lunedì 14 dicembre 2009

Ediltubi: si salvi chi può!

Ricevo da Lavoceromagnola e pubblico:



CESENA – Il tempo passa e la situazione ambientale dell’ex area Ediltubi a case Missiroli sulla via Emilia che già in passato aveva mostrato alcune criticità a causa dello stato di conservazione delle coperture in eternit e della vicinanza di case e luoghi di lavoro continua a rimanere un caso aperto. Era infatti il 30 settembre 2008 quando il consiglio di quartiere pose il suddetto problema al comune di Cesena; pochi mesi dopo i residenti della frazione di Case Missiroli chiesero ufficialmente un incontro pubblico con il Quartiere e i responsabili degli uffici Ambiente dei Comuni di Cesena e di Longiano affinché si potesse trovare una soluzione nell’area dove prima era ubicata la sopraindicata ditta cementifera. Ma tutt’ora vi sono ancora dislocati pannelli di eternit (migliaia di mq), con conseguente rischio di spargimento nell’aria di polveri di amianto. Inoltre ad aggravare ulteriormente la situazione c’è la presenza, all’interno di una baracca, del bivacco di qualche disperato che da tempo soggiorna lì nonostante le condizioni siano malsane e davvero pericolose. Infatti ciò che è determinante per il rischio salute non è la presenza dell’amianto ma lo stato di conservazione. Con l’andare del tempo infatti le coperture in eternit subiscono un deterioramento per l’azione delle piogge acide, degli sbalzi termici, dell’erosione eolica e di organismi vegetali, che determinano corrosioni superficiali con affioramento delle fibre e conseguente liberazione di queste in aria. Nelle coperture la liberazione di fibre avviene facilmente in corrispondenza di rotture delle lastre e di aree dove la matrice cementizia è corrosa. Il metodo utilizzato per valutare lo stato di conservazione delle coperture è costituito dal rilevamento, mediante ispezione visiva, di alcuni parametri considerati indicativi del rilascio di fibre dal materiale e quindi della loro aero dispersione. Le Linee-Guida per la valutazione dello stato di conservazione delle coperture in Cemento-Amianto e per quella del rischio per la salute pubblica istituite dal Servizio Sanità Pubblica Regione E. Romagna parlano chiaro: la friabilità del materiale (la matrice si sgretola facilmente dando luogo a liberazione di fibre); le condizioni della superficie (evidenza di crepe, rotture, sfaldamenti); l’integrità della matrice (evidenza di aree di corrosione della matrice con affioramento delle fibre di amianto); lo sviluppo di muffe e/o licheni sulla superficie; la presenza di materiale pulverulento in corrispondenza di scoli d’acqua e nella gronda; la presenza di materiale pulverulento aggregato in piccole stalattiti in corrispondenza dei punti di gocciolamento. Il risultato dell’esame effettuato sul posto attraverso una tabella a punteggio per la valutazione dei rischi per la salute redatto dall’Assessorato Sanità E. Romagna è allarmante. Il giudizio dello stato di conservazione è infatti pessimo e le azioni conseguenti al giudizio espresso sullo stato delle coperture e al contesto in cui sono ubicate è preoccupante. La linea prevedrebbe infatti un intervento di bonifica entro 18 mesi, privilegiando la rimozione come soluzione d’eccellenza. In questo caso però l’aggravante della contiguità del manufatto a luoghi con presenza di persone, imporrebbe la rimozione entro 6 mesi, fatti salvi tempi più brevi secondo giudizio dell’Organo di controllo. Ricordiamo che il rischio maggiore per la salute umana è rappresentato dal Mesotelioma Pleurico. La quasi totalità dei casi attualmente rilevati di questo tumore è correlata all'esposizione alle fibre aero disperse dell'amianto (asbesto), con una latenza temporale particolarmente elevata - 15-45 anni - e un decorso di 1-2 anni. Vogliamo aspettare ancora?
LaVoceRomagnola

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