La parola più frequente che sentiamo dire al Ministro Fornero è "licenziare". Quando avrà licenziato 60 milioni di italiani e non lavorerà più nessuno, forse l'Italia potrà finalmente crescere; non si sa come e cosa, ma lo farà.
Prima la riforma dell'articolo 18, ora si chiede la possibilità di licenziare gli statali (possibilità che esiste già tra l'altro, se il ministro non lo sa è bene che cominci a informarsi). Se il principio è rendere simili i diritti dei lavoratori pubblici e privati è giusto (ma gli ambiti in cui operano pubblico e privato sono diversi, come stabilire ad esempio il licenziamento per motivi economici in un sistema di Enti non economici, che non perseguono il profitto?). Sarebbe interessante però capire come, chi e perché i lavoratori (in generale) dovrebbero/dovranno essere licenziati. Se lo si farà a sentimento o per interessi clientelari/politici, ciò sarà inaccettabile (tra l'altro non è semplice giustificare il licenziamento di un lavoratore assunto per concorso pubblico, dopo che l'amministrazione ha messo a concorso il posto; il licenziamento per inefficienza e altri motivi, esiste già; non si capisce quale debba essere il nuovo criterio pensato dalla Fornero, chissà se varrà anche per "i figli di").
Ma poi mi chiedo, forse l'Italia ha bisogno di avere posti di lavoro e non perdere quelli che ha già. Se la politica del governo è licenziare tutti, non servivano certo i professori a implementarla. Non meravigliamoci se il livello dell'Università italiana è quello che è, se il livello dei professori è questo (se questi sono i meglio, chissà come sono gli altri...).


















