sabato 15 dicembre 2007

Motor Show Bologna: il mio trionfo al simulatore di guida Toyota F1.

Ieri sono stato al Motor Show di Bologna assieme alla Fede. Un bello spettacolo di cui vi parlerò domani, con pubblicazione di un video inedito. Oggi però voglio raccontare questa mia storia:
Avevo addosso la maglia ufficiale Toyota F1, regalatami dal dott. Ettore Melai, medico Toyota. Girando per gli stand mi sono imbattuto nel simulatore di Formula 1 Toyota. Ho deciso di partecipare, assieme a tantissimi altri concorrenti (1800); per la prima volta salivo nella scocca di una vera F1, è stato emozionante. Viste le mie dimensioni ho faticato non poco ad entrare, in più, a causa del mio handicap alla gamba, avevo grosse difficoltà nell'usare l'acceleratore. Ho quindi usato un espediente, poiché la mia caviglia è bloccata da 5 viti in titanio, spingevo sul gas utilizzando il tacco del piede, tenuto in posizione orizzontale. Una cosa complicata, ma nonostante ciò sono riuscito a vincere!!! Il mio tempo, 1 min e 20 basso, mi ha consentito di trionfare, contro gli altri partecipanti. Sono stato così premiato con una cerimonia molto carina, andata in onda su Radio Montecarlo e ripresa dalla Tv (potrete vedere il mio filmato qui sul blog).
Per me è stata una grande soddisfazione poiché ho dimostrato, soprattutto a me stesso, che nonostante il mio grave handicap, posso competere, in certe situazioni, anche con i normodotati.
Purtroppo però, un ladro mi ha rubato il premio, che io avevo vinto. Sono molto deluso, poiché ci tenevo, non tanto per il valore materiale di esso, ma per il valore morale che io gli davo, un diversamente abile che aveva vinto una competizione (seppur amatoriale), contro normodotati.
Al ladro che si è preso il mio premio dico: prenditi pure il mio handicap.

venerdì 14 dicembre 2007

"Mafia una guerra senza confini": perchè se vogliamo la possiamo battere. Di Michele Cagnazzo.

E' il tentativo di raccontare un prima e un dopo,i fatti piccoli e grandi della storia della vera antimafia.E' anche un itinerario di memorie, pensieri, riflessioni, esperienze e ritratti.Visioni del mondo, storie e abitudini tra passato e presente.Un'opera che farà commuovere, riflettere, reagire con un unico tormento se vogliamo la mafia la possiamo battere!Con "Mafia una guerra senza confini" (presentazione dell'On.le Fabio Granata, già Assessore alla Pubblica Istruzione della "Regione Siciliana" e prefazione del Dott. Antonello Bellomo, criminologo e docente di Psichiatria Forense) Michele Cagnazzo, criminalista e studioso di Scienze Criminologiche Applicate specializzato su tematiche di mafia e criminalità organizzata, ha svolto per anni inchieste sui maggiori casi di criminalità organizzata, è al suo primo ed attesissimo esordio come scrittore di saggi-inchiesta.Il libro-inchiesta di Michele Cagnazzo, si è aggiunto nelle ultime settimane alla lunga lista di successi editoriali. E' lo sfogo serrato di chi non può tacere quello che sa, che ha tutto il sapore di una battaglia finale. Dove non bisogna presuporre una diversità tra mafia ed altri poteri: i confini molto spesso si confondono. Dove una buona parte di italiani si è orientata sempre più verso un misto di corrotti e corruttori, concussi e concussori, consumatori senza freni, esseri incompiuti senza regole. Nell'opera si parla, che specie negli ultimi anni c'è stata un'accellerazione del fenomeno, man mano che la mafia conquistava più territorio nello Stato, man mano che in queste regioni il potere della mafia o delle varie mafie si è allargato al potere economico, di pari passo sono aumentati i consensi elettorali di certi partiti. Questo introduce un dato di fatto che questi due poteri non sono lo Stato e l'Antistato, ma sono due poteri organici e comp atibili tra di loro se riescono a prosperare e ad aumentare nelle stesse aree geografiche. Quindi parlare di Antistato è del tutto irrazionale. Pertanto la mafia? Non esiste. Il tradizionale metodo omertoso per coprire una realtà evidente sta diventando, paradossalmente, verità. Perchè la mafia non è più corpo separato, ma parte integrante del potere politico. Anzi è il potere politico ad avere assunto in sè l'agire e il pensare mafioso. Dunque la politica, come la mafia, non esiste perchè la politica è diventata mafia.Nel libro si racconta che oggi c'è una contiguità molto forte tra gli strati dello Stato deviato e la mafia. Al punto che è diventato compito molto arduo andare a rintracciare tutti gli strati dello Stato deviato. Dove l'autore fa nomi, cognomi, fatti e cicostanze di coloro che hanno guastato, rotto, dissolto, viziato, alterato la convivenza civile e i rapporti tra gli uomini, creando uno scollamento ed una dissafezione dalla polit ica in maniera trasversale. Un'Italia che non è stata mai presa sul serio. E questa preoccupazione dovrebbe essere della classe politica, invece quest'ultima è diventata unicamente un comitato d'affari della borghesia, un comitato d'affari dei partiti. Dunque la politica ha perso il confronto sui valori, i valori hanno perso la politica. La mafia trasformatasi da associazione a delinquere in sistema democraticamente rappresentato. Una seconda Repubblica che affonda i suoi pilastri sul sangue delle stragi 92-93. Ed è quanto non mai attuale la frase di Paolo Borselino: "alla volontà della politica di combattere veramente la mafia, io non ci credo". Michele Cagnazzo, dunque, con il suo libro offre un'interessante e utile occasione per guardare al nostro mondo. Ad una "modernità" che, in effetti, se non l'ha smarrita del tutto, sembra con fatica dare centralità alla correttezza e alla esemplarità dei comportamenti. Cagnazzo, dunque, con il suo libro centra il bersaglio. E offre a tutti una salutare opportunità di guardarsi allo specchio. Sullo sfondo del ragionamento che Cagnazzo sviluppa nel suo volume, e che fa da base ad altre stimolanti riflessioni, è difficile non cogliere una dose consistente di rabbia e nostalgia. Rabbia, per come alcune vicende sono andate determinandosi. E poi tanta nostalgia, per Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Che Cagnazzo insegue, ricorda, nasconde dietro ad ogni parola. Dal primo all'ultimo capitolo del libro. Uomini che non hanno ricevuto per quanto hanno dato. Un libro gradevole e utile. Soprattutto se, come dobbiamo augurarci, ancora esiste un interesse a discutere: del passato, del presente e del futuro.Un'opera che si inserisce in quel filone di letteratura che ha visto il recente successo di "Gomorra".

Anno pubblicazione 2007.-Prezzo al pubblico in libreria Euro 18,00.

giovedì 13 dicembre 2007

Non si può morire di lavoro.


NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO, NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO,
NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO, NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO,
NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO, NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO,
NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO, NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO,
NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO, NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO,
NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO, NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO,
NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO, NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO,
NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO, NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO,
NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO, NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO,
NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO, NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO,
NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO, NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO,
NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO, NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO,
NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO, NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO,
NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO, NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO,
NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO, NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO,
NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO, NON SI PUO' MORIRE DI LAVORO,

Seconda (e ultima) opera d'arte post-moderna: CAMION, LA RIPARTENZA.



mercoledì 12 dicembre 2007

Opera d'arte post-moderna: CAMION






L'Italia ha pagato e pagherà ancora per molto tempo le politiche pro-Fiat dei governi del dopoguerra.

La Fiat è stata la principale industria italiana del dopoguerra, e ha dato lavoro a tantissime persone, di questo bisogna dargliene atto. Esiste però una Fiat meno conosciuta, quella finanziata dallo Stato, sopravvissuta a se stessa e ai suoi fallimentari dirigenti, solo grazie ai soldi di tutti i contribuenti italiani. La Fiat è stata per anni un'azienda morta, un peso per la società industriale italiana, un peso per la nostra economia, un peso per il nostro Stato.


Dagli anni '50 in poi in Italia, si è investito tutto sul trasporto su gomma, sono state costruite una caterva di autostrade (con i soldi pubblici, poi privatizzate...). Le autostrade dovevano autofinanziarsi per poi diventare gratuite, abbiamo visto invece che fine hanno fatto... Abbiamo abbandonato i progetti di trasporto su rotaia (Le Ferrovie dello Stato sono state un'azienda in coma fino a ieri l'altro), il trasporto aereo, il tutto per privilegiare quello su gomma, con tutti i problemi che ciò ha comportato e comporta: inquinamento, pericolo, incidenti, traffico e tantissimi altri.

Ne paghiamo le conseguenze da anni, anche se ci facciamo poco caso. Un paese con politici di larghe vedute, avrebbe investito di più sul sistema ferroviario e su trasporti alternativi a quello su gomma, che oggi sta creando così tanti problemi.

Alla fine chi paga le conseguenze delle pessime amministrazioni dello Stato, sono sempre i cittadini.

Senza Ritorno.



Parto per terre migliori
ove il sole illumina i campi
e la neve li copre di manti
preziosa di splendidi allori.

Parto per mondi più veri
ove uomo vive di sogni
e soddisfa tutti i bisogni
volando su grandi velieri.

Parto di un unico giorno
di aria terra e di mare
dove gli uomini sanno volare
senza desiderare ritorno.

"Io sono un principe libero ed ho lo stesso diritto di fare la guerra come colui che ha cento navi in mare". Samuel Bellamy, Pirata delle Antille del XVI secolo.

Poesia con la quale ho ricevuto la "Menzione d'Onore" al concorso poetico Calicantus 2006 a Messina.

martedì 11 dicembre 2007

Italia chissenefrega: come siamo caduti così in basso.

Italia, terra di santi e navigatori, culla della civiltà romana, patria del Rinascimento e del Risorgimento, che ha dato i natali ai maggiori geni della Storia, da Leonardo a Michelangelo, da Dante a Manzoni, da Raffaello a Caravaggio, da Giulio Cesare a Garibaldi, da Petrarca a Boccaccio, e tantissimi altri nomi illustri.

Oggi invece l'Italia è il paese di Bengodi, dei faciloni, dei furbi, dove ognuno rema dalla sua parte, tira acqua al suo mulino, infischiandosene del bene comune.

L'Italia è il paese degli scaltri (nell'accezione negativa del termine), dove si conoscono bene i diritti, ma si scordano facilmente i doveri, dove evadere le tasse non è considerato un crimine, ma qualcosa di tollerabile, dove ognuno pensa solo a se stesso, massì va bene anche se a discapito degli altri. Fatta l'Italia bisogna fare gli italiani_disse Massimo D'Azeglio, ma questi italiani poi, esistono veramente?

Fino all'Unità d'Italia del 1861, eravamo tanti staterelli. In seguito l'appartenzenza alla Patria si è sentita forte in sole due occasioni, durante la Prima Guerra Mondiale e durante la Resistenza. Dal 1948 in poi, l'Italia, diventata Repubblica, ha ben poco visto protagonisti gli italiani (intesi come popolo). Gente molto diversa tra loro, ma accomunata da una volontà, quella del: "facciamo come ci pare".

Gli altri stanno male? chissenefrega, basta che sto bene IO.
Non c'è equità sociale? chissenefrega, basta che guadagno IO, anche se in modo illecito.
Se c'è la possibilità di fottere qualcuno, lo si farà due volte, caso mai che nella prima non abbia funzionato bene.

Mors tua, vita mea: questo sembra essere l'imperativo categorico degli italiani, un popolo che pensa profondamente a se stesso in quanto individuo, fregandosene di cosa succede agli altri.

Eppure basterebbe poco, l'avere obiettivi comuni, remare dalla stessa parte, per il bene di tutti. Invece siamo un paese profodamente spaccato, litigioso, dove servirebbero 56 milioni di partiti, uno a testa, e forse non basterebbero. Dove si pensa sempre come IO e raramente come NOI.

Cosa ci resta? La nostra Storia, la nostra Arte, poiché del nostro presente e del recente passato, ben poco abbiamo di che vantarcene.

Quattro sole parole, per i quattro morti di Torino, dopo la manifestazione di ieri.


GIUSTIZIA, GIUSTIZIA, GIUSTIZIA, GIUSTIZIA,

lunedì 10 dicembre 2007

Cambia il nome, risolverai tutti i problemi!


DS e Margherita cambiano nome, Forza Italia cambia nome, ora anche AN vuole cambiare nome.

Sembra che il cambio di nome risolva tutti i problemi.

Sabato un mio amico è andato all'anagrafe e ha cercato di registrarsi come: JOHN HOLMES.

Scintille nel Centro Destra e nel Centro Sinistra: come andrà a FINIre?


Botta e risposta nel Centro Destra, Fini dall'Assemblea nazionale di AN "mette in discussione la strategia della spallata e invita gli amici di Forza Italia a riflettere". Fini è rimasto offeso dalle dichiarazioni di Berlusconi che ha parlato di alleati fantasmi e di governo calvario a causa dei partiti del Centro Destra. La risposta del leader di AN è stata dura, tanto che ha suscitato reazioni stizzite da parte di Bonaiuti, portavoce del Cavaliere. Fini inoltre si è opposto alla proposta di legge elettorale denominata "Vassalum", sulla quale stanno convergendo Forza Italia e Partito Democratico, un sistema elettorale proporzionale misto tra quello tedesco e quello spagnolo, che cerca di accontentare tutti ma evidentemente crea malcontento in qualcuno.

Insomma, Fini rivendica il suo ruolo nel Centro Destra, e vuole trovare una precisa collocazione politica, ovviamente a destra, ma con chi? L'unico che ha posizioni vicine alle sue pare sia Casini, Storace lo ha già ampiamente criticato, la Lega, come sempre, va un po' per conto suo.

E' vero che Forza Italia ha avuto il 30% dei consensi, ma senza il contributo degli altri partiti della Casa della Libertà, non avrebbe potuto governare: questo il succo del discorso di Fini.

Berlusconi ora discute con Veltroni sulle Riforme, pare ci siano convergenze sulla legge elettorale (proporzionale tedesco-spagnola), mentre ancora non si sono trovati effettivi punti di incontro sulle altre Riforme istituzionali.


Nel frattempo all'interno del Centro Sinistra è in atto una vera e propria "Guerra Fredda", dopo la sparata di Bertinotti sul Governo, definito "fallimentare" dal Presidente della Camera, Veltroni ha preso le distanze da queste dichiarazioni, definendole "sgradevoli". Il Ministro Ferrero ha rincarato la dose dicendo: "chi ci ha votato è deluso".
Insomma, c'è malcontento, sia a destra che a sinistra.

Staremo a vedere, come andrà a FINIre.

Ci ha lasciati un grandissimo del sax: Germano Montefiori.

Ho appreso solo ora (nda. ieri per chi legge) della morte di Germano Montefiori. Nato a Tredozio (FC) 73 anni fa è stato uno dei grandi sassofonisti italiani. Hengel Gualdi disse di lui: "se fosse nato in America, sarebbe diventato il più grande di tutti". L'ho visto l'ultima volta a un concerto, circa un anno fa, sentiva già allora il peso del cattivo stato di salute, ma suonava ancora divinamente. Aveva lo swing nel sangue Germano, un modo di suonare che al giorno d'oggi è praticamente scomparso, sembrava di sentire i sassofonisti degli anni '40, quelli della Glenn Miller Orchestra. Ha lasciato in eredità, oltre alla sua musica, due figli musicisti che hanno fondato la band "Montefiori cocktail" all'avanguardia del Lounge italiano, assieme ai Vip200 (la precedente formazione di Enri).

Germano era una persona solare, sempre pronta alla battuta, a ridere su tutto. Scherzava sulle sue condizioni di salute e lasciava parlare il suo sax, dal quale uscivano note fuori dal tempo.

La Romagna e non solo questa terra, piange uno dei suoi musicisti migliori. Ci mancherà, il sax di Germano Montefiori.

domenica 9 dicembre 2007

Dalla parte di Luttazzi contro i panzoni della TV.


Luttazzi è stato nuovamente censurato. Il comico romagnolo può piacere o non piacere, ma le censure che ha subito negli anni (come è successo anche a Grillo e pure a Benigni, in passato), sono vergognose. Era tornato da poco in Tv, su La7, con il programma Decameron, sospeso dopo poche puntate. Sul sito di La7 si legge: "addio Luttazzi, non ci mancherai"...tanto abbiamo Giuliano Ferrara. Ma chi è Giuliano Ferrara? Ex comunista, negli anni '80 entrò nelle grazie di Craxi, sposando poi il progetto di Berlusconi. Già spia della CIA, per suo "grosso" vanto, fondò successivamente il Foglio. Negli anni 2000 è approdato a La7, nel 2006, durante l'elezione del Capo dello Stato, si è schierato affinché fosse eletto Massimo D'Alema (questi candidato per il Centro Destra...).

Il suo rapporto con la satira è sempre stato pessimo, nel 1998 fece propaganda contro il film La Vita è Bella di Roberto Benigni e attaccò il comico anche nel 2002 quando questi fu ospite a San Remo, minacciado di tirargli uova marce. Benigni replicò piccato: "non ho alcun timore, se parte da Roma con le uova, quando è a Sette Bagni se le è già mangiate tutte!".

Luttazzi nell'ultima puntata di Decameron aveva "attaccato" Ferrara con un suo brano satirico, e puntualmente è stato censurato. Nel blog di Daniele oggi si legge: "Come faccio a sopportare la chiusura di Decameron? Penso a Giuliano Ferrara in una vasca da bagno, con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta".

Luttazzi può piacere o non piacere, ma in un paese libero tutti devono avere la possibilità di esprimersi. Questo in Italia non è possibile.

Risposta al "Futuro Presente" del Prof. Davide Giunti.


Scontato o no ci sono alcuni appunti a margine che vorrei chiosare.La matematica da sola credo abbia approcciato questi problemi non subito e una volta aperto il vaso di pandora (direi dopo il positivismo in tempi relativamente vicini se non conteporanei) abbia visto moltiplicare le possibilità e gli scenari tanto da mettere in crisi le passate credenze o leggi (sai quanto sia lontano dal conoscere la matematica ma mi faceva, un collega laureato a Pisa...cazzo ci faccia al Macrelli lo sa solo lui ma ha 40 anni e forse è all'inizio...l'esempio degli angoli del triangolo su una superficie sferica, tipo le rotte maritime sulla terra) e non credo come tu sostieni che l'uomo viva in un mondo finito:Il concetto di infinito per l’uomo è difficilmente comprensibile poiché vivendo in un mondo finito tendiamo a dare un limite ad ogni cosanon credo sia così, anche perché negeresti la tensione teleologica.

Dalla Grecia classica al romanticismo l'uomo ha avvertito netto e chiaro il senso di infinito. Lo ha chiamato Dio, anima, spirito, lume poi si è accorto che la sola datità (Dasein di Heidegger) è sufficiente a capire l'infinito creando la tensione di cui prima parlavo (che non è il solo Titatismo preromantico, sfida di Prometeo) in tedesco è il sentimento o direi meglio la condizione di Sehnsücht (scritto con la dieresi sulla u) la conscia impossibilità di arrivare all'infinito. Paradossalmente anche il Neoclassicismo avverte questa condizione nella ricerca del Bello a cui però dà una definizione puntuale (hic et nunc) anche se passata.Credo sia poi non completa l'analisi della fusione passato presente futuro. Poiché come successo con le categorie di spazio tempo che dopo Einstein (da te citato) si sono dette spazio/tempo perché non assolute (Galilei, Newton) ma relative al sistema di osservazione, manca nella tua analisi il motore di questa fusione...senza boria ti rimando a Eraclìto (mi raccomando coll'accento sulla i).

In fine vorrei che l'amico anonimo spiegasse l'accezione del termine scontato:

1) Di poco prezzo o conveniente? conoscendo Nik credo che i suoi pensieri siano gratis;

2) Ovvio? (suggerisco lapalissiano, autoevidente, e un dizionario di sinonimi e contrari) Tutto ciò che si dice è stato già detto, conoscerei molto volentieri una persona che ha in bocca, il punto di vista di Dio.

La parola primigènia, il linguaggio adamitico del vero.Per il resto futuro presente è un'altro tassello del running che mi fa molto piacere leggere.

Tel...anzi no Davide Giunti