveri", quelli erano insiti nell'agire di quei cittadini. Quelli che mancavano in quell'epoca, come detto, erano perlopiù i diritti e l'estensione di questi, il passaggio da una società Liberale a una Liberal democratica (o social democratica).
Quando la "stagione dei diritti" è riuscita, meritoriamente, a garantirne un'ampia fetta, si sono posti due problemi:
1) come garantire il godimento di questi diritti, soprattutto in campo sociale (poiché, in questo caso, i diritti hanno un costo economico);
2) come andare oltre la "stagione dei diritti".
L'espansione dei diritti sociali, ha coinciso con l'espansione dei costi dei medesimi. Un diritto, soprattutto in campo sociale laddove produce costi, deve essere adeguatamente sostenuto da un dovere (ne ho parlato in passato). Il passaggio culturale diritti/doveri, non ha tenuto adeguatamente conto che i diritti hanno un costo che si paga principalmente coi doveri di cittadinanza.
Il secondo punto è altrettanto cruciale: nel momento in cui i diritti sono ampiamente diffusi, oltre a mantenerli (anche economicamente), bisogna ragionare su cosa proporre poi. Le scelte possono essere varie: dall'estendere quei diritti al "mondo" (quindi oltre i propri confini), al contribuire al miglioramento del benessere economico-sociale della propria nazione.
Credo che la Sinistra, in questi due punti, abbia dimostrato ampi limiti che oggi vede pagare in termini di consenso: la cultura dei doveri, che era forte nelle generazioni fino ai nostri nonni, non è stata adeguatamente trasmessa alle generazioni successive, immerse nella stagione dei diritti che ha portato a dare per scontate tante cose, pure il fatto che i diritti (soprattutto sociali) potessero vivere di vita propria. La stagione dei diritti inoltre, sembra essere diventata un limite invalicabile: cosa c'è, come proposta politica, oltre quel confine? 
Va inoltre aggiunta una considerazione, che riprendo dal libro "democrazia del narcisismo" di Orsina (2018): "chi vive oggi in Italia ha avuto pace, benessere e opportunità che non trovano precedenti nella nostra storia né corrispondenti in buona parte del globo...è lecito dubitare insomma che i nostri connazionali stiano chiedendo troppo e dimentichino che la loro condizione odierna resta largamente migliore di quelle cui la si potrebbe paragonare - oltre a non essere né scontata né dovuta".
Credo che l'affermazione di Orsina, possa essere spiegata da una cultura politica che ha, in passato, meritoriamente perseguito la "stagione dei diritti", senza però soffermarsi adeguatamente a formare la cittadinanza relativamente ai propri "doveri" di cittadinanza. Laddove sussistano "diritti" senza adeguato sostegno di "doveri", i primi sembreranno indipendenti dai secondi e, nella loro indipendenza, appariranno senza limiti, fino a pensare di avere "diritto" a un benessere che non si sa bene chi e come debba produrlo.

Concludendo: non so se la Sinistra, così come l'abbiamo conosciuta, saprà andare oltre a questi suoi limiti che, va detto, non sono recenti ma nascono una cinquantina anni fa. L'impressione è che queste "mancanze", che si sono radicate nel tempo, abbiano portato un'ampia fetta di cittadinanza a guardare altrove: un po' sognando l'impossibile (il "benessere garantito"), un po' per ritrovare un'identità laddove i confini culturali, figli della propria storia, sembrano voler essere in qualche modo "superati".

giovedì 13 dicembre 2018