mercoledì 18 aprile 2012

Con più partiti c'è più democrazia?


La risposta è: No. Non esiste nessuna relazione tra il numero di partiti, escluso il caso di un regime monopartitico, e il concetto di più o meno democrazia (tra l'altro concetto in sé di difficile definizione).
In questi giorni ho sentito persone sostenere che il finanziamento pubblico servirebbe (anche) a sostenere l'esistenza dei piccoli partiti, così ci sarebbe più democrazia. Questa è un'affermazione non vera, per i motivi che vado a spiegare. Il contesto in cui operano i partiti, è la democrazia rappresentativa. In questo ambiente i partiti (che aggregano le domande dei cittadini) sono fondamentali per l'esistenza della democrazia.
Per democrazia, riprendendo una definizione di Bobbio, intendiamo quel sistema politico dove, per prendere decisioni collettive, valgono due regole:
1) tutti partecipano alla decisione direttamente o indirettamente;
2) la decisione viene presa dopo una libera discussione a maggioranza.
Sartori aggiunge a queste, la condizione per cui devono essere tutelate le opinioni della minoranza (per non cadere in quella che Tocqueville chiamava tirannia della maggioranza). Deve esistere possibilità di alternanza al governo (rimando a Valbruzzi, il potere dell'alternanza, 2011).
Anche dalla definizione di democrazia, vediamo come non ci sia nesso tra numero di partiti e più o meno democrazia. Alcuni sistemi sostanzialmente bipartitici (USA e il sistema Westminster del Regno Unito, anche se in questo caso i partiti sono sostanzialmente tre), sono tra i più democratici del mondo. Questo perché non si misura la democrazia con il numero dei partiti presenti (sono altri gli indicatori, come abbiamo visto).
Il numero dei partiti presenti in un determinato sistema politico invece, ha influenza sulla governabilità e in generale sull'efficacia ed efficienza dei governi (più sono i partiti e generalmente minore è la governabilità di un sistema).
Sartori distingue i sistemi multipartitici in tre tipologie:
1) pluralismo moderato;
2) pluralismo polarizzato;
3) pluralismo atomizzato.
E' opinione diffusa tra i politologi che l'efficacia e l'efficienza di governo, scenda allo scendere dalla tipologia 1 a 2 e a 3.
Ovviamente più sono numerosi i partiti, maggiore è la rappresentatività che i cittadini possono trovare in essi. Ma ciò non è elemento che migliora o peggiora una democrazia. Il concetto di rappresentatività è una cosa, quello di democrazia un'altra. E' invece tendenzialmente vero che più partiti ci sono (maggiore è lo spettro ideologico), minore sarà la governabilità.

Concludendo, quando sentirete un politico dire che servono più partiti per avere più democrazia, questo dice una cosa non vera.

3 commenti:

fcoraz ha detto...

Aggiungo che quando la partitocrazia (espressione correlata al numero di partiti del mercato politico) occupa la democrazia come sta succedendo in Italia, il sistema delle organizzazioni rappresentative diventa un elemento autoreferenziale scisso dagli interessi degli elettori che li hanno "scelti".

Alberto ha detto...

Più partiti più casino con conseguente ingovernabilità. La politica è (anche) compromesso.

Linea Gotica ha detto...

è ora di capire dove vogliamo andare.
Questo paese ha la necessità di essere governato, in modo serio, efficace ed efficiente. Se continueremo nella strada dei tremila partitini, ognuno dei quali tra l'altro vorrà essere finanziato pubblicamente, falliremo. ma falliremo veramente.