
Il revisionismo in Italia, è sempre di casa. Si tende a fare revisionismo su tutto e talvolta, come in questo caso, a rovesciare ciò che hanno stabilito le sentenze dei Tribunali italiani (oppure ad estrapolare da quelle sentenze, solo le parti che fanno comodo per avvalorare le proprie tesi). Rincresce sapere che questa azione è stata portata da alcuni giornalisti che, per avvalorare i propri teoremi, hanno preso da quelle sentenze solo ciò che serviva loro, nascondendo il resto.
Come qualcuno saprà il
Capitano Ultimo, l'
Ufficiale dei Carabinieri che nel 1993 arrestò
Salvatore Riina, è stato messo sotto processo per "
favoreggiamento" (assiema al Gen.
Mori). Il
Capitano Ultimo e il
Generale Mori sono stati
assolti dal
Tribunale di Palermo con formula piena, per non avere commesso il fatto. Gli stessi
Magistrati inquirenti non volevano portare a
Processo i due
Ufficiali dell'Arma, poiché non ravvisavano reati nelle loro azioni. Invece qualcuno spinse in tal merito, soprattutto alcuni giornalisti che oggi, invece di fare mea culpa, rigirano la sentenza, disinformando e cercando di avvalorare le proprie strambe tesi. Fortunatamente la maggior parte dei giornalisti non avvalora la tesi del complotto, del solito
Stato deviato (che talvolta, anzi spesso, c'è stato, ma non certo in questo caso), ma riporta la verità stabilità in sede giudiziale.
Per motivi di spazio non ho la possibilità di riportare molti estratti dal mio libro "
Cosa Nostra, Attacco allo Stato", il cui ultimo capitolo è dedicato interamente alla minuziosa dicostruzione dell'arresto di
Totò Riina.
Riporto qualche breve estratto:
"...L’accusa che si porta ai due Ufficiali dei Carabinieri è quella di essere scesi a patti con i vertici di Cosa Nostra, per fermare le stragi, iniziate con quella di Capaci, che stavano insanguinando e terrorizzando l’Italia. Quello della Mafia allora fu un atteggiamento “politico”, quando una Associazione criminale si trova in difficoltà crea terrore, mette le bombe, cerca di destabilizzare lo Stato ed induce i suoi cittadini a sentirsi sotto tiro in qualsiasi posto in cui si trovino, sempre in pericolo, vivendo nel terrore" (nda. quando scrissi il libro il Processo non si era ancora conluso, per questo nella premessa ho usato il presente).
"...Il Capitano Ultimo fu inviato in Sicilia nel mese di settembre del 1992 per una attività operativa che riguardava Ganci Raffaele, un affiliato a Cosa Nostra attivo nella fazione facente capo ai Riina. Lui e la sua squadra erano estremamente motivati, poiché dopo le stragi in cui avevano perso la vita i Giudici Falcone e Borsellino, nel 1992, sentivano tutti il “Dovere Morale” di intervenire, di fare qualcosa per la Giustizia, al di là del proprio lavoro".
Arresto di Riina in via Bernini:
"...Ultimo ritenne quindi l’immediata perquisizione del covo controproducente, sarebbe stato molto meglio seguire i Sansone partendo dal covo di via Bernini, verificando l’esistenza di circuiti imprenditoriali e le connessioni con i politici. A questo punto l’attività operativa di Ultimo sarebbe consistita nel seguire i movimenti di tutte le altre persone di interesse operativo emerse da queste indagini, i Sansone ed i Ganci, per arrivare a smontare completamente l’organizzazione mafiosa, operazione molto pericolosa poiché sarebbe andata a coinvolgere anche personalità dello Stato colluse con la criminalità. Il Capitano Ultimo scelse di seguire una pista diversa, non ritenne utile una immediata perquisizione del covo del boss, anzi la ritenne altamente controproducente poiché il resto dell’organizzazione mafiosa avrebbe capito cosa l’Autorità Giudiziaria sapesse di loro..."
"... Per il Capitano, a differenza che per gli altri investigatori, l’arresto era un punto di partenza per sviluppare nuove indagini poiché Cosa Nostra, anche se priva del suo capo, era ancora molto forte, bisognava quindi seguire i Sansone, come era stato fatto per i Ganci, per ottenere risultati ottimali le cose dovevano essere lasciate come se niente fosse successo, ma… .Ma la Procura richiese una misura di prevenzione nei confronti dei Sansone, per Ultimo, ed anche per chi scrive, fu una mossa gravemente sbagliata poiché in questo modo si fece capire a Cosa Nostra fino a che punto gli investigatori erano arrivati, sarebbe stato un po’ come se i Re Greci avessero invitato il re di Troia Priamo a vedere come erano bravi a costruire il cavallo…"
"...Il Capitano Ultimo comunicò quindi che il suo obiettivo principale sarebbe stato quello di agganciare i Sansone, “ricostruendo i circuiti politico-imprenditoriali”, con attività tecnica di osservazione, partendo da via Bernini dopo che le acque si fossero calmate, ma la decisione di Ultimo non fu ritenuta valida dalla Procura che eseguì la perquisizione del covo ed adottò le misure patrimoniali nei confronti di Riina. Il Capitano accettò ovviamente anche se non condivideva questo tipo di attività operativa ed il 26 Gennaio, su richiesta dei superiori, inviò un rapporto alla Procura sulle attività svolte..."
"...Ultimo non voleva andare, parole sue, “all’alveare mentre le api ronzano, ma bisogna andarci mentre dormono, per poi seguirle una ad una quando escono, questa è la collaborazione che vi dobbiamo dare, questa è la collaborazione di un professionista”, le acque dovevano acquietarsi per poter continuare ad investigare. La perquisizione ordinata nel fondo Gelsomino, per distogliere l’attenzione dal vero obiettivo che era il covo di Riina, poteva essere utile alle successive attività investigative di Ultimo, come da questi dichiarato, poiché rendeva “parzialmente tranquilli” i vertici della Cupola mafiosa, che in questo modo non avrebbero avuto sospetti sulla effettiva scoperta della casa ed avrebbero pensato l’arresto fosse stato frutto di una soffiata e non di una complessa attività investigativa, e si sarebbero messi l’uno contro l’altro poiché nessuno si sarebbe più fidato di nessuno ed il fronte dei corleonesi si sarebbe disgregato, un ottimo attacco psicologico..."
"...L’ipotesi di mettersi davanti al cancello della villa era stata presa in considerazione da Ultimo, ma in questo modo avrebbe solo potuto arrestare qualche mafioso, rinunciando però definitivamente alla possibilità di potere comprendere tutti gli assetti di Cosa Nostra, Ultimo era ed è ancora convinto che con i loro metodi in sei mesi avrebbero distrutto Cosa Nostra, avrebbero fatto le radiografie alla Cupola, definendo il contesto associativo esatto, le collusioni politico-mafiose, le infiltrazioni criminali in seno alla società civile, “saremmo arrivati sicuramente alla sconfitta totale di Cosa Nostra”, ma questo purtroppo non è stato possibile. Se avessero messo il furgone davanti alla villa, “al terzo giorno la Bagarella avrebbe bussato dicendo: brigadiere desidera un caffè?”, non era fattibile la sorveglianza con il furgone, sarebbe saltato tutto il resto dell’operazione come la intendeva il Capitano Ultimo “Cuntactor”, temporeggiare per vincere non una battaglia ma l’intera guerra...."
"...Da una parte Ultimo è stato accusato dalla Procura che indaga su Lui e sul Generale Mori, di essere stato “volutamente ermetico” con la Procura che, se avesse saputo che l’abitazione di Riina non fosse più tenuta sotto sorveglianza, avrebbe immediatamente ordinato la perquisizione ma il Capitano ha sempre respinto in maniera sdegnata questa ipotesi, Ultimo ha sempre manifestato una personale stima ed ammirazione per il Giudice Caselli, per ciò che questa persona aveva fatto e stava facendo per la lotta alla Mafia, stima e fiducia che il dottor Caselli ricambiava ampiamente. Parecchi dei malintesi che sorsero, furono la conseguenza delle divergenti vedute tra gli investigatori, anche all’interno della stessa Arma dei Carabinieri, ed alla assenza del Capitano Ultimo ad alcuni degli incontri operativi che la Procura aveva svolto con l’Arma..."
Non so se da questi brevi estratti del lungo capitolo sull'arresto di Riina, si può ottenere un quadro di insieme relativo all'operazione. Se possibile in futuro pubblicherò, scaricabile gratuitamente, anche il libro Cosa Nostra attacco allo Stato, edito da Montedit. Come vi ho detto in precedenza, non è una decisione che può spettare a me, ma deve decidere la Casa Editrice.
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