sabato 15 gennaio 2011

Clinton: Pechino non è un pericolo (satira)

Clinton: Pechino non è un pericolo ma solo il paese vero cui abbiamo la maggiore esposizione debitoria...

venerdì 14 gennaio 2011

Berlusconi in tribunale (satira)

Berlusconi: "non vedo l'ora di andare in aula".
Cos'è, l'han chiamato a Forum?

Zanetti recordman

Domani il capitano dell'Inter Javier Zanetti toccherà le 519 presenze in serie A come Bergomi. sembrava un traguardo irraggiungibile ma ci è riuscito. Allo zio servirono 20 anni ma all'epoca le partite erano meno. Zanetti, alla quindicesima stagione con l'Inter, ha quindi la possibilità di consolidare questo record. Negli ultimi anni con l'Inter ha stravinto tutto, rimanendo così nella storia del club e del calcio mondiale. Gli manca solo il mondiale con la sua nazionale dove è capitano storico e ovviamente recordman di presenze. Meriterebbe anche quel trofeo, come giocatore e come uomo, ancor più grande del giocatore.

giovedì 13 gennaio 2011

l'impianto resta valido (satira)


(Legittimo impedimento).

Ghedini: "l'impianto resta valido"
Quale, quello dei capelli?

mercoledì 12 gennaio 2011

Berlusconi "estremista" e "anti italiano".

Non si era mai sentito, negli ultimo 150 anni (a lui piace ricordare questa data) un Presidente del Consiglio che dica: "se vince il NO (nda. consultazione Fiat) è giusto lasciare l'Italia".
E' una dichiarazione anti italiana, come quando si invitava a non pagare il canone, o quando si diceva che in fondo in fondo non era così male evadere le tasse, o quando si attaccano i Magistrati, la Costituzione, le altre Istituzioni della Repubblica. E' una vergogna totale.
Bocchino, che è stato con lui fino a ieri l'altro, ha detto che Berlusconi è un estremista. Dalle sue dichiarazioni direi che è anche anti italiano. Un estremista anti italiano. Cosa deve combinare ancora, per mandarlo definitivamente a casa?

Presidenzializzazione: come comunicano i politici. Conclusioni.

(...continua)

Come comunicano i politici.

Riprendendo il paragrafo precedente, possiamo dire che oggi i politici comunicano in modo totalmente differente da come lo facevano i loro colleghi precedenti 30 anni fa. La rivoluzione tecnologica ha dotato i politici attuali di strumenti che permettono loro di parlare non solo a tutti, sfruttando media di massa quali la TV che già in precedenza c’erano, ma anche a determinati settori dell’elettorato, concentrandosi sul cosa dire e come dirlo, a seconda di quale sia il target.

Forse è esagerato dire che internet ha permesso a Barack Obama di diventare da “semplice” senatore a Presidente degli Stati Uniti, ma se vediamo la quantità di finanziamenti raccolti tramite il web e il numero di contatti che lui è riuscito ad ottenere tramite internet, forse ci accorgiamo come questa affermazione non sia poi così fuori dal mondo.

Essendo talmente tanti questi strumenti, non tutti li utilizzano allo stesso modo. In Italia ad esempio, si tende ancora a dare una certa prevalenza ai canali tradizionali quali radio e (soprattutto) TV. E’ emerso anche nel nostro Paese il fenomeno dell’Infotainment, un misto di informazione e intrattenimento dove i politici si presentano a discutere tra loro, spesso anche in modo animato, in una sorta di show televisivo. Coloro che hanno saputo sfruttare al meglio i numerosi mezzi che la tecnologia fornisce, sono oggi quelli che ricoprono le posizioni più importanti. Berlusconi, profondo conoscitore del mezzo televisivo, ha saputo sfruttarlo, soprattutto nella prima parte della sua carriera politica, come nessun altro, né della sua compagine politica né di quella avversa. Il suo stile comunicativo antipolitico, ha fatto si che buona parte degli elettori si identificasse in lui, nelle sue posizioni, e credesse in lui. Egli parlava (parla) in modo totalmente differente rispetto ai precedenti politici italiani (in particolare quelli della I° Repubblica), cercando di “emozionare” e coinvolgere il pubblico con una forte empatia.

I nuovi Leader cercano di emozionare prima ancora di spiegare, usando narrazioni quali lo Story Telling, usando un linguaggio che tende a colpire al cuore della gente, creando un legame empatico, facendo identificare gli elettori in se stessi. Come sottolinea Fabbrini nel suo testo, il buon Leader non è quello che fa ciò che piace alla gente, ma fa piacere alla gente ciò che fa.

Conclusioni.

La presidenzializzazione della politica è un fenomeno tutt’ora in atto in buona parte dei paesi democratici occidentali e c’è da credere che essa si rafforzerà sempre di più nei prossimi anni. Forse, ma non lo possiamo dire per certo, qualche paese europeo proverà a sperimentare sistemi istituzionali quali quello Presidenziale americano o il sistema Semipresidenziale francese ma anche se ciò non dovesse avvenire, le tendenze alla presidenzializzazione della politica degli ultimi 30 anni si sono talmente consolidate che difficilmente si potrà tornare indietro. Ciò ci dice che le persone, i Leader, anche superando le esistenze (e resistenze) degli assetti istituzionali consolidati, possono influire in modo importante sia nelle politics che nelle policy degli Stati. Se prendiamo come esempio l’Italia possiamo notare come, nella creazione di un sistema bipolare, abbiano ottenuto molto di più le scelte dei due leader di coalizione Berlusconi e Veltroni, che non i cambiamenti della legge elettorale. Ciò ci porta a pensare che la personalizzazione della politica e la presidenzializzazione dei sistemi politici, possano portare a importanti cambiamenti dell’ambiente politico-sociale, anche senza sostanziali modifiche istituzionali, in una sorta di preminenza dell’individuo sul sistema regolato.

(Fine)

martedì 11 gennaio 2011

Fabrizio De André: Fiume Sand Creek

12 anni fa ci lasciava uno dei più grandi artisti italiani, Fabrizio De André.

La Presidenzializzazione nelle Istituzioni e nella Società

(...continua)La presidenzializzazione nelle istituzioni e nella società.

La presidenzializzazione agisce principalmente in tre campi:

  1. sulla figura del capo di governo (o premier)

  2. nei partiti politici

  3. nella comunicazione politica.

Generalmente un Leader politico non nasce per caso, affinché egli emerga servono determinate caratteristiche sia personali, istituzionali e ambientali. Blondel ci dice che affinché un Leader possa essere tale, sono necessari determinati attributi personali, determinate caratteristiche ambientali (ove il Leader opera) e che egli debba avere strumenti per esercitare la sua leadership (Fabbrini: non esiste Leader senza Leadership e non si può avere Leadership senza Leader).

I Leader politici favoriscono la presidenzializzazione della politica, questo è oramai un assunto piuttosto consolidato nella Scienza Politica. Possiamo sostenere ciò poiché la presidenzializzazione è avvenuta anche dove il sistema istituzionale non ha subito particolari modifiche, ergo risulta necessario trovare i motivi altrove e i Leader sono stati indubbiamente coloro che più di ogni altra cosa/istituzione hanno provveduto a favorire questa tendenza.

La Presidenzializzazione degli esecutivi.

Fino ai primi anni ’80, l’Europa presentava Primi Ministri dotati di scarso potere e scarso peso politico. Essi erano soprattutto “mediatori dei vari interessi socio-politici” (Pasquino) e più che esercitare una leadership, il loro compito era quello di conciliare i vari interessi e le varie istanze che si presentavano di volta in volta. Poi una serie di fattori esogeni ed endogeni hanno fatto si che l’ambiente in cui ci si trovava ad operare, subisse sostanziali modifiche e quindi anche la politica avesse la necessità di adattarsi all’ambiente.

Tra i principali fattori esogeni sicuramente l’internazionalizzazione della politica, i Primi Ministri dei vari paesi europei (tra cui l’Italia) si trovavano a dover interagire in sempre più frequenti incontri internazionali, con controparti dotate di maggior peso politico.

La crescita dei Welfare State e il conseguente aumento dei debiti pubblici, richiedevano una certa tempestività nell’agire che solo una figura dotata di certi poteri e responsabile in prima persona delle scelte politiche, poteva garantire.

Il superamento di cleavage storici, con una convergenza al centro dei partiti politici e delle issues su cui essi si dovevano confrontare. Come sottolineato da Fabbrini nel suo testo, da 20 ani a questa parte le differenze tra i principali schieramenti si sono assottigliate, per questo motivo gli elettori si sono interessati principalmente alle singole figure politiche (i Leader), che non (o quantomeno, meno) ai singoli partiti.

Infine, non certo ultima per importanza, la mediatizzazione della politica, di cui parleremo nello specifico in seguito.

Per quanto riguarda la figura del Premier questi spesso certi poteri se li è dovuti “guadagnare” sul campo, senza che intervenissero sostanziali modifiche del panorama Istituzionale. Prendendo ad esempio il caso italiano, il Presidente del Consiglio, costituzionalmente parlando resta un primus inter pares e la Costituzione gli affida la semplice guida dell’esecutivo, senza dotarlo di particolari poteri. Nel 1983 l’allora Presidente De Mita istituì i consigli di Gabinetto e successivamente nel 1988 si formalizzò la collegialità delle decisioni prese dall’esecutivo. Ma è sicuramente attorno alla figura di Silvio Berlusconi che avviene l’input principale alla presidenzializzazione della politica in Italia. Nel caso italiano, oltre ai fattori esogeni già citati, vi furono altrettanto importanti fattori endogeni, quali la crisi del sistema partitico allora in vigore, il partito politico principale, la DC, articolato in correnti e sempre in lotta per difendersi dagli assalti dei piccoli alleati (il pentartito), il PCI (partito definito da Sartori antisistema) relegato ad una eterna opposizione, lo scandalo Tangentopoli che spazzò via il PSI e buona parte della DC, la Caduta del Muro di Berlino con la conseguente scissione del PCI e la nascita dei DS, con una sostanziale perdita di importanza del tema dell’anticomunismo, nonché il cambio del sistema elettorale da proporzionale a maggioritario (75% maggioritario, restante 25% proporzionale). Silvio Berlusconi, un leader antipolitico come lo ha definito la Campus, è riuscito a sfruttare a proprio vantaggio buona parte di questi elementi e a guadagnare nella propria persona un potere che nessun altro Primo Ministro, prima di lui, aveva avuto in Italia. Ovviamente il Premier italiano resta ancora una figura debole rispetto a certe controparti internazionali, ma è chiaro, come sottolineato da Calise, che la figura del Primo Ministro in Italia abbia subito, negli ultimi 20 anni, un importante processo di presidenzializzazione.

La Presidenzializzazione dei Partiti.

L’emergere della figura dei Leader non ha interessato solo l’esecutivo, anche i partiti politici hanno subito un importante processo di presidenzializzazione al loro interno. Elemento fondamentale, come già detto, il superamento di certi cleavage partitici, con la convergenza al centro delle issues e la riduzione dello spettro ideologico dei partiti. Se le policy e le relative discussioni su di esse diventano simili, giocoforza la differenza la devono fare le singole persone (i Leader). Si è messa in moto quindi al contempo una sorta di personalizzazione dei partiti e democratizzazione di essi. Le due parole sembrano in contraddizione l’un con l’altra ma da un’attenta analisi vediamo che non è proprio così. Il primo partito veramente personale che nasce in Italia è Forza Italia, creato attorno alla figura di Silvio Berlusconi. Un movimento (Berlusconi non ha mai utilizzato la dizione “partito”) snello, suddiviso in club, strutturato come un’azienda, ma tutto volto alla figura del capo. La “partecipazione” non è più tesa alla discussione delle policy, ma volta al successo elettorale della propria compagine politica, con un sostegno alla figura del Leader. Importante elemento di democratizzazione è stato anche il fenomeno delle Primarie, ottimamente descritto nel testo di Valbruzzi “Primarie, partecipazione e Leadership” del 2006. Sebbene questo fenomeno, ampiamente utilizzato negli USA, sia solo di recente importazione in Paesi come l’Italia (e non pienamente sfruttato), la coalizione di Centro Sinistra e il PD lo hanno utilizzato per eleggere i propri Leader (di coalizione) e segretari (di partito). La base non veniva più chiamata a discutere di politiche, ma si chiedeva di decidere chi dovesse essere il Leader.

Sappiamo che qualsiasi Leader che riceve un’investitura diretta popolare (anche se in questo caso limitata, poiché non parliamo di elezioni a suffragio universale) gode di maggiori poteri e può permettersi di usarli (e li usa) poiché ha la legittimazione della gente. Questo è principalmente vero nei Sistemi Istituzionali dove il capo dell’esecutivo viene eletto direttamente dal popolo, ma anche nel caso dei partiti politici, l’investitura diretta permette al Leader di avere un ampio margine di autonomia che in precedenza non poteva avere. Qualunque Istituzione, democraticamente eletta direttamente dai cittadini (sia con procedure ristrette che aperte) e quindi con una sorta di investitura popolare, avrà maggior potere di qualsiasi altra figura la cui posizione viene decretata per nomina. Machiavelli quasi 500 anni fa già ci diceva che il Politico (Principe) che non ha bisogno di appoggi da parte di altre personalità, può esercitare al meglio il suo potere; il Politico (Principe) che viene investito direttamente dal popolo e ha il consenso del popolo, avrà un potere duraturo e lo potrà esercitare nella sua interezza e pienezza.

Un altro elemento interessante che ha portato alla presidenzializzazione dei Partiti è che le persone si “vendono” meglio delle politiche. E’ più facile creare l’immagine di un candidato che spiegare ai cittadini come funzionano le politiche, di cosa ci sia bisogno e come le si debbano implementare. Anche per questo motivo i Leader hanno preso il sopravvento rispetto ai Partiti; è molto più facile per gli elettori ascoltare un politico che parla allo stomaco della gente, piuttosto che cercare di comprendere complessi programmi di policy di cui buona parte delle persone può capire ben poco.

La Presidenzializzazione nei Media.

Indubbiamente i Mass Media sono stati lo strumento principale grazie al quale sono potuti emergere Leader. I Media sono da almeno 40 anni (in Europa, negli USA già da prima), tra i principali attori delle società. Senza addentrarci nella distinzione dei vari modelli, tra pubblicistico-dialogico e mediale, possiamo dire con certezza che tutti i principali Leader politici sono stati quelli che hanno saputo sfruttare al meglio le potenzialità dei Media, fino a fare arrivare a dire a qualcuno che “tutto ciò che non passa per i Media, non esiste”. I Media hanno un loro linguaggio e sistema di funzionamento particolare per cui la politica si è dovuta adattare a queste nuove esigenze: si è passati dai lunghi comizi ai discorsi “sound bite”, 20-30 secondi (talvolta anche meno), in cui il politico deve esprimere al meglio ciò che vuole dire. La politica si è adattata alle esigenze dei media e ha rivoluzionato la comunicazione. Si è passati dalle campagne politiche pre-moderne (con il contatto diretto, paese per paese, dei candidati con gli elettori) a quelle moderne (che hanno sfruttato la comunicazione mediale di massa) fino recentemente a quelle post-moderne, che utilizzano canali diretti quali il web, per potere parlare con certi elettori secondo certi targeting.

I Media hanno quindi contribuito in modo fondamentale al fare emergere le personalità politiche e al contempo hanno favorito una tendenza alla presidenzializzazione della politica.

lunedì 10 gennaio 2011

Messi e Mourinho Pallone d'Oro.

Se si è premiato il "valore assoluto" la scelta è ineccepibile. E' fuori da alcun dubbio che Messi non sia il più forte giocatore al mondo, così come Mourinho è il miglior allenatore in circolazione.
I dubbi sorgono semmai su come sono stati assegnati i premi in precedenza: il pallone d'oro veniva dato al giocatore più rappresentativo della squadra più rappresentativa dei primi 6 mesi dell'anno, ovvero quella che aveva vinto i titoli più prestigiosi. Figuriamoci se c'è da discutere Messi, nel 2006 aveva vinto Cannavaro...
Forse per la prima volta si è pensato di premiare solamente il giocatore che è riconosciuto da tutti come il migliore del mondo, invece di premiare quello più rappresentativo. Messi ha avuto una stagione straordinaria fino a Maggio, poi ha perso la semifinale di champions con l'Inter e ha fatto la comparsa al mondiale. Ma, oggettivamente parlando, resta il più forte. Sicuramente più forte di Xavi e Iniesta. Iniesta a dire il vero, ha praticamente giocato solo la finale del mondiale. Il pallone d'oro a lui poteva più essere un premio alla carriera che per questa stagione. Ma uno come Maldini allora, di premi alla carriera, quanti ne avrebbe dovuti vincere?
Questa scelta potrebbe aprire una fase nuova del premio, assegnato non più al giocatore più rappresentativo, ma a quello più forte. Per chi avesse la memoria corta, vorrei ricordare che incredibile Champions League ha fatto Messi, fino all'eliminazione del Barca.

Anche su Mourinho non c'è alcun dubbio, penso che di Del Bosque, come altri allenatori che hanno vinto il mondiale, presto non ci ricorderemo più. Se c'è un allenatore che ha segnato la stagione 2010 è José Mourinho.

La Presidenzializzazione della politica: introduzione e aspetti.

Questo articolo che ho scritto per un esame all'università, tratta della Presidenzializzazione della politica. Essendo piuttosto lungo, lo suddividerò in più post che saranno pubblicati in automatico anche nei prossimi giorni.

Introduzione.

Partiamo da un assunto: non esiste maggiore presidenzializzazione della politica di quella che si può trovare in un Sistema Presidenziale. E’ necessario quindi chiarire cosa sia un sistema presidenziale e quali siano le sue principali caratteristiche. La Repubblica Presidenziale, il cui esempio idealtipico sono gli Stati Uniti d’America, è un sistema politico dove legislativo ed esecutivo sono fortemente separati, in un sistema di check and balance dei poteri. Prendendo ad esempio gli USA vediamo come il Presidente abbia una sua legittimazione popolare indipendente da quella del Parlamento (le due Istituzioni vengono elette in momenti separati, anche se il Presidente non viene eletto direttamente dai cittadini ma con il sistema dei Grandi Elettori). Il Presidente, titolare del potere esecutivo, non può essere sfiduciato dal Parlamento se non nel caso di impeachment (tra l’altro rarissimo, nella storia USA c’è stato un solo tentativo, quello di Nixon per l’affare Watergate, dove però il Presidente si dimise prima della messa in stato di accusa). A sua volta però, il Presidente non può sciogliere le Camere. Ciò fa si che le due istituzioni abbiano ambiti di autonomia separati e poteri che si bilanciano tra di loro. Esiste una Istituzione prevalente? Costituzionalmente no (in America), la differenza storicamente l’hanno fatta le personalità che si sono succedute alla Presidenza. Se nell’800 vi era una sostanziale supremazia parlamentare, nel secolo successivo, grazie soprattutto ai mandati presidenziali di F.D Roosvelt, vi è stata una forte inversione di tendenza, con l’accrescimento del prestigio e del potere del Presidente. Fatta questa introduzione, analizziamo gli aspetti della Presidenzializzazione e come essa abbia influito, talvolta anche in modo radicale, nei cambiamenti delle politics e delle policy in vari Stati.

Gli aspetti della Presidenzializzazione.

Secondo Poguntke e Webb, per avere una presidenzializzazione della politica, sono necessarie tre condizioni:

  1. una indipendenza del potere esecutivo da quello legislativo (irresponsability);

  2. che il potere esecutivo sia nelle mani di una figura (il Presidente) e che egli abbia effettivamente il potere di guidare l’esecutivo ed implementare le sue policy;

  3. che la responsabilità, davanti agli elettori che hanno votato il Presidente, sia unipersonale. Il Presidente è l’unico responsabile delle policy davanti alla Nazione.

Se analizziamo i tre punti precedenti, sembrerebbe che effettivamente l’unica presidenzializzazione possibile, sia quella in vigore nei sistemi presidenziali. Sappiamo altresì che nella politica, non esistono sistemi “puri” assoluti, la Scienza Politica ci dice quali siano le caratteristiche di determinati sistemi, spetta poi ai Politologi analizzarli e cercare di spiegare come, in che modo e perché certi sistemi funzionano (o non funzionano).

Ecco perché possiamo parlare di presidenzializzazione della politica anche in sistemi istituzionali non presidenziali.

La presidenzializzazione della politica è un fenomeno che ha investito buona parte dei sistemi politici attualmente presenti in ogni parte del mondo. Spinti nel dopoguerra da una sostanziale americanizzazione delle società, soprattutto nei paesi occidentali, la politica non è certo rimasta esente da questa influenza. Come sottolineato nel testo di Poguntke e Webb “Presidenzialisation of Politics”, quasi tutti i paesi europei hanno avuto una sorta di processo di presidenzializzazione della politica, nonostante l’Europa non presenti sistemi istituzionali Presidenziali come quello Americano (è presente però il caso interessante del Semipresidenzialismo francese).

(...continua)

domenica 9 gennaio 2011

L'Inter "Toda Joia" vince a Catania

Successo in rimonta per l'Inter contro il Catania al Massimino. Ci siamo svegliati a 20 minuti dalla fine ma è bastato. Primo tempo soporifero poi, dopo il vantaggio di Gomez, el Cuchu Cambiasso con una splendida doppietta ha ribaltato il risultato. Sembra impossibile ma buona parte del cambiamento l'ha dato Pandev subentrato a Chivu.
Il Milan intanto ha pareggiato all'ultimo secondo 4 a 4 contro l'Udinese. Rosicchiati 2 punti ai rossoneri. Comincia la rimonta.