Se qualcuno si illude che i politici italiani stiano affrontando questa crisi nell'esclusivo interesse del paese si sbaglia di grosso. Essi si stanno comportando come previsto da Machiavelli tanti secoli orsono: stanno curando principalmente i propri interessi elettorali. Che non si curino adeguatamente degli interessi del paese lo si è visto da tempo: i non tagli ai costi della politica, i voti quasi all'unanimità sul mantenimento dei propri privilegi. Due parole: la Casta. Che non è un partito, è un movimento trasversale.
Ma scendiamo più nel dettaglio:
Berlusconi si opponeva (fino a 10 minuti fa..) al governo tecnico ma ora pare che la sua posizione si sia ammorbidita (scrivo l'articolo giovedì 10): Berlusconi ritiene, erroneamente, di essere stato eletto direttamente dal popolo e, nel suo ego smisurato, pensava che non ci fosse nessun altro al di fuori di lui che avesse diritto a governare, era convito che con elezioni subito sarebbe stato rieletto; poi ha sondato gli umori, ha guardato i sondaggi, e ha capito che non ce l'avrebbe mai fatta. Ha pensato ad Alfano, ma ha capito che lo avrebbe bruciato, poiché lo avrebbero visto come un naturale prosieguo di Berlusconi e gli avrebbero addossato tutte le colpe di questo governo (il Berlusconi IV), che sarebbe stato chiamato a fare scelte impopolari, dal punto di vista elettorale. Berlusconi ha così capito che a febbraio perderebbe le elezioni ed è convinto che la causa non sia lui e le colpe non siano del suo governo, ma che siano esterne. Ma se le colpe sono esterne, lui non vuole prendersele. Allora, quale soluzione migliore che condividere con tutti gli altri le colpe e non servire una campagna elettorale sul piatto d'argento agli avversari? Quindi Berlusconi accetterà il governo tecnico, che prenderà misure impopolari, non più imputabili al suo governo. In questo modo, secondo la sua visione, la prossima campagna elettorale il centrodestra la farà depurato dalle colpe del suo governo (una sorta di ritorno alla verginità...), con misure impopolari che saranno affrontate da un governo tecnico al quale imputare tutti i sacrifici che saranno chiesti.
L'UDC vuole il governo tecnico con dentro il PD un po' per gli stessi motivi: se ci si dovranno accollare responsabilità politiche per misure impopolari, dovranno prendersele tutti. Questo il ragionamento di Casini. Mica perché vuole una alleanza col PD. Col PD vuole una alleanza di responsabilità e spartizione di colpe, per eventuali misure impopolari che ricadrebbero sul consenso elettorale. Non può fare altrimenti l'UDC, poiché se si votasse adesso resterebbe fuori da tutte le logiche di potere.
Di Pietro invece si chiama fuori da sostegno a un governo tecnico: lui pensa che così facendo, il suo partito sarà identificato come quello che ha detto di no al governo tecnico che, come detto, presenterà politiche impopolari, con ricadute negative sul consenso elettorale. La sua campagna elettorale sarà così incentrata sul fatto che il suo partito non avrà chiesto sacrifici agli italiani, da imputare ai partiti che sosterranno il governo delle larghe intese.
Lo stesso discorso vale per la Lega. I suoi elettori vogliono che si stacchi da Berlusconi, per riprendere consenso non darà sostegno al governo tecnico e farà una campagna elettorale in stile IDV, con le responsabilità per le misure impopolari che saranno fatte ricadere su chi sosterrà il governo delle larghe intese.
E il PD? Il PD dorme e non ha ben capito cosa gli sta succedendo attorno. Rischia di presentarsi alla prossima campagna elettorale con un centrodestra purificato dalle responsabilità delle misure impopolari che saranno prese da un governo tecnico sostenuto anche da loro. Così tutti i danni del governo Berlusconi (del fatto e non fatto), diventeranno condivisi: tutti colpevoli, nessun colpevole.
Il problema del PD non sono tanto le idee, ma la dirigenza che le dovrebbe mettere in atto.



















