venerdì 23 dicembre 2011

Auguri di Buone Feste, nel rispetto della natura.

Vi faccio gli auguri con un video da me girato nel febbraio 2011 all'interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
Anche durante le Feste ricordati di rispettare la natura!

giovedì 22 dicembre 2011

PIL, quello che ricchi ed economisti non dicono.


I giornali titolano a caratteri cubitali che l'Italia è in recessione, ovvero che il Prodotto interno lordo non è cresciuto rispetto all'anno precedente. Ma cosa ci dice il PIL relativamente al nostro reale benessere? niente, neppure sul lato economico. Il PIL è infatti un indicatore quantitativo che misura il valore dei beni e servizi prodotti in un paese. Non ci dice nulla su tutto il resto, niente sulla nostra qualità della vita, niente sulla nostra salute, sull'ambiente, sulla felicità e tantissime altre cose ben più importanti di una fredda somma numerica, così come argomentato da Robert Kennedy in un discorso del 1968. Il PIL è un pessimo indicatore che viene usato dagli economisti per foraggiare il capitalismo iperconsumistico in cui siamo precipitati. Vogliono che consumiamo, qualsiasi cosa, anche la nostra vita. Si, perché il PIL aumenta anche se muoriamo, meglio se soffrendo così facciamo girare l'economia. In quanti sanno che il PIL aumenta se una persona si spara un colpo in testa, o se uno si schianta con l'automobile o se la gente si ammala? Questo perché il PIL è dato da una semplice somma di fattori: spesa privata + spesa pubblica + investimenti + esportazioni - importazioni. E' possibile dimostrare che un aumento del PIL possa comportare un aumento della "povertà" complessiva delle persone o quantomeno di alcune di queste (ma certi economisti non ve lo diranno mai). Per aumentare il PIL ad esempio, si potrebbe aumentare la spesa pubblica, magari a sproposito e con enormi sprechi; più aumenta la spesa pubblica, più aumenterà il PIL. Ovviamente la spesa pubblica deve essere finanziata, generalmente con le tasse dei cittadini. Cosicché aumenterà il PIL ma tutti noi potremmo essere più poveri, con meno soldi in tasca, avendo pagato imposte maggiori (non è così automatico, il discorso è più complesso di quanto potrebbe sembrare, ma può essere che succeda). Oppure si può modificare il PIL diminuendo le importazioni, magari quelle di materie prime di fondamentale importanza per l'Italia. Così la scarsità delle risorse comporterà un aumento dei prezzi. Aumenterà il PIL, ma saremo probabilmente più poveri.
L'aumento del PIL può comportare un sostanziale peggioramento della nostra qualità della vita, per numerosi fattori. Alcuni li ho esposti sopra, altri sono quelli derivanti dall'eccessivo consumo di risorse (con conseguente inquinamento, peggioramento dello stato di salute, eccetera). Fino a che ci sarà gente che crede che l'aumento del PIL sia una cosa sempre positiva, vivremo in una crisi permanente e deprimente.
L'aumento del PIL serve principalmente ai ricchi per diventare ancora più ricchi e ai poveri per diventare ancora più poveri. E i ricchi usano questo parametro per scaricare sui lavoratori, sulla gente, l'inefficienza del sistema produttivo iperconsumistico. Alla gente è questo il benessere che interessa (rilevazione 2011).
Cominciamo a ragionare in termini di decrescita. Ma questo, per fare gli interessi dei ricchi, non ve lo diranno mai.

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lunedì 19 dicembre 2011

Tra Monti e Tremonti


Tremonti ha detto la sua: troppe tasse nella manovra. Giudizio rispettabile, per carità. Solo che Tremonti non è uno passato lì per caso, Tremonti è stato il Ministro dell'Economia del governo che ci ha portato qua. Tremonti è stato quello dei condoni, per intenderci, o quello dei tagli lineari. Prima di fare una considerazione sui tagli lineari, bisogna che dica due parole sulle due parole di Tremonti. Cosa ha fatto negli ultimi anni, a parte ignorare la gravissima crisi economica che ci ha investito? Quali magnifiche soluzioni avrebbe avuto in mente e che non ha messo in atto in tutto questo tempo? Poiché è facile dire così non va bene, quando il tuo governo ha portato l'Italia sull'orlo del baratro. Sarebbe facile per chiunque fare come fa la Lega, sbraitare su tutto e lasciare che il paese muoia. Più difficile è fare qualcosa. Ma per fare qualcosa, devi sapere fare qualcosa, e la Lega solitamente non rientra nella categoria, come ampiamente dimostrato. Per Tremonti il discorso invece è un po' diverso, poiché parliamo comunque di una persona preparata. Però la politica del taglio lineare, è peggio delle tasse, molto peggio. E provo a spiegare brevemente il perché: il taglio lineare punisce tutti in ugual modo, senza tenere conto di cosa funzioni e cosa no. In questo senso, il taglio lineare premia chi lavora male, premia gli sprechi. Capire il perché è molto semplice e ve ne mostro un esempio: se per fare una determinata cosa servono 10, l'ente virtuoso spenderà 10 mentre quello dissestato spenderà 100. Ovviamente viene dato 10 all'Ente virtuoso e 100 all'Ente che sperpera, per fare la stessa cosa (succede così, nella realtà italiana). Il taglio lineare, mettiamo del 10% colpirà in ugual modo i due Enti. Ma per l'Ente virtuoso ciò significherà avere a disposizione 9, ovvero non riuscire a coprire la spesa ottimale (ricordiamo che l'ottimo è a 10), mentre l'Ente che sperpera, avrà ancora a disposizione 90, con uno spreco di 80. Quindi all'Ente virtuoso si impedirà di continuare ad essere tale, mentre all'Ente dissestato si finanzierà un ulteriore spreco di 80 punti (90-10). Il taglio lineare quindi, invita gli Enti a sprecare. Sapendo che il governo taglierà linearmente tutti, conviene chiedere molti soldi in più di quanti necessari. Inoltre non si stimola chi lavora bene, che tanto sa già che pagherà gli sprechi degli enti che lavorano male. La politica dei tagli lineari è recessiva come nient'altro, molto più della tassazione. Il taglio lineare favorisce gli sprechi. Eppure non sarebbe così difficile fare un'analisi su quali siano gli Enti che lavorano bene e quelli che lavorano male (lo si sa già). Ma forse si preferisce finanziare gli sprechi, piuttosto che premiare chi lavora bene e punire chi lavora male.

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