giovedì 23 febbraio 2012

Una vita fa, five years ago...



(questo è l'unico momento e l'unica foto col pagliaio in testa; io sono così, per certe cose non ci sono, credo che la foto sia piuttosto esplicita) 

5 anni per la storia naturale sono nulla.
5 anni per la storia politica sono solitamente poco significanti.
5 anni per una persona, possono comportare numerosi cambiamenti.
La prima foto è di circa 5 anni fa, scattata in Grecia il giorno prima di un incidente in moto che mi vide uscire malconcio ma non certo come il secondo, quello del 2007. Già, quello (il secondo) credevo avesse messo fine alla mia carriera universitaria da poco iniziata: ospedale, intervento chirurgico, sedia a rotelle, poi stampelle per 7 mesi, un nuovo intervento chirurgico, ancora stampelle, mi sembrava di non uscirne. Poi è nato Alessandro e tutto è andato per il meglio. Nel 2009 la Triennale e ora la Magistrale, tutto nei tempi previsti, 3 e 5 anni, lavorando. Non male.
Sono cambiate tante cose per me, in questi 5 anni. Prima, a parte le biracchiaggine della foto (ma eravamo in 3 e ci siamo fatti tutti e 3 la stessa foto nella stessa posa), da single le 5 erano un orario che concepivo solo per andare a dormire (il sabato); ora è un orario che concepisco solo per dormire (anche il sabato). All'epoca mi piaceva cambiare lavoro (e l'ho fatto varie volte), ora da padre di famiglia, mi piace la stabilità. Nel frattempo ho cambiato paese dove vivere e ho comprato casa. Una vita più tranquilla e serena.
Da stasera però mi mancherà una scusa, non potrò più dire "devo studiare" quando ci sarà da dare l'aspirapolvere. E io da giovane (una vita fa, five years ago), l'aspirapolvere la sognavo così.

(suonammo questa canzone a S.Piero al Cesarock del 1994)

lunedì 20 febbraio 2012

I perché del basso livello qualitativo delle canzoni italo sanremesi

Avevo parlato di musica il giorno successivo alla fine di X Factor, riprendo il discorso partendo da lì (magari date un'occhiata a quel post, poiché ripartirò da quelle considerazioni).
Ho fatto un altro articolo nei giorni scorsi. In pochi giorni parlo due volte di Sanremo, ma quello che mi interessa è il (purtroppo) basso livello in cui è precipitata la musica italiana negli ultimi anni. Credo sia una conseguenza sociale, in Italia la cultura artistica in generale, compresa quella musicale, è piuttosto bassa. Abbiamo alcuni tra i più grandi musicisti del mondo in tutti i campi, dalla classica al jazz, purtroppo il pubblico all'altezza di cotanto talento è molto ristretto. Cosicché succede che questi grandi musicisti, vengano quasi totalmente ignorati, in patria.
L'Italia ha bisogno di interpreti o piuttosto di cantautori, mi chiedevo nel post precedente?
Secondo me c'è un sistema che non funziona ed è quello dei reality musicali che, seguendo logiche commerciali, tendono a produrre bassa qualità. L'Italia oggi ha bisogno di compositori e di valorizzare quelli che ha (ce ne sono di molto bravi, spesso sconosciuti al pubblico, ma apprezzati all'estero, magari nei cosiddetti ambienti underground).

Credo che negli ultimi anni il Festival di Sanremo abbia prodotto poca qualità. Il livello musicale della canzone sanremese è, a mio avviso, molto molto basso (salvo rare eccezioni). Le responsabilità sono tante ma la più grossa è quella delle logiche commerciali. Anche a causa dei televoti che oramai hanno invaso il mondo della televisione. Si televota tutto, pensando che il teleutente sia in grado di decidere cosa sia buono e cosa no. In realtà il teleutente non è quasi mai un esperto nel campo in cui viene consultato, egli si esprime quindi su cosa gli piace e cosa no, che è ben diverso. 
Inoltre partiamo da un assunto: quelli che votano col telefonino sono molto probabilmente le stesse persone che lo fanno in altre trasmissioni, quali Amici o X-Factor. Il risultato complessivo che emerge non è quindi di tipo demoscopico (non è statisticamente rappresentativo). Non meraviglia che negli ultimi 4 Sanremo, col televoto, abbiano vinto 3 usciti dal programma della De Filippi (vogliamo parlare del livello qualitativo dei vari Carta o Scanu?). Va altresì detto che nel caso di Sanremo non si sceglie un rappresentante del popolo, quindi non ha molto senso chiedere al popolo di esprimere un giudizio qualitativo (in modo, come ho sottolineato prima, neppure rappresentativo) su un prodotto artistico (sarebbe come chiedere di fare scegliere il nostro governo a chi guarda Amici di Maria De Filippi. Siete pronti?). 
Credo si debba separare il successo dato dal pubblico con l'acquisto dei dischi e la scelta di qualità espressa da professionisti del settore. Oramai siamo ostaggio dei televoti, su tutto. Ma nessuno (spero) verrebbe in mente di sottoporre al televoto la modalità con cui fare un'operazione a cuore aperto o progettare un ponte a una campata di 1 km. In quei casi ci affidiamo ai professionisti del settore.
C'è una confusione di ruoli che a mio avviso è frutto anche di una percezione generale distorta su cosa sia democrazia (ne ho parlato anche in un post sulla legge elettorale), consultazione popolare, volontà popolare e giudizio popolare, per cui si tende a credere che oggi qualsiasi cosa debba essere sottoposta al giudizio popolare (magari col televoto...), che sarebbe l'unico "giusto". Ma storicamente sappiamo che ciò, anche in politica (e qui, ricordo, siamo in altro campo, quello artistico musicale), ha creato non pochi problemi di democrazia, dal cesarismo al plebiscitarismo napoleonico, eccetera. Democrazia, che è un concetto politico, non significa che chiunque debba dire la propria in qualsiasi campo (anche se credo/temo che la rosa dell'Inter ad esempio, scelta col televoto, potrebbe essere migliore di quella attuale...è una battuta ovviamente). Per favore usciamo dalla logica che tutti debbano dire la propria su tutto, in qualsiasi campo. Questo non è democrazia e smettiamo di abusare di questo concetto che è filosofico e politico, quindi non applicabile all'universalità delle cose. Non voglio buttarla in politica a tutti i costi ma credo che la musica italiana come prodotto culturale, debba uscire da questo sistema per riacquistare quella qualità musicale che oggi latita (sfido chiunque a ricordare il ritornello delle ultime 10 canzoni vincitrici). Oggi col sistema del televoto La locomotiva di Guccini o Crueza de ma di De André molto probabilmente si prenderebbero un "per me è no" delle varie Ventura o De Filippi.
Basta coi televoti e con le logiche commerciali. Non possiamo televotare tutto poiché in questo modo non si premia in alcun modo la qualità.

Il 18 febbraio era l'anniversario della nascita di De André. Fabrizio, quanto ci manchi.