sabato 11 dicembre 2010

Rottamare o non rottamare?


Ho letto con estremo interesse l'articolo di Sartori sul Corriere. Solita lucida analisi della situazione, che però mi fa tirar fuori una considerazione: se è vero che il giovanilismo non dura, che il PCI aveva dirigenti di una certa età (Berlinguer morì a 62 anni) è altresì vero che i dirigenti attuali del centro sinistra non paiono all'altezza del compito cui sono chiamati. Cioè, a me non interessa se D'Alema ha "solo" 61 anni, a me interessa il fatto che è un Re Mida al contrario, che negli ultimi 20 anni è stato protagonista in buona parte degli insuccessi del Centro Sinistra.
Insomma, non si tratta tanto di giovani o non giovani, di nuovi Berlinguer non se ne vedono. Tanto vale quindi provare con il nuovo, che difficilmente potrà fare peggio del vecchio (c'è un peggio a tutto questo???).
Ieri sera ascoltavo Travaglio a 8 e Mezzo su La7, in collegamento c'era Renzi. Marco sosteneva: "non servono candidati con appeal, ma buoni amministratori" (si riferiva in particolare a Vendola). E' vero che servono buoni amministratori, le "palestre" nelle amministrazioni locali dovrebbero servire anche a questo, ma se il candidato non ha appeal non viene votato e non vince mai. Serve un giusto equilibro, bisogna essere bravi amminsitratori e avere al contempo la capacità di "farsi piacere" dall'elettorato. Un buon leader non è quello che fa ciò che piace alla gente, ma fa piacere alla gente ciò che fa (nel senso politico buono ovviamente, quindi non nel senso di Berlusconi). Un elemento fondamentale della politica è comunicare bene. Puoi anche lavorare bene, ma se non lo sai comunicare non vincerai mai. Un buon amministratore che non è in grado di "promuovere" al pubblico il proprio lavoro, sparirà ben presto dallo scenario politico.
Non credo quindi che si debba scegliere tra l'uno e l'altro, si può avere buoni amministratori che sappiano creare una certa empatia con i cittadini e coinvolgerli nel processo decisionale. Non mi è mai piaciuto il leaderismo solitario, sono per la democrazia partecipativa la più ampia possibile, ma è indubbio che alla fine siano in pochi quelli che decidono (e che devono decidere), sentite anche le istanze della gente. Il "responsabile" politico deve essere ben chiaro poiché nel regime democratico, il principale strumento di partecipazione è il voto e con quello scegliamo. Se non abbiamo chiaro chi sia il "responsabile" del processo politico, la nostra scelta potrebbe essere confusa.

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