venerdì 28 ottobre 2011

Giappone: il premier si taglia lo stipendio (satira)


Giappone: il premier si taglia lo stipendio.
Con una Katana.

Ci vogliono licenziare dalla vita?!?


Cadere in demagogia e populismo in certi momenti è facile, ma chi non si rende conto della gravità della situazione attuale sarà ora che si svegli.
Questo governo non ha idee serie, questo governo colpisce chi ha meno e non tocca chi ha di più. Questo è il governo dei privilegi e dei privilegiati ed è ora che la gente se ne renda conto. Questi pasteggiano a caviale e champagne e a noi vorrebbero toglierci anche il pane raffermo.
Non saprei da che parte farmi, per raccontare le nefandezze di certi politici (che non sono solo al governo, sia ben chiaro, non è che tra gli "altri" ci siano degli illuminati in giro eh) però come non parlare dei cosiddetti "licenziamenti facili" previsti dalla famosa lettera all'Europa? Proviamo a spiegare con due parole come funziona un'impresa, pubblica o privata che sia. Un'Impresa è una serie di attività economiche con il fine di scambiare beni o servizi. L'impresa, che si avvale del lavoro di operai e impiegati, è diretta da un'imprenditore che si assume il cosiddetto "rischio di impresa". Ora, è più che evidente, la storia lo dimostra, che in Italia molto spesso i profitti sono privati i debiti invece pubblici. Questa norma, se possibile, spinge ancora di più in tal senso. Poiché se si da in mano a un imprenditore la possibilità di accumulare profitto quando le cose vanno bene e scaricare il rischio di impresa sugli operai, allora la definizione di impresa cessa di esistere: in questo caso chiaramente il profitto è privato, il debito è pubblico. Ma allora, se così deve essere, se il rischio di impresa diventa ascrivibile agli operai, sono gli operai che devono essere i padroni dell'impresa; in questa logica, l'imprenditore esce di scena. Altrimenti finiamo per parlare di imprenditoria gratta e vinci...
Non si capisce perché debbano sempre pagare gli altri e debbano essere sempre gli stessi a farlo.
Se non esiste più alcuna certezza, se non esiste più alcuna sicurezza, allora è inutile che parliamo di Stato.
Non è possibile che in parlamento votino quasi all'unanimità per mantenere i loro privilegi. E la gente sta col pane raffermo. E loro pasteggiano a caviale e champagne.
Ma attenzione, questo è un gioco ad alto rischio, e si rendano conto i politici italiani che questo loro gioco potrebbe portare a scenari molto pericolosi. Poiché se sacrificio deve essere, il sacrificio lo devono fare tutti.
Attenzione politica, forse voi non vi rendete conto di cosa rischiate di creare, quali tensioni sociali rischiate di fare emergere, in cosa rischiate di fare precipitare questo paese.
La situazione è grave ed è bene che tutti aprano gli occhi e se ne rendano conto.

giovedì 27 ottobre 2011

Simoncelli e Pantani: la Romagna, nel nome di Marco.



L'ondata di commozione seguita alla tragedia di Sepang mi ha ricordato quel triste febbraio del 2004, quando un altro grande Marco ci lasciò. Due personaggi molto diversi, ma uniti dal nome e dalla Romagna.
Pantani, come un eroe tragico, leopardiano, nei suoi occhi si scorgeva un velo di tristezza, quasi come se la sua storia fosse già scritta. Una storia di trionfi con tanto amore, finita in solitudine.
Pantani, assieme a Fausto Coppi, probabilmente lo sportivo italiano più amato di sempre, morto solo in una fredda e cupa giornata di inverno a Rimini.
Simoncelli, come un eroe omerico, un Ettore dell'Iliade, giovane e pieno di vita, che muore sul "campo di battaglia" davanti agli occhi esterrefatti di milioni di persone.
Simoncelli, circondato dall'affetto di milioni di tifosi, che vedevano in lui un nuovo campione da abbracciare, figlio di questa terra di Romagna, donne e motori.

Simoncelli, con quella sua aria grottesca, quasi felliniana, da guascone romagnolo puro, con la battuta sempre pronta, sembrava invulnerabile, come un eroe dei fumetti. Cade si, ma tanto si rialza. Si rialza sempre Marco Simoncelli. E invece no. Marco Pantani, dopo quel maledetto giorno di Madonna di Campiglio, lo disse lui stesso che non si sarebbe rialzato più.

Restano tanti se, tanti dubbi, senza un perché. Se non ci fosse stata quella caduta alla Milano Torino, se non ci fosse stato Madonna di Campiglio, se avesse lasciato andare la moto invece di rimanervi aggrappato, se gli altri fossero passati solo un secondo più tardi. Chissà cosa ci avrebbero potuto regalare, senza quei se. Pantani era alla fine della sua carriera sportiva, in realtà una carriera brevissima che lo ha visto gareggiare solo pochi anni tra incidenti e disavventure che oramai sono storia. Simoncelli ne era all'inizio, anche se era già stato campione del mondo, avrebbe regalato sicuramente tante soddisfazioni a se stesso, alla sua famiglia e ai suoi tifosi. Ma tutto è finito nel più tragico dei modi.

Restano i ricordi, quelli no, non vengono spazzati via, quelli restano e ognuno li tiene per se.
Un cielo grigio accompagna Simoncelli nel suo ultimo viaggio. Si spengono i motori. E oggi dai colli di Romagna, da quelli di Coriano, di Rimini, di Cesena, di Forlì, di Faenza, guardi ad est e vedi un mare di tristezza.

mercoledì 26 ottobre 2011

Non tutto è satira.

Credo ci sia una grossa confusione nel Web, su cosa sia satira e cosa no. Qualcuno pensa che sia satira vomitare qualsiasi cosa. Invece non è così. La satira è una forma artistica e come tutte le forme artistiche ha modalità di costruzione ben precise.
Internet, nella sua ampia libertà, ha alcune esternalità negative di non poco conto: chiunque può scrivere qualsiasi cosa, inneggiare al nazismo, alla pedofilia, alla criminalità. Ma nessuno può difendere ciò, dicendo che è satira. Per qualcuno la satira è diventata "vomito tutta la mia repressione e la mia mediocrità e la spaccio come satira". Non funziona, poiché anche J.S.Mill, uno dei massimi teorici della Libertà, parlava di comportamenti antisociali da emarginare. La satira non è mai antisociale.La satira fa riflettere. Luttazzi distingue la satira dallo sfottò, il secondo di stampo tipicamente reazionario. La satira colpisce generalmente il potente, il suo potere. Oppure colpisce i pregiudizi o gli stereotipi (Lippman). Non colpisce mai i poveri indifesi, non umilia gli indifesi, non circuisce mai le vittime, colpisce solo i soprusi. Non può essere satira quella che esalta i nazisti contro Anna Frank. Quella non è satira, è fascismo. Impariamo a distinguere e chiamare le cose con il loro nome.
C'è troppa gente che si sopravvaluta e crede di essere un artista, solo perché ha pubblicato qualche battuta sul Web. Richiamando ancora Mill, ricordo come questo filosofo sosteneva che buona parte del mondo è dominato dalla mediocrità e sono pochi i momenti in cui il livello si innalza. Chi crede di farlo in certi modi, autodefinendosi artista della satira, senza avere spessore artistico, spesso non fa altro che abbassare lo'asticella della mediocrità.
In certi casi sarebbe meglio lasciare la satira a chi la sa fare veramente.

martedì 25 ottobre 2011

L'Italia è un grande paese che fa ridere...


E' ancora polemica, dopo le risatine di Merkel e Sarkozy verso l'Italia di Berlusconi. Ma non ci aveva dato, il Cavaliere, un prestigio internazionale mai avuto prima? Si, infatti si vede...
Ridono di noi, ora anche nelle cerimonie pubbliche. Mai il nostro Paese era stato così umiliato sulla scena internazionale, mai così in basso dal punto di vista della sua credibilità. Quale credibilità? praticamente è nulla.
Ma fa anche ridere Bersani che intima agli altri di non ridere di noi. A quale titolo parla Bersani? Ah forse per quando hanno votato in massa di non ridursi i privilegi.
E' buona parte della nostra politica che fa ridere, non solo Berlusconi.
Fanno ridere gli italiani "furbi", quelli che evadono il fisco e poi magari vanno pure a chiedere le sovvenzioni.
Fanno ridere gli italiani che pensano quasi esclusivamente all'interesse privatistico, senza curarsi di quello pubblico.
Fanno ridere gli italiani che vogliono i condoni e quelli che non li vogliono ma poi aderiscono.
Fanno ridere gli italiani che invece di guardare al futuro, propongono il nulla.
Fanno ridere molti italiani, non solo Berlusconi...

lunedì 24 ottobre 2011

Non credo che in Vaticano siano particolarmente titolati a dare lezioni su Banche e Finanza...


leggo su Repubblica che il Vaticano avrebbe lanciato una sua proposta relativa all'economia mondiale, dicendo "serve nuova autorità finanziaria mondiale".
Non credo che i titolari dello IOR - Istituto per le Opere Religiose, siano particolarmente indicati a dare lezioni in campo finanziario...
Si occupino di Religione, a ognuno il suo campo...

domenica 23 ottobre 2011

Dramma in MotoGP: muore Simoncelli


Marco Simoncelli è morto a Sepang durante la gara di MotoGP. Una tragedia assurda che sconvolge il mondo dello sport di cui Marco era un volto molto conosciuto. Ottimo pilota, era apprezzato da tutti per la sua simpatia.
Addio Sic, condoglianze alla famiglia.