Fortunatamente è finito il Giro d'Italia, visto il livello dei partecipanti credevo non arrivassero più.
Il ciclismo è uno sport profondamente in declino, basta guardare gli albi d'oro delle principali corse a tappe. Tolto Contador (squalificato poi per doping), al Giro hanno vinto negli ultimi anni: Scarponi, Basso, Menchov, Di Luca, Savoldelli, Cunego. Non certo nomi da olimpo del ciclismo. Si nota poi come praticamente ogni anno cambi il vincitore, segno che non c'è un corridore al di sopra degli altri. Stessa cosa per il Tour: tolto Contador, nel dopo-Armstrong hanno vinto Pereiro, Sastre, Schleck, Evans. I primi due praticamente spariti dal grande ciclismo, gli altri due buoni corridori, non proprio campioni indimenticabili.
Qualcuno dice che il ciclismo aveva cercato troppo il limite, anche con metodi non leciti, e quello di oggi sarebbe un livello più umano. Sarà, forse invece il ciclismo è entrato in crisi per vari motivi e il livello dei corridori ora è mediamente più basso. Anche la boxe è entrata in crisi 20 anni fa e non ne è più uscita.
E' indubbio che i corridori attuali siano meno forti di quelli passati. Passi, ma il problema è che non entusiasmano. In salita arrancano, attacchi con il contagocce e telefonati, a volte sembra guardare una gran fondo di amatori piuttosto che una corsa di professionisti. Davanti alla TV ci si addormenta, non succede niente, il gruppo si screma non perché qualcuno va in fuga ma perché a poco a poco si staccano.
Quello che si è appena concluso è probabilmente stato il Giro con il livello tecnico più basso di tutti i tempi. Peccato, i francesi dicono che è il Tour a fare grandi i corridori e non viceversa. Non è vero, senza grandi interpreti, anche il Tour diventa una corsa come le altre.
















22 commenti:
Senza offesa ma mi sembrano le parole di una persona che non segue troppo il ciclismo. Ti attacchi tanto ai nomi e poco alle emozioni. Senza dubbio è stato un Giro d'Italia moscio ma generalizzare colpevolizzando tutto il movimento mi sembra altrettanto eccessivo.
Mi sembra tanto di risentire i "tifosi" di motociclismo che senzavalentinocosaloguardoafare.
Concordo invece sull'ultimo punto: ritengo anch'io che siano più i campioni a fare il Tour e non viceversa.
seguo il ciclismo anche troppo (da sempre) e ho corso in FCI da ragazzino, so di cosa parlo te lo posso assicurare.
Ti emozionano i corridori di adesso? buon per te.
MI spiace davvero dirlo, ma concordo in pieno. Tolto Contador, gli altri mi sembra quasi che...abbiano paura di rischiare. Alla penultima tappa la maglia rosa ne aveva di più, indubbiamente, ma è scattata soltanto a 800m dalla fine. Hanno paura di scoppiare. L'unico che davvero ha rischiato è stato quello che è arrivato terzo e ci è riuscito proprio perchè ha rischiato. Vediamo il Tour come va...
Non ce l'ho con i corridori, ognuno fa il suo e da quello che ha.resta il fatto che il ciclismo è una competizione e il Giro d'Italia è una competizione di primo livello (per questo sport). Il Giro quest'anno non ha espresso, secondo me, uno spettacolo all'altezza (inutile dire bravi tutti, viva chi partecipa; lo Stelvio l'ho scalato anche io l'anno scorso, con il Gavia e il Mortirolo, sotto l'acqua per giunta!) Quest'anno per la prima volta dopo tanto tempo, non sono andato a vedere una tappa dal vivo. Forse ci eravamo abituati male. Per me il ciclismo resta uno sport bellissimo, ma i corridori di oggi non mi entusiasmano.
Ci sono corsi e ricorsi. In gioventù la pallacanestro qui da me era molto popolare, adesso molto meno. Magari non nel senso che il numero di praticanti sia diminuito ma nell'enfasi con cui i media ne parlano.
Secondo me il vero guaio del ciclismo è che è uno sport dove conta praticamente solo la capacità di faticare. Il gesto di pedalare di perse non richiede nessuna abilità particolare, se non appunto quella di pedalare più velocemente e/o di fare più forza sui pedali. Non ci sono particolari gesti da imparare, la bicicletta è un attrezzo semplice, non ci sono tattiche o strategie perché ognuno corre per se stesso.
Per cui alla fine le vette del ciclismo sono le imprese disumane, le salite impervie, le discese sotto la pioggia a 100 all'ora, gli uomini trasfigurati dalla fatica.
Una volta la gente si poteva immedesimare, oggi è più come assistere ad una esecuzione.
nel ciclismo le tattiche ci sono eccome. sebbene in altri sport il gesto tecnico sia più importante (pensiamo a sport di coordinazione quali il calcio o il tennis), anche nel ciclismo la tecnica è importante (i cronoman studiano la propria postura in galleria del vento per essere più performanti). Il gioco di squadra è fondamentale, soprattutto nelle tappe di pianura e collina, nonché per portare i capitani in buona posizione nelle salite principali.
Il lato psicologico poi (come in tutti gli sport), è importante almeno se non più, delle capacità fisiche. Un esempio: secondo molti Ullrich fisicamente era decisamente superiore ad Armstrong ma il primo ha vinto un tour, il secondo sette.
Porto poi il mio esempio, i miei test fisici davano ottimi risultati, ma in gara i miei risultati erano piuttosto scadenti. E' vero che probabilmente avrei dovuto intraprendere sport di forza esplosiva e non resistente (ma avrei potuto fare il velocista), però il mio limite, quando ero un ragazzino, era proprio di tipo psicologico, non avendo la mentalità della competizione. L'ho imparato più avanti negli anni ma, per fare l'agonista, oramai era tardi.
Si ci sono le tattiche e le tecniche nel ciclismo, ci sono anche nella scopone.
Ma è roba risibile rispetto a, che ne so, la pallacanestro citata sopra, dove non solo devi imparare dei gesti innaturali, non solo ci sono mille regole strambe ma devi anche coordinarti con altri 9 giocatori, di cui 4 giocano con te e 5 contro.
In un campo di pallacanestro, che è 15x28 metri, ci sono 3 arbitri nelle partite di serie A, segno evidente della difficoltà di gestire il gioco e le sue regole. Nel ciclismo, fughe a parte, non succede niente fintanto che non si arriva a poche centinaia di metri dal traguardo.
Non volevo sminuire la pratica del ciclismo, solo dire che lo spettatore assiste principalmente alle fatiche più o meno disumane dei protagonisti, non a caso le tappe più "interessanti" come dicevo sono quelle delle salite impervie o delle discese a rotta di collo, dove si compiono le gesta epiche. Per contro non credo esista uno spettatore che si diverta ad assistere ad una tappa a cronometro.
Non è diverso dalle altre "corse", la gente vuole vedere i sorpassi, le manovre al limite e magari anche l'inevitabile incidente. A nessuno piace vedere le auto o le moto che fanno un giro dopo l'altro in solitaria.
E quindi l'unico modo che ha il ciclismo di fare qualcosa di emozionante è quello di portare la fatica al limite massimo. Non ci sono assist, schiacciate, tiri da lontano, dribbling, attacco, difesa. Solo la fatica.
Ed è la ragione per cui il doping nel ciclismo parte dai dilettanti.
cambio discorso, ma rimanendo nel tema (vorrei farci un post). Negli ultimi 20 anni in quasi tutti gli sport, c'è stato un sorpasso della prestazione fisica rispetto alla tecnica. Nel calcio sono scomparsi i fantasisti, nel tennis sono comparsi i legnatori da fondo, gli sport sono generalmente diventati più veloci e meno tecnici.
Tutto vero.
Diciamo che il meccanismo evolutivo è stato questo:
Mettiamo che tu sei l'allenatore della squadra del Poggibonsi e un giorno giochi contro il Peccioli. Nel Peccioli c'è Maradona e ti segna 10 gol.
Allora pensi "ma come faccio io che ho solo gente coi piedi che sembrano due blocchi di porfido?"
E la risposta inevitabile è: "nonostante i piedi di porfido, proviamo a farli correre il doppio o il triplo di Maradona, non riusciranno a imitarne i giochi di prestigio ma potranno arrivare prima di lui su tutti i palloni, interferire coi passaggi verso di lui e quindi soffocare la fonte del gioco avversario".
Di conseguenza viene "se tutta la squadra corre il doppio degli avversari, non mi serve il fantasista perché li travolgo con la quantità delle palle giocate".
Il passo successivo è che nelle giovanili gli allenatori tendono ancora a privilegiare la quantità sulla qualità, è un investimento meno aleatorio (di Maradona ne nasce uno su un milione) e più produttivo perché tutte le squadre impostate sulla quantità riescono comunque a cavarsela abbastanza bene a costi economicamente ragionevoli.
Se vuoi un paragone è come la Seconda Guerra Mondiale, i Tedeschi alla fine producevano i migliori aerei e carri armati, ultra sofisticati ma gli alleati ne mettevano in campo 30 contro 1, per quanto singolarmente inferiori e tecnicamente più semplici.
sono legato a un'idea di sport dove il romanticismo della tecnica, forniva una forte emozione, superiore alla bruta prestazione fisica (Mohammed Ali vs George Foreman).
Guardo Federer al Roland Garros e non mi spiego come uno con la sua incredibile superiorità tecnica, possa perdere dei match. Eppure talvolta perde, poiché gli altri corrono di più e hanno più resistenza, ma il fascino del suo gesto tecnico resta. Gli altri quando giocano contro di lui, sembrano me che gioco a tennis...
Si ma il romanticismo non va d'accordo con le macchine. Una volta la gente mangiava male, la medicina era approssimativa e altrettanto la preparazione atletica. Quindi il talento emergeva. Adesso è facile produrre atleti in batteria, sono tutti grandi grossi e preparati in maniera ottimale. Il talento sporge meno perché tutti gli altri valori sono cresciuti enormemente.
E' un po' come l'artigianato contro la produzione industriale. C'è stata un'epoca in cui ogni oggetto rispecchiava l'abilità dell'artigiano che lo realizzava. Ad un certo punto l'industria, imitando i prodotti artigianali, ha rivaleggiato con la qualità media degli artigiani ed era sorpassata solo dai maestri. Poi siamo arrivati al punto che i prodotti industriali non imitano quelli artigianali, definiscono una nuova classe di prodotti che implicano tecnologie che l'artigiano non può replicare, nemmeno con tutto il talento del mondo.
Nel caso degli sport individuali come il tennis c'è sempre la possibilità che uno sia un grande atleta e abbia anche un grande talento. Ma negli sport di squadra il talento del singolo tende naturalmente a diluirsi nella media del talento della squadra. Per cui un Messi non fa una differenza insormontabile quando incontra una squadra il cui valore medio è vicino a quello della sua.
qualche anno fa la gazzetta dello sport pubblicò all'interno di una sua rubrica, un mio post in cui analizzavo proprio la ricerca del limite fisico nelle prestazioni sportive, giungendo alla considerazione (empirica) per cui alcuni sport sono più vicini di altri al limite fisico, e ciò lo si può vedere dai miglioramenti marginali dei record del mondo (più il "delta" sarà contenuto, più sarà vicino il limite).
Il giornalista della gazzetta contestò sarcasticamente questa teoria. Alla gazzetta infatti sono noti scienziati...
I Cinesi mi risulta abbiano praticato l'eugenetica per un po' di tempo, non so se lo fanno ancora, accoppiando gli atleti tra di loro. Il passo successivo è ricorrere all'ingegneria genetica per produrre direttamente gli embrioni. Se lo sport è uno show, in teoria si potrebbero verificare le condizioni economiche per cui diventi conveniente creare dei "mostri" capaci di prestazioni superumane.
Poi c'è tutto il filone dei cyborg o degli androidi (la differenza è che i cyborg sono esseri umani con innesti cibernetici, gli androidi sono robot di forma umana). Il caso dell'atleta senza le gambe che corre con le protesi, sempre in teoria qualcuno potrebbe farsele tagliare apposta per farsi impiantare due protesi studiate per la corsa o il salto o che ne so.
E via via.
la ricerca del limite, nel campo sportivo (ma anche in altri campi), può avere effetti devastanti.
Il caso (inumano) di atleti che in futuro potrebbero amputarsi per migliorare le proprie prestazioni fu prospettata dal prof. Dal Monte (riferendosi al caso Pistorius).
In realtà l'amputazione volontaria sarebbe un "trucco" per ottenere l'autorizzazione all'uso delle protesi, altrimenti si potrebbe usare un esoscheletro (ce ne solo alcuni sperimentati per applicazioni militari) o protesi meno invasive (tipo molle sotto i piedi o la leva per lanciare il giavellotto con più forza in uso dal neolitico).
Comunque non è il "campo sportivo", è lo show business. Uno si spinge al limite e oltre in due casi, se è pazzo o se esiste un premio consistente. Gli atleti oggi come oggi guadagnano milioni tra ingaggi e sponsor se ottengono i famosi "risultati". E a chi li paga paradossalmente va bene anche se muoiono nel tentativo, anche quello fa spettacolo.
Per inciso, conoscevo un tale che vendeva integratori alimentari. Mi diceva che se provi a vendere acqua e zucchero ai ciclisti amatoriali un una bottiglietta rosa con sopra i fiori, non la comprano. Se invece l'acqua e zucchero gliela metti in un barattolo nero con sopra un teschio, ne fanno incetta.
Certe cose sono insite nell'animo umano, il patto col Diavolo e cose del genere.
Anni fa lessi un articolo che riportava come la spesa in ricerca in armi batteriologiche di al-qaeda fosse minore della spesa in acquisto di doping nel ciclismo amatoriale nella sola provincia di Ravenna. Non ho ritrovato questo articolo, mi sembra fosse su un quotidiano cartaceo locale, ma è evidente come oggi, il doping, sia un problema soprattutto a livello amatoriale (cosa confermatami peraltro dal mio medico sportivo, quando ho fatto il controllo sui miei parametri vitali sotto sforzo).
Personalmente sono orgoglioso di non avere MAI fatto uso di sostanze illecite in nessuna occasione, orgoglio che molti di quelli che gareggiavano ai miei tempi, probabilmente non possono avere.
Per quanto riguarda il ciclismo amatoriale, l'assurdità di drogarsi per vincere un prosciutto la domenica alla gran fondo...
Eh ma è tutto in proporzione. Te nella vita avrai altre mete da raggiungere oltre vincere il prosciutto nella corsa amatoriale. Presumibilmente per molti invece non c'è altro. Quindi vincere la corsa e il prosciutto vale il rischio della salute. Per altro spesso sottovalutato un po' per ignoranza, un po' per incoscienza. Pensa ai culturisti che si trasformano in fenomeni da baraccone con la speranza di avere 10 minuti di celebrità a qualche concorso.
In Italia abbiamo una cosa che non ci aiuta: la cultura del "furbismo", cioè metterlo nel didietro agli altri ad ogni piè sospinto. Siamo una Nazione dove a scuola impari a copiare e poi come Montezemolo vai a parlare all'università e ti vanti di esserti laureato copiando.
sul "furbismo", vedi commento al post "Berlusconi: ho una pazza idea".
Esatto, Berlusconi, essendo imprenditore di successo in Italia, rappresenta necessariamente un bell'esempio di "furbismo".
In Italia non diventi nemmeno presidente di circoscrizione se non sei "furbista".
Ah, non ci siamo mica dimenticati degli Innominabili, la compagine bianconera e dei "30 scudetti vinti sul campo". Quale altro esempio lapalissiano di "furbismo" all'ennesima potenza applicato allo sport. Ci mancano solo i sacrifici umani e non sarei nemmeno tanto sicuro.
ecco, i 30 sul campo sbandierati ai quattro venti nonostante tutto ciò che è successo, è un altro sintomo di un certo sistema italia tanto in voga nel nostro paese.
ora non dico altro poiché se mi metto a parlare di juventus poi passo di là...
Be ma stiamo parlando di una azienda che assume come direttore generale un tizio che è appena uscito da un tribunale dove era accusato di avere organizzato un giro di squillo che chissà cos'altro per gli arbitri UEFA, senza condanne perché un suo collaboratore si è assunto tutta la responsabilità. La medesima società nei quali armadietti la Finanza ha trovato ogni sorta di sostanza e i cui medico sociale e amministratore delegato si sono salvati per la sopravvenuta prescrizione dell'eventuale reato.
Poi di fronte a condanna penale per associazione a delinquere di amministratore delegato e direttore generale la medesima società dice "siamo estranei" e rivendica successi "sul campo".
Qui siamo un po' oltre anche per i parametri Italici, siamo più nel campo del Signore degli Anelli.
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