
Nei paesi di montagna in passato, la vita non è mai stata facile. Oggi la globalizzazione ha portato le comodità ovunque, ma 50-60 anni fa, era veramente un altro mondo.
Tre fratelli, Armando, Giuseppe e Attilio, nati in 20 mesi, tra il 1921 e il 1923. Il padre, Oreste, operaio nella cooperativa Cesare Battisti, quando avere un lavoro era già un privilegio. Ma i soldi, per tirare avanti una famiglia, non erano abbastanza, e allora anche i figli dovevano arrangiarsi. Così, quando il maggiore non aveva ancora 10 anni, si doveva contribuire, in qualche modo. A 10 anni non si può avere un lavoro regolare, allora ce n'era solo uno possibile, in un paese di montagna. Andare a tagliare la legna. Ma lo si poteva fare solo di notte, poiché quella legna era del demanio. Allora i bambini partivano, alle 2 di notte, 20 Km per raggiungere la vetta dei Mandrioli e cominciavano a raccattare tutto ciò che trovavano, caricandolo sul loro carretto. C'erano tanti bambini all'epoca, che facevano questo, si partiva la notte, senza neppure un lume, ricordando la strada a mente, per non finire nelle scarpate, e si tornava a casa all'alba, per andare a scuola. Tre volte alla settimana, la cadenza di questa operazione. Il carro riusciva a caricare 20 quintali di legna, che erano da portare a casa, tra enormi fatiche. L'economia familiare era tirata avanti anche da questi bambini, nelle famiglie di montagna.
I bambini poi crescevano e diventavano sempre più forti, riuscendo a caricare sempre più legna. Si doveva andare in posti nascosti e non si usava più il carretto, ma si caricava la legna sulle spalle. Attilio era il più forte, nessuno riusciva a caricare quanto lui, anche 200Kg sulle spalle, portati per 20km fino a casa; faceva paura la sua potenza, la gente lo temeva, era burbero e forte, cominciarono a chiamarlo: il Bòbo. Non si poteva trovare da dire con il Bòbo e durante gli anni del fascismo, nessuno osava dirgli niente, neppure i Balilla, poiché il Bòbo e suo babbo Oreste picchiavano forte, molto forte, più forte di tutti gli altri. Oreste si permetteva di fischiare l'Internazionale socialista nella piazza del paese, e nessuno osava dirgli niente. Gli stavano lontano, sia i fascisti che gli antifascisti, poiché chi fischiava l'Internazionale, davanti a tutti e senza paura, significava che non era una persona molto agevole.
Gli anni passarono, tra numerose vicende. Giuseppe partì in guerra nel sud Italia, si unì agli alleati e risalì la penisola in 2 anni, senza che nessuno sapesse più nulla di lui. La madre morì per colpa della guerra, senza sapere della sorte del figlio che nel 1945 riuscì a tornare a casa, tra l'incredulità di tutti.
Armando nel dopoguerra, partì per la Svizzera e là restò a lavorare per 18 anni, da solo, con la famiglia che era rimasta in Italia. Tornava a casa due volte all'anno, e mandava i soldi, per permettere a moglie e figli di vivere dignitosamente.
Attilio, il Bòbo, trovò un impiego all'Enel.
I tre fratelli però, continuarono ad andare a cercare la legna assieme, poiché avevano conosciuto la carestia, e ciò che era stato poteva sempre tornare.
Passarono gli anni, i tre fratelli ebbero figli, diventarono nonni, attraversarono tante altre vicende, belle e brutte, figlie della vita di uomini di montagna.
Ieri il Bòbo se ne è andato e con lui se ne è andato un tassello di questa storia normale, di uomini figli della montagna.
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