venerdì 14 dicembre 2007

"Mafia una guerra senza confini": perchè se vogliamo la possiamo battere. Di Michele Cagnazzo.

E' il tentativo di raccontare un prima e un dopo,i fatti piccoli e grandi della storia della vera antimafia.E' anche un itinerario di memorie, pensieri, riflessioni, esperienze e ritratti.Visioni del mondo, storie e abitudini tra passato e presente.Un'opera che farà commuovere, riflettere, reagire con un unico tormento se vogliamo la mafia la possiamo battere!Con "Mafia una guerra senza confini" (presentazione dell'On.le Fabio Granata, già Assessore alla Pubblica Istruzione della "Regione Siciliana" e prefazione del Dott. Antonello Bellomo, criminologo e docente di Psichiatria Forense) Michele Cagnazzo, criminalista e studioso di Scienze Criminologiche Applicate specializzato su tematiche di mafia e criminalità organizzata, ha svolto per anni inchieste sui maggiori casi di criminalità organizzata, è al suo primo ed attesissimo esordio come scrittore di saggi-inchiesta.Il libro-inchiesta di Michele Cagnazzo, si è aggiunto nelle ultime settimane alla lunga lista di successi editoriali. E' lo sfogo serrato di chi non può tacere quello che sa, che ha tutto il sapore di una battaglia finale. Dove non bisogna presuporre una diversità tra mafia ed altri poteri: i confini molto spesso si confondono. Dove una buona parte di italiani si è orientata sempre più verso un misto di corrotti e corruttori, concussi e concussori, consumatori senza freni, esseri incompiuti senza regole. Nell'opera si parla, che specie negli ultimi anni c'è stata un'accellerazione del fenomeno, man mano che la mafia conquistava più territorio nello Stato, man mano che in queste regioni il potere della mafia o delle varie mafie si è allargato al potere economico, di pari passo sono aumentati i consensi elettorali di certi partiti. Questo introduce un dato di fatto che questi due poteri non sono lo Stato e l'Antistato, ma sono due poteri organici e comp atibili tra di loro se riescono a prosperare e ad aumentare nelle stesse aree geografiche. Quindi parlare di Antistato è del tutto irrazionale. Pertanto la mafia? Non esiste. Il tradizionale metodo omertoso per coprire una realtà evidente sta diventando, paradossalmente, verità. Perchè la mafia non è più corpo separato, ma parte integrante del potere politico. Anzi è il potere politico ad avere assunto in sè l'agire e il pensare mafioso. Dunque la politica, come la mafia, non esiste perchè la politica è diventata mafia.Nel libro si racconta che oggi c'è una contiguità molto forte tra gli strati dello Stato deviato e la mafia. Al punto che è diventato compito molto arduo andare a rintracciare tutti gli strati dello Stato deviato. Dove l'autore fa nomi, cognomi, fatti e cicostanze di coloro che hanno guastato, rotto, dissolto, viziato, alterato la convivenza civile e i rapporti tra gli uomini, creando uno scollamento ed una dissafezione dalla polit ica in maniera trasversale. Un'Italia che non è stata mai presa sul serio. E questa preoccupazione dovrebbe essere della classe politica, invece quest'ultima è diventata unicamente un comitato d'affari della borghesia, un comitato d'affari dei partiti. Dunque la politica ha perso il confronto sui valori, i valori hanno perso la politica. La mafia trasformatasi da associazione a delinquere in sistema democraticamente rappresentato. Una seconda Repubblica che affonda i suoi pilastri sul sangue delle stragi 92-93. Ed è quanto non mai attuale la frase di Paolo Borselino: "alla volontà della politica di combattere veramente la mafia, io non ci credo". Michele Cagnazzo, dunque, con il suo libro offre un'interessante e utile occasione per guardare al nostro mondo. Ad una "modernità" che, in effetti, se non l'ha smarrita del tutto, sembra con fatica dare centralità alla correttezza e alla esemplarità dei comportamenti. Cagnazzo, dunque, con il suo libro centra il bersaglio. E offre a tutti una salutare opportunità di guardarsi allo specchio. Sullo sfondo del ragionamento che Cagnazzo sviluppa nel suo volume, e che fa da base ad altre stimolanti riflessioni, è difficile non cogliere una dose consistente di rabbia e nostalgia. Rabbia, per come alcune vicende sono andate determinandosi. E poi tanta nostalgia, per Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Che Cagnazzo insegue, ricorda, nasconde dietro ad ogni parola. Dal primo all'ultimo capitolo del libro. Uomini che non hanno ricevuto per quanto hanno dato. Un libro gradevole e utile. Soprattutto se, come dobbiamo augurarci, ancora esiste un interesse a discutere: del passato, del presente e del futuro.Un'opera che si inserisce in quel filone di letteratura che ha visto il recente successo di "Gomorra".

Anno pubblicazione 2007.-Prezzo al pubblico in libreria Euro 18,00.

4 commenti:

Nicola Andrucci ha detto...

oggi sono al Motoe Show. Risponderò ai commenti in serata.
Buona giornata a tutti.

Riverinflood ha detto...

Ho l'impressione che la frase di Borsellino continuerà a tenerci sveglie le coscienze per lunghi anni ancora. È sempre buono che ci siano libri che parlino di mafia. Anche su "I complici" c'è da riflettere, ma dalla lettura di un libro serio che parla di mafie al passo contro la lotta alle mafie, vera e propria, quello sì è un'impresa mortale.

Satira Danzante ha detto...

La lotta alla Mafia segue di pari passo la lotta alla Casta: alimentandosi l'un l'altra, è inutile combattere contro una se alla fine sopravvive l'altra. Il problema è questo, purtroppo, che finchè avremo questo schifo di classe politica, qualsiasi tentativo fatto per debellare la piaga della Mafia rischia di andare in fumo ancor prima di iniziare. Se la nostra politica viene vista all'estero come inappropriata per un paese definito "democratico" come il nostro, ci sarà un motivo, no? Se la Mafia è la più grande azienda italiana, e se lo Stato non è più quell'istituzione centrale come si vorrebbe far credere al TG4, deve pur significare qualcosa, o sbaglio?

Alla prossima amici miei.

Nicola Andrucci ha detto...

@river e satira: è importante che lo Stato, dopo i recenti successi, non abbassi la guardia, come fu fatto in passato.