sabato 11 febbraio 2012

In Romagna la neve la sbadiliamo in ciabatte (video)

Dopo il video andato in onda al Tg3, ecco la prova che in Romagna la neve la sbadiliamo in ciabatte.
(video di Giovanni Fanti, San Piero in Bagno FC).


giovedì 9 febbraio 2012

Sistema elettorale: Politici italiani che non conoscono le "leggi" della politica


Fareste progettare casa vostra dal fruttivendolo?
Vi fareste immettere un bypass dal carrozziere?
Vi fareste aggiustare i freni dell'auto dall'avvocato?
Fareste progettare un aereo da un medico?

La risposta sana da dare, è no. Questo perché servono specifiche competenze, per specifiche mansioni.
In alcuni campi però succede che persone che non ne sanno spesso (quasi) niente, dicono la loro con presunzione di verità. E' il caso della politica. Il politico è spesso un uomo (o una donna) che non conosce le regole della politica (parlo di quelle "tecniche" della Scienza Politica), ma nonostante ciò, incurante di tutto, espone la sua, cercando di azzerare anni di studi e analisi, per il semplice fatto che non è informato, che non ha studiato o non conosce adeguatamente bene un caso.
E' come se il fruttivendolo di punto in bianco stabilisse come si progettano i ponti, fregandosene degli studi di milioni di ingegneri e architetti, svolti nel corso degli anni.

Veniamo al dunque. Si parla di riforma della legge elettorale. Abbiamo sentito politici in questi giorni dire che non vogliono una legge elettorale bipartitica.
I politologi sono concordi sul fatto che non esista una legge elettorale che determini di punto in bianco un sistema bipartitico.
I sistemi maggioritari (nelle forme plurality e majority), quelli temuti dai piccoli partiti e apprezzati da quelli più grandi, secondo Duverger (1954) tendono al dualismo (che tra l'altro è diverso come concetto da bipartitismo) nella forma plurality e al multipartitismo nella forma majority (e in quella proporzionale). Analisi più recenti (Sartori), accettate dalla stragrande maggioranza degli studiosi della politica, dicono che:

1) un sistema maggioritario non produce bipartitismo ma contribuisce a mantenerlo;
2) un sistema maggioritario, nel lungo periodo, produce bipartitismo se si verificano due condizioni: a) se il sistema partitico è strutturato; b) se l'elettorato refrattario alle pressioni maggioritarie del sistema è disperso nei collegi;
3) un sistema bipartitico è impossibile se esistono minoranze (linguistiche, razziali, tematiche) concentrate nei collegi;
4) anche i sistemi proporzionali sono riduttivi, specie se cono collegi piccoli.

Ne consegue che il bipartitismo, anche se con una legge elettorale plurality (è quella che vige in Inghilterra e che dubito verrà presa in considerazione in Italia), può formarsi solo se il sistema partitico è strutturato e vi è dispersione nei collegi. Cosa che non corrisponde al sistema italiano. Tra l'altro non succede neppure in Inghilterra dove i partiti che competono sono 3, sebbene i liberali tendano ad essere sottorappresentati da quel sistema elettorale.

Urticante poi sentire politici dire, riferendosi al sistema elettorale: "vogliamo più democrazia". La democrazia non cambia, cambiando sistema elettorale (può cambiare solo se si toglie la possibilità di elezione, se le elezioni non sono libere e se il partito che si presenta alle elezioni è forzatamente uno solo e quindi non c'è competizione). Chi sostiene che un sistema proporzionale è "più democratico" di uno maggioritario non ha chiaro il concetto di democrazia (o non lo conosce affatto). Cambiano la modalità di rappresentanza, cambiano i numeri dei partiti, cambiano le formule con cui i voti determinano gli eletti, cambiano altri fattori, ma non si diminuisce o aumenta la democrazia (tra l'altro si può facilmente dimostrare che un sistema proporzionale, con determinate condizioni, può essere dis-proporzionale anche più di un sistema maggioritario, con altre condizioni). Chi lo sostiene non solo non conosce la politica, ma tantomeno conosce il concetto di democrazia (per una visione del concetto moderno di democrazia rimando a Bobbio e Sartori).
E se fai il politico e non sai cosa sia democrazia, sulla base di cosa ne chiedi di più?

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mercoledì 8 febbraio 2012

Noi la neve la sbadiliamo con le ciabatte

S.Agata Feltria (Rimini), territorio Alta Romagna, dove si trova una coltre di neve in alcune zone abbondantemente superiore ai 2 metri.
Il signore intervistato da Rai3 dichiara

domenica 5 febbraio 2012

Il lavoro flessibile va pagato di più


Dopo la sortita del Premier Monti sul posto fisso monotono, ho scritto un post sul Passatore, dal titolo "la monotonia del posto fisso e il prezzo del lavoro flessibile".
Riporto una sintesi di quanto scritto (per un'analisi più ampia, rimando al post sul Giornale del Passatore):

Considerazioni su posto fisso e lavoro flessibile: in una attività imprenditoriale il rischio di impresa è assunto dall'imprenditore. La prestazione di lavoro dipendente viene retribuita principalmente sulla base di 3 fattori: qualità, responsabilità e rischio. Nelle forme di lavoro flessibili buona parte del rischio viene scaricato sul lavoratore. Il mercato nell'allocazione delle risorse, paga di più le prestazioni maggiormente rischiose. Ne consegue che il lavoro flessibile deve essere pagato sensibilmente di più di quello ordinario (e non per monotonia, ma per le leggi di mercato). Non si possono applicare le regole del mercato solo quando fa comodo e disapplicarle nelle altre situazioni.

Ieri il ministro Fornero ha dichiarato che il lavoro flessibile, deve essere pagato di più.