Premessa: non mi piacciono i processi mediatici, soprattutto quelli in cui il 99,99% delle persone non ha assolutamente idea di cosa si stia parlando. I processi spettano alla Magistratura. Secondo punto, la mia esperienza in mare non va oltre la guida del pedalò, già nella canoa ho difficoltà di manovra. Non farò quindi alcuna affermazione tecnica, ma condividerò con voi alcune considerazioni che riguardano non solo le navi, ma il "comando" di mezzi in generale.
Tutti abbiamo utilizzato mezzi che vengono guidati (o comandati) da altri [c'è grossa differenza tra guida e comando, ma non è questo che voglio analizzare]: dal taxi, all'autobus, dal treno all'aereo alla nave. Nei primi due casi si parla di guida, il treno sta un po' nel mezzo (il macchinista, colui che guida, non è il comandante del treno, lo è il capotreno), aereo e nave sono comandati.
La nostra percezione della sicurezza sui convogli è solitamente distorta: è infatti più facile trovare fobie quali la paura di volare o di navigare, piuttosto che quella di andare in auto. Eppure l'auto è un mezzo incredibilmente meno sicuro di una nave o un aereo.
Quando saliamo su un aereo o su una nave la maggior parte delle volte non vediamo il comandante, talvolta sentiamo la sua voce, ma non lo vediamo mai nell'espletamento delle sue funzioni. Ci fidiamo, il nostro pensiero sostanzialmente è: "cavolo, a me hanno fatto un culo così per prendere la patente, se a questo gli fanno guidare un aereo o una nave saprà pur fare". Si instaura un rapporto di fiducia con chi guida mezzi che sfidano la fisica (il ferro non vola né galleggia come dice un mio amico...) e dei quali noi non sappiamo un benemerito nulla su come si faccia a "comandarli" (mentre un taxi o un autobus, probabilmente li sapremmo guidare pure noi).
Ma come si scelgono le persone che hanno responsabilità di comando in mezzi come gli aeromobili e le navi? Beh, sarebbe interessante saperlo. Un tempo buona parte dei comandanti erano ex militari passati al civile. Fino a una ventina di anni fa non si trovava un comandante di aereo che non fosse stato un militare (la carriera militare aeronautica alla guida degli aeromobili, per ovvi motivi, è piuttosto breve). La garanzia era la formazione militare: rigida, severa, responsabilizzante. Questo perché se si hanno grosse responsabilità, bisogna saperle portare sulle spalle. Una formazione rigida e severa, fa capire se certe persone siano "portate" oppure no a svolgere certe mansioni (esempio: io ho fatto il CAR nell'Arma, dopo pochi giorni un congruo numero di persone avevano rinunciato e se n'erano andate. E parlo di CAR, non formazione per la guida di navi o aeromobili).
Tutti sbagliamo, tutti commettiamo errori, ma se abbiamo grosse responsabilità sulle spalle, bisogna che siamo preparati a saperle reggere. Non basta essere preparati tecnicamente, è molto più importante esserlo mentalmente. La tecnica è nulla senza controllo.
Ma le logiche commerciali quanto tengono conto di tutto ciò? La formazione militare (per i comandanti ad esempio) è qualcosa di "pubblico" (formazione militare intesa come formazione pubblica, non privata), non è pensata per fare introiti, per monetizzare qualcosa, ma è tesa principalmente alla responsabilizzazione dei formati. E' possibile che le logiche private siano diverse. Ma allora come selezionano nel privato, i comandanti? Ecco, questo sarebbe bene saperlo.
Poiché quando saliamo su un aereo o su una nave, affidiamo la nostra vita ai comandanti. E questi devono sapere sopportare questa pesante responsabilità.


















