venerdì 18 luglio 2008

Ricco di EPO.


Il ciclismo è morto da un pezzo, come tanti altri sport di fatica.

Il caso Riccò-Piepoli della Saunier Duval non meraviglia nessuno (non certo me) e forse non scandalizza neppure più di tanto: il doping nel ciclismo è la normalità, gli atleti puliti sono troppo spesso l'eccezione.

Non mi piacciono neppure le verginelle che pedalano in gruppo e mettono all'indice gli altri corridori: spesso sono gli stessi che usano sostanze illecite e additano altri, seppur colpevoli.

Nel ciclismo vige una omertà che non ha riscontro in nessun altro campo, neppure nelle peggiori associazioni criminali: non esiste alcun pentito di spicco, nell'ambito dell'utilizzo del doping.

Anni fa Simeoni denunciò le pratiche illecite di un medico, che era lo stesso dottore di Armstrong: invece di ottenere la solidarietà dai colleghi, fu massacrato da questi, in particolare dal discussissimo Texano, vincitore di 7 Tour de France, con tanto sospetto.

Armstrong era un discreto corridore da corse di un giorno, vinse un mondiale atipico ad Oslo nel '93, lasciato andare dal gruppo in quanto sconosciuto, sotto il diluvio. Poi arrivò il cancro e Armstrong divenne un fenomeno. Un fenomeno contro natura, da discreto corridore nel pieno delle forze a campione dopo un cancro. Gli furono somministrate (giustamente) numerose sostanze per curarsi, alcune delle quali illecite; e qui nulla di grave, curarsi da un cancro è la cosa principale e tutti siamo felici che si sia salvato. Poi però qualcuno se ne è approfittato, per anni Armstrong non ha avuto controlli o si è chiuso un occhio per lui. Doveva essere il bell'esempio americano, ma non lo è stato.

La potentissima America, che negli anni ha protetto i suoi atleti più coccolati (tra i quali Carl Lewis, trovato più volte positivo all'antidoping, ma sempre nascosto dalla federazione atetica americana). Le guerre fredde si vincono anche con lo sport ed Usa e Urss ne hanno fatto ampio uso, spesso in maniera illecita.

Armstrong è stato ed è il cocco di Bush, il simbolo di una certa America, andava protetto a spada tratta e lo hanno fatto.

Il doping è sempre molto più avanti dell'antidoping, sono certo che non siano solo 3 i corridori dopati al Tour; ma è difficilissimo trovarli. La società del Tour de France sta facendo un ottimo lavoro, ma in tanti continuano a barare: per tantissimi anni nessun atleta di alto livello fu pescato all'antidoping, né negli anni '80 né negli anni '90. Parecchi dubbi restano sui vincitori di molte corse a tappe e corse singole: purtroppo non sapremo mai la verità.

Io correvo negli anni '90 nella categoria Juniores (Federazione Ciclistica Italiana), il doping nel ciclismo imperava, anche a bassi livelli, partendo da ragazzini di 14 anni. Si parlava di doping con una naturalezza terrificante, le pecore nere sembravano/erano quelle che non si dopavano, venivi guardato di traverso, come un possibile infiltrato: fino a quando si dopano tutti, l'omertà funziona, quando qualcuno non vuole farlo, ecco che nasce il pericolo, cosicché chi si comporta onestamente diventa un possibile nemico da emarginare.

Non ho avuto una carriera di alto livello anzi, piuttosto scarsina; non voglio trovare alcuna scusa, ma non ho mai assunto alcuna sostanza illecita. Ricordo che talvolta i miei compagni di squadra si appartavano con i direttori sportivi, io non ho mai partecipato a quei capannelli dove ben sapevo cosa succedeva; dopo varie volte mi sono sentito un estraneo nella mia stessa squadra, quasi indesiderato, un peso.

Ricordo i direttori sportivi che si fermavano davanti alle farmacie prima delle corse, con uno di loro che faceva il palo alla porta. Si drogavano dei bambini, per vincere dei prosciutti, spesso i genitori erano conniventi. L'ambizione personale, non ha limiti e si usano così pure bambini che non hanno alcuna cognizione di causa.

Il doping nel ciclismo c'è sempre stato, c'è e purtroppo ci sarà.

Fa rabbia anche sentire parlare come paladini dell'antidoping persone che sono all'interno del ciclismo (anche, perché no, giornalisti e telecronisti) e che sanno come funziona la baracca. Lo sapevo io, che ero un bambino, non possono non saperlo loro.

Competere contro persone che fanno uso di sostanze illecite è quasi impossibile, per questo non credo più in nessuno di coloro che corrono. Ricordo un ragazzo che correva ai miei tempi, il quale mi disse: "arrivavo sempre ultimo, gli altri volavano e non capivo perché, non mi sembravano neppure umani. Poi un giorno mi fecero prendere qualcosa, allora capii come si faceva a volare..."

1 commenti:

michela ha detto...

Ciao! Complimenti per il tuo blog! Scrivo nel blog di Showfarm, che tratta di musica, spettacolo, cinema e arte...che ne dici di fare uno scambio di links?
Dagli uno sguardo e fammi sapere inserendo un commento nell'ultimo post!
a presto!
Violavic
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