giovedì 22 dicembre 2011

PIL, quello che ricchi ed economisti non dicono.


I giornali titolano a caratteri cubitali che l'Italia è in recessione, ovvero che il Prodotto interno lordo non è cresciuto rispetto all'anno precedente. Ma cosa ci dice il PIL relativamente al nostro reale benessere? niente, neppure sul lato economico. Il PIL è infatti un indicatore quantitativo che misura il valore dei beni e servizi prodotti in un paese. Non ci dice nulla su tutto il resto, niente sulla nostra qualità della vita, niente sulla nostra salute, sull'ambiente, sulla felicità e tantissime altre cose ben più importanti di una fredda somma numerica, così come argomentato da Robert Kennedy in un discorso del 1968. Il PIL è un pessimo indicatore che viene usato dagli economisti per foraggiare il capitalismo iperconsumistico in cui siamo precipitati. Vogliono che consumiamo, qualsiasi cosa, anche la nostra vita. Si, perché il PIL aumenta anche se muoriamo, meglio se soffrendo così facciamo girare l'economia. In quanti sanno che il PIL aumenta se una persona si spara un colpo in testa, o se uno si schianta con l'automobile o se la gente si ammala? Questo perché il PIL è dato da una semplice somma di fattori: spesa privata + spesa pubblica + investimenti + esportazioni - importazioni. E' possibile dimostrare che un aumento del PIL possa comportare un aumento della "povertà" complessiva delle persone o quantomeno di alcune di queste (ma certi economisti non ve lo diranno mai). Per aumentare il PIL ad esempio, si potrebbe aumentare la spesa pubblica, magari a sproposito e con enormi sprechi; più aumenta la spesa pubblica, più aumenterà il PIL. Ovviamente la spesa pubblica deve essere finanziata, generalmente con le tasse dei cittadini. Cosicché aumenterà il PIL ma tutti noi potremmo essere più poveri, con meno soldi in tasca, avendo pagato imposte maggiori (non è così automatico, il discorso è più complesso di quanto potrebbe sembrare, ma può essere che succeda). Oppure si può modificare il PIL diminuendo le importazioni, magari quelle di materie prime di fondamentale importanza per l'Italia. Così la scarsità delle risorse comporterà un aumento dei prezzi. Aumenterà il PIL, ma saremo probabilmente più poveri.
L'aumento del PIL può comportare un sostanziale peggioramento della nostra qualità della vita, per numerosi fattori. Alcuni li ho esposti sopra, altri sono quelli derivanti dall'eccessivo consumo di risorse (con conseguente inquinamento, peggioramento dello stato di salute, eccetera). Fino a che ci sarà gente che crede che l'aumento del PIL sia una cosa sempre positiva, vivremo in una crisi permanente e deprimente.
L'aumento del PIL serve principalmente ai ricchi per diventare ancora più ricchi e ai poveri per diventare ancora più poveri. E i ricchi usano questo parametro per scaricare sui lavoratori, sulla gente, l'inefficienza del sistema produttivo iperconsumistico. Alla gente è questo il benessere che interessa (rilevazione 2011).
Cominciamo a ragionare in termini di decrescita. Ma questo, per fare gli interessi dei ricchi, non ve lo diranno mai.

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17 commenti:

Ernest ha detto...

Pil o no mi sa che per noi le cose sono sempre le stesse, il paese reale è solo per noi.

Tooby ha detto...

Siamo in decrescita da diversi anni in Italia. Siamo anche più felici?

(Decrescita felice = Bullshit. Serve crescita sostenibile).

Lorenzo ha detto...

Il problema al quadrato che abbiamo adesso in Italia è che mentre diminuisce il lavoro e quindi la ricchezza prodotta, aumenta la spesa pubblica.

Il discorso del PIL è un po' come quando Silvio dice che i ristoranti sono pieni, quindi va tutto bene. Dipende sempre da cosa guardi e da che posizione lo guardi. Si può sostenere una tesi o la tesi opposta.

Il discorso del "sostenibile" significa dire alla gente che deve vivere con meno. Meno cose superflue. Peccato che questo vada nella direzione opposta a tutto quello che è successo negli ultimi 50 anni. E poi bisogna riuscire comunque a produrre le cose necessarie in Italia, altrimenti siamo punto e a capo.

Linea Gotica ha detto...

tooby, la decrescita felice è uno stile di vita. in italia c'è decrescita e basta.
si può decrescere ed essere molto più felici di come lo si è quando si cresce nell'iperconsumismo.

rokko ha detto...

Nicola, sono solo parzialmente d'accordo.
Mi spiego: sul fatto che il PIL non sia un indicatore eccezionale e completo, sono d'accordo. E' anche vero che al momento è il modo migliore, seppur imperfetto, per misurare lo stato di benessere di un Paese, e finché non verranno trovati strumenti meno pessimi, rimane l'indicatore da usare.
Non sono invece per niente d'accordo sul fatto che una crescita dello stesso debba essere necessariamente fatta consumando più risorse del dovuto o inquinando. Il PIL può crescere anche in modo sostenibile.

duhangst ha detto...

Quindi tagliando la spesa pubblica il Pil descresce e potrebbe sembrare di essere in recessione?

nino p. ha detto...

lo dico da sempre bisogna riscrivere le regole dal basso!!

Linea Gotica ha detto...

rispondo a rokko e duh:

nell'immediato, ai sensi della formula del PIL, una diminuzione della spesa pubblica può comportare una diminuzione del PIL; in realtà non è così automatico poiché si ritiene che un taglio della spesa pubblica possa essere da stimolo agli altri parametri della formula. Il discorso è piuttosto complesso e difficile da spiegare in poche righe (se ci pensi è ovvio che la spesa pubblica aumenti il PIL: pensa a tutti gli appalti pubblici che "fanno girare l'economia"; e se ci pensi ancora, per assurdo, più ci sono sprechi, più teoricamente aumenta il PIL).
Però vorrei fare un semplice esempio su crescita e decrescita:
1) ho 10 euro, compro una torta e la divido con la mia compagna e mio figlio: ho aumentato il PIL di 10€ e abbiamo goduto in ugual modo di ciò in tre;
2) ho 20 euro, compro una torta e me la mangio tutta da solo; ho raddoppiato il PIL ma ne ho beneficiato solo io, la mia compagna e mio figlio hanno ottenuto 0 benefici dall'aumento del PIL, in più è probabile che io mi caghi addosso (a causa della torta..) e quindi pure il mio beneficio non sarà stato granché anzi, dovrò aumentare il pil in imodium..;
3) ho 10 euro, decido di farmi la torta da solo, spendo 2€ in ingredienti, me la cucino e la mangio assieme a mia moglie e mio figlio, è così buona che la mangiano un po' anche i miei amici. Ho effettuato una decrescita del PIL di 5 volte tanto e stiamo meglio in più persone. it's easy!

fcoraz cognome ha detto...

Nel caso 3, si comportassero tutti come te, che fine fanno i lavoratori delle aziende che producono torte o ingredienti delle stesse?

Linea Gotica ha detto...

Si riconverte la produzione. Che fine farebbero quelli che creano gli armamenti,se finissero le guerre? It's easy

fcoraz cognome ha detto...

Il paragone tra la produzione di armamenti e quella delle miscele per torte non mi sembra azzeccatissimo, ma tant'è. Comunque glielo vai a dire tu a queste cooperative che i loro biscotti sono dannosi perchè fanno crescere inutilmente il PIL (e anche l'inquinamento globale del pianeta perchè debbono fare un lungo tragitto per giungere a destinazione)?

http://www.altromercato.it/it/prodotti/ALI/A04/108/516/000119

Non ti auguro di arrivare a 60anni come lavoratore di una delle tante aziende italiane che producono preparati per torte messo in mobilità e lontano dall'età pensionabile: a quel punto il tuo discorsetto sul PIL forse ti verrebbe inviso.

Linea Gotica ha detto...

premesso che l'autoproduzione è lavoro.
Il lavoro di cui parli tu è una costruzione del capitalismo che precedentemente ad esso non esisteva teorizzato in questo modo, o comunque era profondamente diverso. Tu ti riferisci al lavoro secondo una concezione individualistica, io credo che il lavoro sia qualcosa di sociale. Nella concezione individualistica del lavoro, il sistema crea bisogni andandoli a soddisfare con una produzione di beni tesa al profitto capitalista. La concezione sociale del lavoro nasce da un presupposto diverso, non si creano bisogni, ma beni, per il benessere della collettività.
Il lavoro non può essere considerato come concetto estrapolato dalla società e dalle sue regole (e dinamiche), poiché se così fosse, qualsiasi attività produttiva, quindi anche la criminalità ad esempio, sarebbe lavoro.
Secondo la tua affermazione pare che tu sostenga "qualsiasi cosa, purché sia lavoro". E quella che sostieni non è per nulla una posizione di sinistra anzi tutt'altro, sia chiaro.

fcoraz cognome ha detto...

L'autoproduzione è certamente lavoro ma se i beni creati non vengono scambiati perchè non hanno valore o in quanto non esiste un mercato finisce per affliggere e uccidere questi componenti della società.

Secondo Illuminati (un ex docente universitario a Urbino) il concetto di lavoro è secondo Marx abbastanza centrale nella sua visione materialista della storia dell'uomo. Viceversa il concetto di "decrescita felice" è politicamente sposato soprattutto dai 5stelle, e non è suffragato da nulla che esuli dal semplice populismo e dalla facile
demagogia.


Il lavoro salariato è concepito in Marx come l’ultima e più produttiva forma di organizzazione del lavoro, al di là della quale si prospetta il libero sviluppo delle forze produttive umane e il comunismo, in cui cessa ogni sfruttamento dell’uomo sull’uomo, il lavoro diventa libera attività e scompaiono anche le strutture di dominio esterno dello Stato.

Linea Gotica ha detto...

la crescita è un concetto capitalista.
la decrescita è un concetto alternativo al capitalismo, non è un concetto dei 5stelle ma di importanti studiosi ed economisti a livello mondiale. se pensi che il modello capitalista consumista debba continuare così come è, estremizzando le sue caratteristiche, io la penso diversamente.
il lavoro capitalista, secondo marx, produce alienazione e feticismo delle merci (ovvero ciò di cui parlavo prima, in particolare relativamente alla creazione di bisogni).
Decrescita, fidati.

fcoraz cognome ha detto...

Oggi è un giorno festivo, ne parleremo ancora comunque. Permettimi di augurarti buona domenica.

Linea Gotica ha detto...

Ricambio gli auguri

Anonimo ha detto...

il tuo discorso è vero solo in parte. sarà un caso, ma quando il pil non cresce la gente è disoccupata, va a dirgli te che con la decrescita stanno meglio
www.maurod.ilcannocchiale.it