Le Nazioni Unite mettono sotto osservazione l’Italia (tratto da libro STATO A ROVESCIO parte seconda).
Forse in pochi sanno che l’Italia nel 2002, a seguito dei continui e ripetuti attacchi alla magistratura, l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha inviato per due volte un suo emissario, il giurista malese Cumaraswamy, il quale ha stilato due rapporti molto allarmati (e allarmanti per noi che in Italia ci viviamo) che di seguito si sintetizzano nei punti più salienti.
In data 20 marzo 2002 l’emissario ONU ha redatto un rapporto, in seguito alla sua prima missione in Italia, svoltasi dal 11 al 14 marzo 2002, per verificare l’indipendenza dei giudici e degli avvocati, conformemente al rispetto dei Diritti Umani.
Il relatore è venuto a conoscenza delle proteste dei Giudici italiani i quali sono stati ripetutamente minacciati in vario modo dal governo. Tutte le parti in causa (magistrati e governo) hanno confermato l’esistenza di queste tensioni. Nel corso degli anni – ha sottolineato l’ispettore – sono stati sferrati attacchi contro alcuni Giudici per via delle loro decisioni e del loro comportamento [...] alcuni Giudici e Pubblici Ministeri sono stati definiti di sinistra, segnatamente coloro che hanno svolto una decina di anni fa a Milano le inchieste di corruzione riguardanti la classe politica e che continuano ancora oggi a indagare in tal senso.
I processi in Italia soffrono il problema della troppa lunghezza, per la macchinosità degli stessi, complessità che spesso viene utilizzata dagli imputati per ritardare il processo, facendo così intervenire la prescrizione del reato. Il governo ha abilmente posso questo fatto contro i Giudici, scagliandogli contro l’opinione pubblica.
Secondo l’ispettore tutto il sistema di amministrazione della giustizia e delle procedure, sia in primo grado che in appello necessitava di urgente attenzione, interesse che doveva riguardare tutto il sistema e non solo Giudici e Pubblici Ministeri, in quanto il ricorso a riforme frammentarie e puntuali viene percepito come un attacco ai Giudici e ai Pubblici Ministeri nonché – giustamente – come una minaccia alla loro indipendenza e imparzialità.
Facendo riferimento ai processi riguardanti esponenti politici, in particolare Berlusconi e Previti, l’ispettore ONU sottolineava come l’utilizzo di cavilli procedurali al fine di ritardare lo svolgimento dei processi desti preoccupazione, così come la sensazione che si ricorra agli strumenti legislativi al fine di approvare delle leggi che poi vengono usate durante lo svolgimento dei processi, a favore degli imputati.
Come si può ben capire, anche nel resto del mondo si sono accorti che le leggi sulla Giustizia approvate dal Governo Berlusconi, sono servite per l’interesse privato di alcuni imputati, in particolare dello stesso Berlusconi e di Previti.
Inconscio degli improperi che sarebbero piovuti su di lui, la “toga rossa” dell’ONU ha poi rimarcato come diversi avvocati degli esponenti politici coinvolti nei processi sono inoltre membri del Parlamento e questo provoca la sensazione che possano avere un’influenza all’interno dello stesso, per difendere la causa dei loro clienti in quella sede. Ciò provoca un problema di conflitto di interesse (“Il conflitto di interesse non esiste!”... vero, se fossimo la Repubblica delle banane...).
Alla luce degli avvenimenti illustrati – proseguiva Cumaraswamy – il relatore speciale è convinto che vi siano motivi ragionevoli perché i Giudici e i Pubblici Ministeri sentano minacciata la loro indipendenza. Benché gli attacchi del Governo siano stati diretti contro alcuni Giudici e Pubblici Ministeri, occorre ricordare che gli attacchi contro i singoli verranno percepiti come attacchi contro tutta la Magistratura, e anche come un attacco all’amministrazione della Giustizia (ricordiamo tutti la riduzione delle scorte assegnate ai Giudici, con chiaro e inequivocabile scopo intimidatorio, degno di una dittatura sudamericana).
L’ispettore concludeva questo primo rapporto sottolineando come l’indipendenza dei Giudici e dei Magistrati non è solo sancita dalla Costituzione, essa fa anche parte della cultura e della tradizione dell’Italia. Nessun Governo, per quanto forte, potrebbe cancellare questa regola di base della società italiana. Milano è la città dove nacquero i Principi fondamentali delle Nazioni Unite sull’indipendenza della Magistratura. A Roma è nata invece la Corte Penale Internazionale che verrà presto insediata (o “insidiata”, oppure “assediata”, essendo in Italia...nda). Ciononostante negli avvenimenti recenti vi sono stai dei segnali di minaccia a questa indipendenza.
La seconda missione di Cumaraswamy è avvenuta dal 6 al 8 novembre dello stesso anno, e riportata nella relazione del 15 novembre 2002 redatta dall’ispettore.
Con il disappunto dell’inviato ONU, l’allora Presidente del Consiglio Berlusconi evitò di incontrare Cumaraswamy, senza fornire alcun tipo di giustificazione (cosa volete che sia un’ispezione dell’ONU per Berlusconi...)
Si riportano alcuni punti salienti della relazione:
I processi contro eminenti personalità politiche pendono tuttora (all’epoca. nda) a Milano. Nella mia precedente relazione preliminare mi astenni da qualunque elaborazione su questi casi, visto che in uno di essi pendeva ricorso innanzi alla Corte di Cassazione per il trasferimento del Processo da Milano a Brescia, ricorso del Presidente del Consiglio. La decisione della Cassazione è nel frattempo intervenuta. La Corte ha sollevato questione di legittimità costituzionale innanzi alla Corte Costituzionale sul tema del legittimo sospetto per mancanza di imparzialità. Tuttavia, prima ancora della decisione della Corte Costituzionale, il Parlamento (a maggioranza Centro Destra) ha fatto una falsa partenza, modificando le importanti regole del codice di rito provvedendo su questo punto in tema di trasferimento dei processi. Si è manifestata preoccupazione per la retroattività delle modifiche, suscettibili di applicazione ai casi in corso e di provocare la sospensione del procedimento in caso di ricorso alla Cassazione. Organo questo competente a decidere su ogni domanda di trasferimento.
La celerità con la quale si è invocata la modifica legislativa del codice di rito persino prima della decisione della Corte Costituzionale è senza precedenti e il Premier è percepito come l’immediato beneficiario della modifica.
L’ispettore ONU ha poi evidenziato negativamente la mancata comparizione in due processi, uno a Milano e uno a Palermo, di Silvio Berlusconi, in quanto la norma che consente alle alte cariche Istituzionali come il Premier, di scegliere tra la comparizione personale e la convocazione del Tribunale in una sede di sua scelta, offende il principio di uguaglianza di fronte alla legge che è fissato fra i principi fondamentali della Costituzione italiana all’articolo 3 (all’ispettore ONU sarà venuto un malore dopo avere letto il Lodo Schifani). Ed è in contrasto con gli articoli 14 (1) e 26 della convenzione internazionale sui diritti civili e politici. L’articolo 14 (1) stabilisce infatti che tutte le persone sono uguali di fronte al Tribunale. Il principio di uguaglianza è un corollario del principio di legalità.
Il Premier – ha proseguito Cumaraswamy – è capo del ramo esecutivo del Governo e non dovrebbe essere percepito come colui che è al di sopra della legge e che viola il corollario del principio di legalità.
Un’altra fonte di preoccupazione per l’emissario ONU è stato il fatto che uno dei principali avvocati di Berlusconi era non solo membro della Camera dei Deputati, ma persino presidente della Commissione Giustizia della Camera (ovvero l’avvocato Pecorella. “Portiamo i miei avvocati in Parlamento, in modo che facciano delle leggi per farmi assolvere”, è stato il pensiero di Berlusconi). Il conflitto di interessi e i problemi etici che una simile posizione crea non sembrano essere recepiti dal Parlamento o dalle autorità di controllo disciplinare della professione legale (benvenuto in Italia dottor Cumaraswamy!!!).