sabato 7 aprile 2012

La fine dei partiti padronali e la riscoperta dei doveri di cittadinanza


La cosiddetta Seconda Repubblica è vissuta sotto l'egida di alcuni partiti padronali, caratterizzati da una sorta di "culto del capo". In tal senso la strada era stata aperta dal PSI di Craxi, ma fu con Forza Italia e Lega Nord che tutto ebbe compimento. Ora, nel giro di pochi mesi, pare essere giunto l'epilogo, anche se in Italia mai dire mai. Perché l'Italia, da nord a sud, che sia Mezzogiorno o Padania, è caratterizzata da vizietti molto simili. Chi gridava "Roma Ladrona", stiamo vedendo cosa fa e faceva.
I partiti padronali sono deleteri proprio perché invece di svolgere le attività tipiche dei partiti (aggregare la domanda degli elettori), spesso sono guidati nell'interesse dei leader (e cerchi più o meno magici vari..). Lo abbiamo visto con Berlusconi e con Bossi.
Nel resto del mondo si parla di leaderismo, dove sostanzialmente delle figure politiche si mettono alla guida di partiti e/o di governi, esercitando una leadership (che secondo Max Weber può essere di tre tipi: carismatica, tradizionale, legale razionale) con finalità di governo.
In Italia la cosa sostanzialmente cambia, la finalità spesso non è il governo della cosa pubblica, ma il perseguimento di interessi privatistici. Anche per questo motivo da noi il leaderismo non funziona e non siamo ancora pronti per farlo funzionare (non siamo preparati a una eventuale Repubblica Presidenziale o Semi-Presidenziale alla francese).
Soluzioni? non sono semplici e gli effetti li si potranno constatare solo nel lungo periodo. La cosa da perseguire è una: "civismo". Serve una ritrovata (anzi trovata) educazione ai doveri di cittadinanza, partendo dalla scuola, educando alla legalità e al rispetto delle regole, insegnando che ai diritti si accompagnano anche i doveri. Incentivare il rispetto delle regole, premiare chi le rispetta e punire molto severamente chi non le rispetta. Fino a che saremo il paese dove è facile farla franca, sarà molto dura uscire da questa situazione.
Non sarà per niente facile poiché quello italiano è oramai diventato un atteggiamento (nel senso sociologico del termine), ovvero una predisposizione a comportarsi in un certo modo. Se un'opinione può modificarsi col ragionamento razionale, per l'atteggiamento è molto più difficile, in quanto predisposizione personale (o di gruppo).
Ci vorranno tantissimi anni per modificare certi atteggiamenti (comportamenti) degli italiani, ma è ora di cominciare poiché ne beneficeranno le generazioni future.

giovedì 5 aprile 2012

cordata padana

mercoledì 4 aprile 2012

La nostra Europa (league)


Hai voglia a lamentarti se in 90 minuti tiri in porta una volta (e fai gol), se nel secondo tempo ti affacci solo una volta e tiri fuori (con Boateng). Hai voglia a lamentarti, quando sul primo rigore ci stava ampiamente l'espulsione (se non è chiara occasione da gol quella, pure ultimo uomo), quando Ambrosini è stato graziato dal rosso tutta la partita, così come Mexes. Per quanto riguarda il secondo rigore, il dubbio non è sul fallo che c'è, come ha ammesso lo stesso Nesta, ma sul fatto che Puyol potrebbe avere fatto blocco precedentemente al fallo, ma è questione di interpretazioni, Nesta infatti comincia da subito a tirare (come da lui stesso confermato).
Inutile recriminare, quando in campo c'è una superiorità così netta da parte di una squadra, tralasciando il rigore a favore del Barca dell'andata non concesso, più forse un altro.
Non c'è stata storia, questa è la verità.
E il Milan attualmente è la squadra più forte d'Italia. Una squadra assolutamente non all'altezza del Barcellona, hai voglia a dire "a testa alta"..., così come non all'altezza di altre squadre europee quali Real Madrid, Bayern, eccetera.
La mia è una critica al calcio italiano, che parte dalla sua squadra attualmente più forte: il Milan. Non sono certo qui a difendere l'Inter anzi, non ho problemi a dire che l'Inter attuale avrebbe potato a casa probabilmente una quindicina di gol tra andata e ritorno (e mi tengo stretto coi numeri...).
Niente, il nostro calcio non è all'altezza di quello europeo, ma allora tanto vale ridimensionare le proprie ambizioni e puntare ad altro. E' da tempo che dico che la nostra dimensione (calcio italiano) è l'Europa League e non la Champions. Europa League dove giocano comunque squadre spesso decisamente più forti delle nostre.
I club vogliono la Champions, ma che senso ha parteciparvi se le nostre squadre non sono all'altezza? Solo per soldi? Meglio provare a vincere l'Europa League, che essere eliminati malamente in Champions (togliete il 2010 e guardate tutte le squadre italiane dal 2008 a oggi dove sono arrivate...).
Contro squadre come queste, meglio puntare al proprio campionato.
Per l'Inter finire fuori dall'Europa, aldilà del danno economico, potrebbe essere pure un bene, anche se una qualificazione all'Europa League, una dimensione più alla nostra portata, non mi dispiacerebbe. Ma per favore, la Champions attualmente e temo per un bel po' di anni a venire, non è proprio cosa per noi.

domenica 1 aprile 2012

Clamoroso: Messi all'Inter!!!


La notizia non è ancora ufficiale, ma pare che ci siano da sistemare solo i dettagli: Messi dal prossimo anno sarà un giocatore neroazzurro. E' il colpo di teatro della squadra di via Turati, che ha deciso come investire il tesoretto messo da parte nel 2010 con le cessioni di Balotelli ed Eto'o. C'erano 100 milioni di euro incassati nell'anno della Champions, se aggiungiamo che l'operazione Eto'o tra soldi incassati e mancati stipendi vale circa 80 milioni e quella di Balotelli circa 60, ecco trovati i soldi per il campione argentino. Uno sforzo economico mai visto prima nella storia del calcio, al Barcellona andrebbero 150 milioni di euro, mentre a Messi  è stato proposto un triennale da 30 milioni di euro all'anno. Il tutto è stato possibile anche grazie a una norma della manovra monti, che permette di scalare l'irpef dalla dichiarazione dei redditi per chi viene pagato più di 10 milioni di euro l'anno (il tutto dovrebbe servire per rilanciare l'economia del paese e attirare nuovi investitori stranieri). L'Argentino, su consiglio del suo procuratore, ha inoltre preteso che nel suo contratto sia prevista l'applicazione dell'articolo 18. L'Inter è infatti una società con più di 15 dipendenti e Messi potrebbe rischiare di essere licenziato per motivi economici.
Messi, che ha seguito la trattativa in prima persona, è entusiasta: "vengo da stagioni molto impegnative e ho bisogno di nuove sfide e di ricaricarmi un po'. Il prossimo anno l'Inter sarà fuori dalla Champions, ci saranno meno partite e potrò rifiatare e concentrarmi sul campionato. L'obiettivo è arrivare nei primi tre, sono entusiasta di questa nuova avventura. Anche senza vetrina europea, credo potrò rivincere il Pallone d'Oro".
Messi sta già cercando casa a Milano, a giugno dovrebbe essere a disposizione di mister Stramaccioni che verrà confermato se riuscirà, come oramai sembra certo, a salvare la squadra.
Messi, che la settimana scorsa ha avuto modo di visitare Interello, dove si allena la prima squadra neroazzura, parla già da interista: rimontiamo per vincere, non siamo poi messi così male.