giovedì 24 maggio 2012

Per la Fornero la crescita è licenziare tutti?


La parola più frequente che sentiamo dire al Ministro Fornero è "licenziare". Quando avrà licenziato 60 milioni di italiani e non lavorerà più nessuno, forse l'Italia potrà finalmente crescere; non si sa come e cosa, ma lo farà.
Prima la riforma dell'articolo 18, ora si chiede la possibilità di licenziare gli statali (possibilità che esiste già tra l'altro, se il ministro non lo sa è bene che cominci a informarsi). Se il principio è rendere simili i diritti dei lavoratori pubblici e privati è giusto (ma gli ambiti in cui operano pubblico e privato sono diversi, come stabilire ad esempio il licenziamento per motivi economici in un sistema di Enti non economici, che non perseguono il profitto?). Sarebbe interessante però capire come, chi e perché i lavoratori (in generale) dovrebbero/dovranno essere licenziati. Se lo si farà a sentimento o per interessi clientelari/politici, ciò sarà inaccettabile (tra l'altro non è semplice giustificare il licenziamento di un lavoratore assunto per concorso pubblico, dopo che l'amministrazione ha messo a concorso il posto; il licenziamento per inefficienza e altri motivi, esiste già; non si capisce quale debba essere il nuovo criterio pensato dalla Fornero, chissà se varrà anche per "i figli di").
Ma poi mi chiedo, forse l'Italia ha bisogno di avere posti di lavoro e non perdere quelli che ha già. Se la politica del governo è licenziare tutti, non servivano certo i professori a implementarla. Non meravigliamoci se il livello dell'Università italiana è quello che è, se il livello dei professori è questo (se questi sono i meglio, chissà come sono gli altri...).

mercoledì 23 maggio 2012

Giovanni Falcone: un uomo fa ciò che è suo dovere fare

Giovanni Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 - 23 maggio 1992)

Gli uomini passano, le idee restano.
Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare
sulle gambe di altri uomini.

lunedì 21 maggio 2012

Grillini in Comune: dalla pars destruens alla pars construens


Non mi piace il termine "Grillini", ma il titolo del post così è più efficace.
Il Movimento 5 Stelle è un partito, anche se a loro non piace definirsi tale, che sta conquistando consensi e al momento pure Municipi. I "Grillini" ora sono in Comune e comincia un'altra fase, con il passaggio dalla pars destruens alla pars construens. Sollevare e contestare le criticità di un sistema è ben altra cosa che (cercare di) risolverle. I Sindaci 5 Stelle si troveranno ora ad affrontare i problemi tipici di chi governa ma non solo, poiché la loro idea di politica prevede un "distacco" dal paradigma capitalistico attuale. Serge Latouche, teorico della decrescita cui si ispirano molte delle tesi del Movimento 5 Stelle, ritiene che la filosofia della decrescita è antitetica al capitalismo attuale (quindi non compatibile con il sistema). Se vorranno mettere in campo fino in fondo le loro idee, i 5 Stelle dovranno attuare una vera  propria rivoluzione politica, ma ciò potrà succedere solo se andranno al Governo nazionale (e se ci andranno da soli).
Amministrare i Municipi è ben diverso che governare un paese, ma è comunque anche questo un compito piuttosto difficile.
Vedremo dopo le critiche ai "partiti tradizionali" cosa sapranno fare i 5 Stelle. Il Movimento si giocherà molta della propria credibilità politica in questi mesi di governo municipale, in vista delle politiche del prossimo anno.
Se dovessero fare ciò che promettono, potremmo vedere in un prossimo futuro uno stravolgimento della politica a livello nazionale così come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi.
Ma governare (amministrare) è diverso che criticare e la partita, anche per i partiti tradizionali, è ancora tutta da giocare.