La parola più oscura di questi giorni, dopo la biscaggina, pare essere liberalizzazioni.
E vedo che c'è parecchia confusione relativamente alla comprensione di questo secondo termine.
Premesso che non esiste il bene assoluto e il male assoluto, che non tutte le liberalizzazioni sono bene totale o male totale, cerchiamo di comprendere bene il significato del concetto, soprattutto in contrapposizione con il termine privatizzazione.
La privatizzazione è infatti un passaggio (solitamente di proprietà) da pubblico a privato.
La liberalizzazione è un processo con il quale tramite un cambio delle regole (talvolta con deregolamentazione) si cerca di migliorare la concorrenza in determinati settori (che possono coinvolgere il pubblico, il privato, solo il pubblico, solo il privato o il pubblico e il privato assieme) .
L'errore nasce quando si pensa che lo Stato come attore economico, si tolga dal mercato tramite la liberalizzazione. Ciò può anche succedere, ma è una scelta attiva che fa o dovrebbe fare lo Stato e non un obbligo dato dalla liberalizzazione. Spesso la liberalizzazione cerca di "sciogliere" monopoli privati (si pensi agli ordini, i quali hanno uno stampo corporativo) che agiscono nell'interesse dei facenti parte la corporazione. Il monopolio privato è sempre negativo (perché favorisce gli interessi di una categoria contro agli interessi della collettività), così come l'oligopolio privato (con la creazione dei cartelli ad esempio).
Ribadisco che la concorrenza non è la panacea di tutti i mali, ma sicuramente lo è molto meno il monopolio dei privati.
Faccio un breve esempio che mi ha toccato in passato: mi sono diplomato geometra nel 1996, nel 1998 ho fatto il praticante geometra (con in mezzo il militare) per potere sostenere l'esame di Stato e così entrare (eventualmente) nel Collegio dei Geometri. Ciò ha significato due anni di lavoro non remunerati. Perché? perché se vuoi entrare in un ordine, devi pagare scotto e lavorare gratis. Non ti viene riconosciuto nulla, neanche a livello contributivo. Alla fine ho passato l'esame di Stato, sono stato abilitato, ma non ho mai ritirato il timbro, quindi tutto è stato assolutamente inutile (due anni di lavoro regalati). E' giusto ciò? no. Ecco, quelli "di sinistra" dovrebbero tutelare queste cose. Perché un giovane deve lavorare gratis per potere entrare in un ordine? non sarebbe meglio che l'ordine non ci fosse? In teoria l'ordine dovrebbe tutelare i cittadini riguardo le prestazioni professionali offerte dagli iscritti, ma conti alla mano sembra che molto più spesso gli interessi tutelati siano quelli degli aderenti.
Vorrei ricordare ad alcuni ideologizzati che difendere gli interessi privati delle corporazioni, non è qualcosa di sinistra.
Se ti è piaciuto questo articolo, seguimi su twitter o condividimi su facebook (puoi farlo con i tasti che trovi sulla home page), oppure unisciti gratuitamente con google friend connect o iscrivendoti ai miei feed. Grazie!


















23 commenti:
Hai detto bene all'inizio, ci sono liberalizzazioni che servono ai cittadini, altre che servono invece alla grande distribuzione sono quest'ultime che mi lasciano perplesso.
infatti la liberalizzazione in sé non è un bene, è il tipo di liberalizzazione che può essere più o meno utile, all'interesse collettivo (per me quello che conta è l'interesse collettivo, davanti a quello individuale o di gruppo ristretto)
Sono completamente d'accordo col tuo ragionamento.
Sarò pure pesante e pedante, ma il mio parere è sempre lo stesso: la sinistra perde alle elezioni perché merita di perdere. In più, molti dei punti programmatici del PD sono gli stessi di quelli di Berlusconi, sicché, molta gente preferisce ancora votare per l'originale, piuttosto che per la carta velina. Curioso, poi, 'sto PD che condanna non solo la violenza, ma pure le proteste in piazza, quando poi, in passato, ha inneggiato alle manifestazioni per ogni scusa plausibile. Altro che le Comiche di Fantozzi...
Plasma, c'è da chiedersi quanto il PD sia un partito di sinistra secondo i canoni storici per cui si definivano i partiti di sinistra o di destra (canoni che probabilmente oggi sono superati).
Il problema grosso di un partito come il PD a mio avviso, è che si discute poco (con la base) e che quando discutono (i dirigenti) delle loro mille posizioni, tali restano. La discussione non porta a una unitarietà di posizione all'interno del partito, come dovrebbe essere. se ci sono 100 posizioni e 100 restano anche dopo la discussione...
Le nostre sono diventate società rivendicative nelle quali tutti reclamano diritti svincolati da doveri. Una società nella quale tutti rivendicano diritti per sé e doveri per qualcun altro è una società che alla lunga non tiene. Arriva un punto nel quale il coro dei diritti produce una società parassitaria, una società intessuta soltanto di "azioni interessate" gestita soltanto da animali utilitari, da egoismi "razionalmente calcolati". La società immorale è oggi uno specchio dell'uomo utilitario. G. SARTORI.
firmarsi grazie
Il problema è che con quel partito bisogna per forza fare i conti. Ha una percentuale di consenso che sfiora il 30%, per cui senza il PD non si governa. Io spero sempre che, al di là delle visioni ideologiche, PD, SEL, IdV, FdS, Verdi e Socialisti, riescano a mettersi attorno ad un tavolo rotondo per redigere un documento programmatico comune attorno al quale costruire un'alternativa a Berlusconi e Monti (che è di destra) da proporre agli italiani, sottoscrivendo un patto informale tra di loro, che è quello della coesione sia in Parlamento che nelle uscite pubbliche. Solo così gli italiani si decideranno a svoltare a sinistra e ripudiare per sempre il berlusconismo.
Bell'articolo! Complimenti!
Michele
altro problema del centro sinistra: eccessiva frammentarietà. E l'eccessiva frammentarietà ha come conseguenza l'ingovernabilità. Oggi il centro sinistra non riesce ad essere una alternativa credibile anche a causa dell'eccessiva frammentarietà. Lo stesso PD è diviso in mille correnti.
io sono di sinistra, da sempre, ma penso che il governo abbia fatto troppo poco in tema di liberalizazioni. Banche, assicurazioni, farmacisti ed ordini professionali in genere sono ancora troppo protetti. Basta guardare le normative vigenti negli Stati Uniti. Germania e Olanda per capire che le caste hanno solo rinunciato a privilegi marginale. E se un governo apolitico riesce a fare così poco, quale speranza di eguali opportunità può avere un giovane Italiano?
Sono completamente d'accordo. Avercela pregiudizialmente con le liberalizzazioni da sinistra è incomprensibile.
Ciao, un sorriso liberalizzato
C.
atticus, le liberalizzazioni non sono qualcosa di "destra" (tant'è che in Italia la destra rappresentata da PdL Lega non le ha mai fatte, preferendo tutelare interessi corporativi), come sottolinea anche comicomix.
Che poi definire destra e sinistra oggi, con i vecchi canoni che i utilizzavano pre muro di Berlino, è molto difficile.
In questo senso, liberalizzare un monopolio privato, nell'interesse collettivo, è sicuramente qualcosa di sinistra.
Ci vuole del coraggio a scrivere certe cose..e tu lo hai,il coraggio dei servi!!!!
bisognerebbe argomentare e non insultare, se solo si fosse in grado...
le privatizzazioni lasciano il tempo che trovano (si dice in toscana)
prendo ad esempio l'autostrada del sole fu detto che dopo 20 anni
di gestione privata sarebbe tornata
allo stato con benefici per il popolo
stiamo ancora aspettando.
nel 1957 lo stato compro da i privati che fornivano energia elettrica le loro licenze
promettendo al popolo che dopo 10 anni l'energia elettrica sarebbe costata meno al popolo
stiamo ancora aspettando e qui mi fermo lasciando il tutto al vostro giudizio. VITTORIO
Sartori, che non è certo un comunista, dice (lo cito nuovamente): "non tutto ciò che è privato è bene, non tutto ciò che è pubblico è male".
L'importante, a mio avviso, è che prevalga SEMPRE l'interesse pubblico, rispetto all'interesse privato.
Il termine "sinistra" nel tempo è stato associato al Comunismo. Il Comunismo si basa sulla lotta di classe, sulla presa di potere da parte della classe proletaria e la seguente requisizione dei mezzi di produzione, a cui segue una economia collettivizzata.
Quindi da questo punto di vista il termine "liberalizzazione" non ha alcun senso, non esiste nel dizionario.
E anzi, la libertà di impresa non può esistere in una economia collettivizzata, dove è lo Stato a decidere cosa e quanto ogni cittadino meriti di ricevere e cosa e quanto debba dare in cambio.
sinistra è stato associato a comunismo da chi non capisce di politica o per ignoranza (nel senso che non sa) o per malafede.
Ciao Nicola !
Io non mi chiederei se una cosa è di sinistra o di destra, quanto piuttosto se ha un senso o meno, se è utile o no.
Le liberalizzazioni sono utilissime, sia agli utenti sia allo sviluppo, perciò chissenefrega se sostenerle sia di sinistra, di destra, di alto o di basso.
Venendo al post: il fatto che gli ordini professionali abbiano in pugno i giovani è una vergogna; dipendesse da me renderei assolutamente opzionale l'iscrizione ad un ordine per praticare la professione. A quel punto, essendo non più un obbligo ma un'opzione, l'ordine potrebbe perfino diventare utile perché per attirare "soci" dovrebbe offrire quel qualcosa in più che oggi in teoria offre ma in realtà no, come ad esempio una vera certificazione sulla qualità dei propri iscritti, ecc. ecc. Nel dubbio, si potrebbe eliminare del tutto: il mercato è perfettamente in grado di stabilire chi sia valido e chi no, senza necessità dell'ordine.
Per quanto riguarda invece le liberalizzazioni in cui rimane lo Stato come uno degli attori in concorrenza, non sono d'accordissimo con te: comunque inevitabilmente diventerebbe un attore privilegiato rispetto agli altri, meglio affidare tutto a privati.
Il mio pensiero in sintesi: il top sono le liberalizzazioni; se non si può fare ed è necessario il monopolio allora il servizio deve essere pubblico. Il peggio del peggio è il monopolio privato, tipo le autostrade ...
E già, infatti non è vero che in Italia c'era il più grande Partito Comunista d'occidente, finanziato dal PCUS e non è vero che c'erano le Case del Popolo, le Feste dell'Unità e la gente con le foto di Lenin nel tinello.
Wikipedia recita:
"Nel corso del Novecento, la sinistra ha compreso posizioni ideologiche come il progressismo, la socialdemocrazia, il socialismo, il comunismo e, sotto certi profili, il liberalismo sociale. Il termine left è stato utilizzato nel Regno Unito per indicare le componenti liberale (erede degli Whig) e laburista, il termine linke in Germania per indicare prevalentemente i socialdemocratici."
E in Italia abbiamo avuto una grandissima tradizione socialdemocratica (ironia).
GENERAZIONI a CONFRONTO
La generazione nata n’ellera fascista non ha goduto la sua giovinezza
Finita la guerra molti giovani a 12 anni hanno incominciato a lavorare
per non essere di peso alla famiglia
(i giovani nati negli anni 60 con la pancia piena studiavano) mentre i loro Padri e i giovani con la pancia vuota ricostruivano L’Italia.
Nel 1968 la nuova generazione con la pancia piena manifestava
i risultati sono ben visibili. Incominciando dalla politica –sindacati- imprenditoria - manager-faccendieri ecc .
le generazione nate nel dopoguerra dovrebbero fare un esame di coscienza
mettendo a confronto il loro modo di sacrificarsi con quello dei loro Padri
che a distanza di 66 anni ancora si sacrificano per i figli.
Se studiate fino ha 30 anni chi paga i genitori se siete disoccupati chi vi campa i genitori
Il tutto continua anche quando giunti alla vecchiaia andiamo in Pensione.
Quello che fa più male è sentir dire che i Padri
con i privilegi goduti negli anni passati hanno distrutto il futuro dei figli .
L’errore commesso dai padri nel dopo guerra? è il
non avere capito che il carattere di una persona
non si forgia nell’agiatezza
ma nel superare i problemi della vita quotidiana.
Il risultato? è evidente è dovuto alla apatia dei giovani
e alla disonestà dei sessantottini che appartengono alla classe politica
servi dei capitalisti. VITTORIO
Vittorio, tutti conosciamo e riconosciamo i sacrifici fatti dalla generazione di chi ha vissuto durante la guerra. A me piace ascoltare mio nonno (e quando erano ancora vivi anche gli altri miei nonni) raccontare come fosse il mondo allora. Se oggi siamo una democrazia lo dobbiamo soprattutto a quella generazione.
Per quanto riguarda i "privilegi" il discorso è complesso: non tutti hanno goduto di privilegi, molti ne hanno abusato, moltissimi ne sono rimasti esclusi. Atteso che non si dovrebbe mai parlare di privilegi, ma di diritti e doveri. Il risultato è stato un disequilibrio che oggi nella nostra società è ancora piuttosto evidente.
Posta un commento