SAN PIERO IN BAGNO
Il vice sindaco di Bagno di Romagna Giacomo Spignoli interviene in merito alla questione dei recenti avvelenamenti di cani domestici a causa delle polpette killer in Valle del Savio alla luce della recente Ordinanza del Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 18 dicembre 2008 che distribuisce compiti precisi ai diversi soggetti istituzionali e soprattutto consente l’emersione del fenomeno, in termini sicuri, in quanto obbliga il proprietario dell’animale a denunciare il fatto, e le autorità alla bonifica dell’area per evitare contaminazioni e pericoli per l’incolumità pubblica.
“Questo è un problema a cui non si riesce a trovare la soluzione” – racconta il vice sindaco -
“La causa è che il comune non ha i mezzi sufficienti per poter affrontare una bonifica su di un’area così vasta come quella delle denunce, l’altra causa è che il tipo di veleno usato per la preparazione delle polpette killer è composto da organofosforici, che sono comunemente utilizzati in agricoltura e di cui dispongono gran parte dei nostri agricoltori, perciò è difficile poter seguire delle tracce concrete.
“I nostri vigili controllano costantemente parchi ed aiuole, ma purtroppo questi casi si ripetono sistematicamente ogni anno. Vengono accusati di questi gesti i tartufai ed i cacciatori che sono gelosi delle loro “pasture”. Qualche anno fa abbiamo pensato di chiedere la collaborazione dei Nas di Bologna, però è molto difficile inviare i carabinieri a casa di un sospettato per un sopraluogo perché c’è sempre il rischio di sbagliare e di accusare un innocente di un atto grave. Anche il Corpo Forestale di Bagno di Romagna si occupa di monitorare e di controllare le aree però purtroppo se non vengono colti in flagranza di reato è difficile poter fare delle accuse.”
Ne sono stato vittima io stesso. Anni fa mi sono morti per avvelenamento in zona Veghereto tre dei miei cani.”- conclude.
Sullo stesso problema interviene anche il presidente della Provincia di Forlì-Cesena Massimo Bulbi che si è fatto promotore di una campagna di controllo per combattere l’incivile fenomeno del bracconaggio e l’uccisione di animali con esche avvelenate, pratica assai pericolosa per l’ambiente, per la salute e l’incolumità della fa una e delle persone.
In particolare Bulbi ha istituito un tavolo di lavoro coinvolgendo i Presidenti degli ATC (Ambiti Territoriali di Caccia) la Polizia Provinciale, Il Corpo Forestale dello Stato, e le guardie Ecologiche Volontarie al fine di organizzare un coordinamento di forze per combattere tali pratiche.
Di fondamentale importanza è la collaborazione fra mondo venatorio e Organi di controllo che garantirà una vigilanza più assidua nelle zone maggiormente colpite dagli episodi criminosi.
Parallelamente all’azione di controllo sarà attiva una campagna di sensibilizzazione d informazione della cittadinanza su tali pratiche illegali, che ricordiamolo, costituiscono illeciti perseguibili penalmente.
Evelyn Morri
La Voce
venerdì 6 marzo 2009
Bagno di Romagna: non ci sono i soldi per bonificare le aree dai bocconi avvelenati
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venerdì, marzo 06, 2009
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giovedì 5 marzo 2009
Amico mio, riposa
Un lutto che mi lascia molto scosso poiché Francone era stretto amico di famiglia e lo conoscevo fin da bambino.
Negli anni '60 partecipò al Cantagiro con lo pseudonimo Benedetto, incise per la RCA due brani "Dai Benedetto" e "Amico mio riposati", lavorando con artisti come Nada e in Tour per l'Italia nel '69 con Battiato, Leali, Milva e i New Trolls.
Le mie più sentite condoglianze alla moglie e ai figli.
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mercoledì 4 marzo 2009
I love Mourinho!!!
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martedì 3 marzo 2009
Bocconi avvelenati: prevista multa e reclusione
BAGNO DI ROMAGNA – Il dottor Stefano Norcini vice Questore del Comando Forestale di Forlì interviene sui recenti casi di avvelenamento di cani accaduti in Valle del Savio, sottolineando compiti e responsabilità delle autorità in merito e raccontando nel dettaglio cosa rischia chi viene preso con le mani nel sacco.
“ La recente Ordinanza già in vigore del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali è molto interessante” - spiega Norcini – “e riguarda anche il caso di avvelenamento di cani.
“In estrema sintesi prevede che il proprietario o il responsabile dell’animale deceduto a causa di esche o bocconi avvelenati deve segnalarlo alle Autorità Competenti, Servizio Veterinario dell’ASL, Corpo Forestale dello Stato, Comune, ecc. Prevede inoltre che il Medico Veterinario in caso di sospetto avvelenamento di animale domestico o selvatico, deve darne immediata comunicazione al Sindaco e al Servizio Veterinario dell’AUSL, deve poi inviare le spoglie e altro campione, ad esempio il boccone avvelenato, all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale, nel nostro caso a quello di Forlì, per determinare il veleno utilizzato, redigendo un referto che permetta al laboratorio di indirizzare la ricerca. L’Istituto Zooprofilattico a sua volta deve fare l’autopsia dell’animale e provvedere alle analisi dei campioni pervenuti, deve poi comunicare al Veterinario che ha inviato i campioni e al Servizio veterinario dell’ASL l’esito delle analisi e qualora risulti un caso d’ avvelenamento deve segnalare il fatto anche all’Autorità Giudiziaria”.
“Il Sindaco a sua volta avuta la notizia”- prosegue Norcini – “deve attivarsi per aprire un’indagine con le altre autorità competenti e provvedere alla bonifica dei bocconi avvelenati sul luogo dove sono stati ritrovati. Inoltre è previsto un apposito “Tavolo di coordinamento” coordinato dal Sig. Prefetto per la gestione degli interventi e il monitoraggio del fenomeno. Al tavolo devono partecipare la Provincia, il Sindaco, il Servizio Veterinario dell’ASL, il Corpo Forestale dello Stato, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale, le Guardie Zoofile e le Forze di Polizia locali. Sono poi dettati obblighi anche per i produttori di topicidi, lumachicidi, ecc. posti in commercio.”
“Questo in sintesi quanto prevede l’Ordinanza” – prosegue –“che distribuisce compiti precisi ai diversi soggetti istituzionali e soprattutto consente l’emersione del fenomeno, in termini sicuri, in quanto obbliga il proprietario dell’animale a denunciare il fatto alle autorità, può essere fatto anche al Corpo Forestale dello Stato che, in caso di avvelenamento, effettuerà anche le indagini di polizia giudiziaria riferendo il risultato all’Autorità Giudiziaria, oltre a partecipare al tavolo di coordinamento della Prefettura. Consente inoltre la bonifica dell’area ad opera del Sindaco, per evitare contaminazioni e pericoli per l’incolumità pubblica.
“In caso il responsabile venga individuato”- sottolinea il Dott. Norcini - “viene denunciato per una lunga serie di articoli del codice penale. Rischia la reclusione fino a 18 mesi per la morte dell’animale, la reclusione fino a 1 anno o la multa fino a 15 mila euro per il maltrattamento dell’animale, la reclusione fino a 10 anni se vi è stato inquinamento della falda acquifera, la reclusione fino a 1 anno o la multa fino a 309 euro su querela da parte del proprietario dell’animale l’arresto fino a 3 mesi o l’ammenda fino a 206 euro per l’inosservanza dei regolamenti di igiene pubblica l’arresto fino a 1 mese o l’ammenda fino a 206 euro per avere gettato volontariamente cose pericolose come appunto i bocconi avvelenati.”
Evelyn Morri
La Voce
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martedì, marzo 03, 2009
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lunedì 2 marzo 2009
La Perla le ha lasciate in mutande
(tratto da Il Passatore)
Molti di queste parti conoscono la Simona Confezioni di San Piero in Bagno, ditta che crea(va) i capi per La Perla, nota casa di moda.
La Perla ha venduto agli americani e questi hanno deciso di chiudere La Simona per spostare il lavoro nei paesi dell’Est.
Ieri sera ad Anno Zero c’è stato un collegamento da San Piero in Bagno (FC). Alla Simona lavora(va)no oltre 100 dipendenti, la maggior parte di essi donne. Finiranno tutti/e a casa.
Si è detto e scritto tanto, servizi TV e altro. Su facebook c’è un gruppo di solidarietà alle lavoratrici. Non voglio aggiungere nulla di inutile alla discussione ma solo fare qualche considerazione.
Ci si riempie la bocca di parole come Made in Italy, poi però il lavoro artigianale lo si sposta in altre nazioni che hanno manodopera a basso costo. Il Made in Italy non è solo una combinazione di parole, ma un marchio di professionalità dei lavoratori che creano certi prodotti. Chi crea certi prodotti è più bravo degli altri, per questo esiste il Made in Italy. Se però spostiamo la manodopera in posti dove i lavoratori non sono qualificati, come possiamo continuare a parlare di Made in Italy?
Quale mente deformata può pensare che la qualità di un prodotto realizzato da persone che hanno decine e decine di anni di esperienza alle loro spalle e che si tramanda da generazioni, possa essere la stessa se messo in mano ad altre persone che non hanno nessuna qualifica e nessuna esperienza?
Un esempio: perché La Gioconda di Leonardo vale un prezzo indefinibile mentre le sue copie fatte a milioni del mondo da varie persone, non valgono un cazzo? Forse perché il plus-valore vale nelle capacità artistiche di chi l’ha creata? Si? Invece sembra di no.
Secondo voi se la Ferrari fosse spostata dall’oggi al domani in Romania e fosse realizzata completamente là con la conseguente perdita di tutte le professionalità italiane, vincerebbe ancora una gara nel Mondiale? Secondo voi si? Invece no!
Un tessuto, senza una persona che lo sa lavorare, resta solo un tessuto. Le sapienti mani artigiane di persone con decine di anni di esperienza (quando non Secoli, siamo o non siamo la Patria del Rinascimento porcaputtana!!!) riescono a tirarne fuori opere di altissima qualità. E’ la professionalità delle persone che realizzano certi prodotti che fa la differenza. Altrimenti se fossimo tutti capaci allo stesso modo, oggi pomeriggio mi presento nella sala operatoria di un ospedale ed opero a cuore aperto tanto, secondo questa gente, la professionalità è uguale.
Ma secondo voi delle persone senza alcuna qualifica e che non hanno mai fatto un certo tipo di lavoro e realizzato un certo tipo di prodotto, sono in grado di farlo altrettanto bene di persone che lo fanno da decenni, tramandandosi un’esperienza lunghissima?
Cercano la manodopera a basso costo, ti vendono prodotti di bassa qualità e te li fanno pagare come prima. Eh no, se mi vendi roba scadente me la fai pagare come scadente, non che ti intaschi il surplus pagando meno gli operai, poiché questo significa truffare la gente. E la truffa è reato.
Alla fine sorge il dubbio che il Made in Italy sia diventato solo una grossa presa per il culo.
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lunedì, marzo 02, 2009
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