giovedì 5 luglio 2012

La novella del rigore


Il "rigore, rigore, rigore", il parlare di licenziamenti piuttosto che di posti di lavoro, sentir dire che bisognerà abituarsi a stare peggio piuttosto che al benessere, i tagli tagli tagli piuttosto che lo sviluppo, mi ha fatto tornare in mente una storia (vera) accaduta nel mio paese parecchio tempo fa.
Questa storia si lega bene ad alcune scelte politiche messe in atto da questo governo.

(Userò qualche termine dialettale virgolettato, traducendolo tra parentesi) 
A San Piero c'era un contadino che aveva una "bricca" (femmina di asino) da lavoro, che svolgeva egregiamente il suo compito, come tutti i bravi asini. Lavorava tutto il giorno e la sera il contadino le dava da mangiare. Il contadino a un certo punto pensò che forse poteva risparmiare qualcosa, continuando a fare lavorare la sua "bricca", cosicché decise di ridurre il cibo per l'animale. L'asino continuò a lavorare, seppure dimagrendo un po'. Il contadino tutto soddisfatto per avere tagliato le sue spese, pensò che forse poteva risparmiare un altro po' e razionò ancora di più il cibo per l'animale, il quale continuò a lavorare senza lamentarsi, ma cominciando a deperire. Il contadino pensò allora che forse poteva togliere del tutto il cibo all'animale, continuando a farlo lavorare, avrebbe tagliato i suoi costi e perseguito il suo profitto. Dopo un paio di giorni l'animale morì. Il contadino disperato esclamò: "propri'adess cl'eva imparat a stà sensa magna, l'è morta" (proprio adesso che aveva imparato a stare senza mangiare, è morta).

Non so voi, ma vedo parecchie analogie tra quel contadino e certe scelte di questo governo.

mercoledì 4 luglio 2012

"Concorso Nazionale di Pittura, Scultura e Oreficeria - Sacro Corporale" 29 settembre - 15 novembre 2012

Ricevo dall'amica giornalista Evelyn Morri e pubblico:






BAGNO DI ROMAGNA (Evelyn Morri - La Voce)
Il Comitato Artistico della Parrocchia di Santa Maria Assunta di Bagno di Romagna, nell'ambito delle celebrazioni per l'anno giubilare nella ricorrenza del 600°anniversario del Miracolo Eucaristico del "Sacro Corporale" indice il "Concorso Nazionale di Pittura, Scultura e Oreficeria - Sacro Corporale" finalizzato alla promozione e alla valorizzazione dell'Arte Sacra e dell'Arte Contemporanea. Il concorso prevede l'assegnazione di premi in denaro, l'allestimento di un importante esposizione collettiva, a Bagno di Romagna, e mostre itineranti al Monastero di Camaldoli e al Santuario di La Verna. Gli artisti possono iscirversi, entro e non oltre il 21 settembre 2012. 
Il premio è aperto a tutti, senza limiti di età, sesso o nazionalità. Ogni artista potrà partecipare al concorso con al massimo un'opera per sezione ispirata al Miracolo Eucaristico. 
Ulteriori informazioni al numero 393.9720576 (Alessio Atzeni). 
Le opere e la cerimonia di premiazione, sabato 29 settembre, saranno riprese da Teleromagna, che dedicherà un ampio spazio al concorso e ai partecipanti. La Basilica di Santa Maria Assunta in Bagno di Romagna custodisce il “Sacro Corporale”, reliquia del miracolo eucaristico avvenuto nel 1412. In quell'anno il priore di Santa Maria di Bagno mentre celebrava la Messa fu colto dal dubbio sulla reale presenza del corpo e del sangue di Cristo nell’Eucarestia: allora gocce di sangue, come ribollendo di vita, fuoriuscirono dal calice riversandosi sul corporale, che ne rimane intriso. Il miracolo ci è noto dal racconto dell’abate Benedetto Tenaci, che lo redasse alla fine del Quattrocento nel suo cosiddetto “Diario”. Ancora oggi, la devozione al Sacro Corporale, che reca impresse le otto macchie di sangue, è viva a Bagno di Romagna.

lunedì 2 luglio 2012

Spending review: come dovrebbe essere e perché non la faranno


Partiamo da un assunto fondamentale: la Pubblica Amministrazione necessita di una notevole riorganizzazione. Questa riorganizzazione può comportare anche tagli di spesa ma soprattutto dovrebbe incidere sulla razionalizzazione di tutta l'organizzazione statale. 
Un semplice esempio: se ho una macchina scarburata (fate finta di ripiombare negli anni '80 quando non c'era l'iniezione elettronica), serve a poco aggiungere benzina o toglierla, per farla funzionare meglio. Sarebbe necessario intervenire sulla carburazione. 
Nella P.A. è indispensabile intervenire sull'organizzazione, per farla funzionare meglio (se una cosa non funziona bene, a poco serve tagliare o aggiungere senza alcun criterio). 
In prospettiva comparata in Italia non ci sono più dipendenti pubblici rispetto ad altri paesi (Capano, 2007) ma questo dato dice ben poco, se non raffrontato alla loro distribuzione. Il problema non è il numero complessivo, il problema è la distribuzione e il funzionamento. 
Se per fare una cosa servono 10 persone, dieci devono essere; se ne serve 1, una deve essere. Invece spesso accade che dove ne servirebbero 10 sono in cinque e dove ne servirebbe 1 sono in 10. 
I perché di ciò sono vari, ma quasi tutti condividono la logica politica: dal clientelismo fino ad arrivare al voto di scambio; insomma poco interesse pubblico e molto privatistico. 
E' vero che spesso il Pubblico Impiego è stato utilizzato talvolta come ammortizzatore sociale, è vero che spesso è stato lottizzato dai partiti (soprattutto in passato, durante la Prima Repubblica), è vero che è servito in alcuni casi come “scambio”. E' altresì vero che all'interno della P.A. c'è gente che lavora bene e tanto. Quindi fare equazioni alla “tutta l'erba un fascio”, non migliora certo la funzionalità della P.A. 
Negli anni passati ci sono stati numerosi tagli lineari alla P.A. Se ne è parlato poco e la gente spesso non lo sa (mi capita ancora di leggere che in Italia non sarebbero mai stati fatti tagli alla P.A.), faccio un esempio: l'Ente in cui lavoro (con attualmente 15 dipendenti) negli ultimi 6 anni ha avuto un taglio di oltre il 30% del personale e una riduzione dei contributi dello stato dai 10 miliardi (di lire) del 1993 ai circa 1 milione 200 mila euro attuali. Gli stipendi sono bloccati dal 2009 e lo saranno sicuramente per tutto il prossimo anno. 
In generale il taglio lineare ha colpito pesantemente sugli enti a ridotto numero di personale e che operavano già al limite, mentre ha fatto il solletico a chi già aveva un personale sovradimensionato e contributi spropositati. 

Come ho scritto anche nella mia tesi “...non serve uno scienziato per comprendere che se due organismi deputati a svolgere la stessa mission, uno costa 10 lavorando in modo efficace ed efficiente e l'altro costa 1000, un taglio lineare e uguale comporterà la penalizzazione di colui che è stato efficiente, continuando a finanziare l'inefficienza di chi non ha saputo ben gestire la propria istituzione o ente che sia. Purtroppo la logica clientelare politica, cancro della società italiana, rende difficilissimo il compito di ottimizzare la Pubblica amministrazione dove i “bravi” dovrebbero essere premiati e gli incapaci (quando non peggio) estromessi da qualsiasi incarico pubblico”. 

Tecnici competenti, prima di usare la parola taglio, dovrebbero usare la parola “riorganizzazione” (e, se e dove necessario, tagli; e, se e dove necessario, aumento di risorse). Le strutture organizzate funzionano, le disorganizzate no. Nessuno si sognerebbe di vincere il mondiale di calcio facendo giocare 11 attaccanti o facendo giocare gli 8 finalisti dei 100 metri piani alle olimpiadi, più 3 dei 100 farfalla. Per fare un buon dolce non serve aggiungere zucchero all'infinità o tagliare alcuni ingredienti. 
Ad esempio, non aumenta la produttività aumentando il numero di ore lavorative o eliminando le ferie (fosse così semplice...), sarebbe come pensare che per fare stare meglio una persona magra sia necessario somministrargli sempre più cibo, arriverà un punto in cui la persona comincerà a stare peggio e morirà. Le persone non sono robot e la società umana non è una catena di montaggio. Ma forse i tecnici non lo sanno...  

Sempre nella mia tesi di laurea, ho affrontato la questione dell'ottimizzazione della P.A, in questi termini (riporto un estratto, semplificato, in corsivo): 

Le principali variabili organizzative della P.A. sono di tipo economico e dimensionale relativo al numero di dipendenti. La questione dell'efficienza di ogni ente pubblico riguarda sostanzialmente quattro caratteristiche che interagiscono tra loro: 
1) risorse economiche disponibili; 
2) numero di personale dipendente; 
3) contesto economico-sociale nel quale opera l'ente; 
4) sviluppo infrastrutturale del territorio dove è ubicato l'ente. 
Queste quattro caratteristiche che interagiscono tra loro, fanno si che un taglio lineare indiscriminato, produca esternalità negative molto maggiori dei benefici attesi. Un medesimo taglio in due enti simili, ma in contesti economici sociali diversi, può produrre effetti molto differenti; figuriamoci se lo si applica indiscriminatamente a enti con risorse disponibili differenti, con numero di personale anche molto differente (pensiamo all'Inps paragonato a un piccolo comune con 8 dipendenti), eccetera. Il taglio lineare è fatto da un macellaio che non essendo in grado di tagliarti le unghie ti taglia tutta la gamba (ma le unghie te le ha tagliate! assieme alla gamba...). 

Proseguo e scendo un po' nel tecnico (riporto un estratto della tesi): 

...per cui definendo X il patrimonio e le finanze disponibili di un Ente, Y il personale a disposizione e K tutte le esternalità (nda i punti 3 e 4 di cui sopra), vediamo come il risultato R (l'output dell'amministrazione) sia ipoteticamente uguale a: 
R= X*Y*K. 
La formula così espressa è però troppo semplicistica, in quanto non tiene conto dell'ottimizzazione delle prime due variabili, ovvero X e Y. Considerando quindi X e Y due variabili ottimali, è necessario applicare ad esse coefficienti di riduzione compresi tra 0 e 1, che possiamo definire “a” e “b”. La formula diventa così:
R= (a)X*(b)*Y*K. 
L'ottimizzazione della formula è così possibile agendo su tutti i parametri. E' necessario stabilire a priori quale debba essere il risultato atteso R. E' inoltre necessario stabilire degli standard per la quantificazione delle variabili X ed Y. Per fare ciò è opportuno prendere in considerazione il funzionamento degli Enti più efficienti, svolgendo un'analisi che potremmo definire agli stati limite, prendendo in prestito una terminologia della scienza delle costruzioni. Bisogna ovvero comprendere quale debba essere la dimensione delle variabili X e Y, alla luce del risultato atteso R, prima ancora di mettere in campo la variabile K. Analizzando il comportamento dei parametri “a” e “b” al loro stato limite (limite di “a” con “a” che tende a 1 e limite di “b” con “b” che tende a 1), definito a priori il risultato atteso R, può successivamente essere presa in considerazione la variabile K. 


 ...aspetto fondamentale sarà (quindi) quello di comprendere il comportamento dell'organizzazione nel suo complesso, nello stato che il calcolo differenziale definisce “intorno di X” (nel nostro caso, intorno di “a”). Capire come, modificando i vari fattori, cambi l'outcome, cercando così di ottimizzare tutta la struttura, non solo in termini di output, ma ragionando in una logica Pareto ottimale che tenga conto di tutti i fattori presenti, compresa quindi la soddisfazione finale degli utenti e la gratificazione del personale che lavora all'interno della Pubblica amministrazione. 


 ...fino a oggi invece la politica si è spesso interessata a gonfiare le variabili X e Y, giustificandole con K che diventava fondamentalmente una variabile scaturita dalla logica clientelare. X e Y non erano ottimizzate, “a” e “b” erano spesso parametri di scarsa efficienza e K era così la giustificante di tutto. Si finanziavano le inefficienze nel nome di K. 

K varia appunto a seconda dei punti 3 e 4, ma li si potrebbe (e dovrebbe!) parametrizzare, usando degli indicatori, possiamo citarne alcuni: 
- l'efficienza dei collegamenti infrastrutturali di una determinato territorio, la ricchezza economica di una determinata zona e il suo livello di sviluppo (usiamo gli studi di Putnam per favore!!!). 

Se lasciamo aperto tutto all'eccezione, al cavillo, ai se e ai ma, è ovvio che non si taglierà nulla, non si ottimizzerà nulla, si continueranno a finanziare le inefficienze e a penalizzare le eccellenze; si continuerà nel solco di prima, continuando a scavare... 

Il funzionamento della P.A. dovrebbe essere ottimizzato seguendo quindi una parametrizzazione (con la formula di cui sopra): l'idea del costo standard ad esempio non sarebbe malvagia, ma di per sé inefficiente se non parametrizzata. Si voleva introdurre il costo standard assieme al contributo di solidarietà. E' ovvio che in Italia tutti o quasi, avrebbero cercato il modo di accaparrarsi il contributo di solidarietà per far sì che tutto cambi affinché nulla cambi. 
E' come se la mamma ti dicesse: da domani se vuoi mangiare la torta, dovrai imparare a fartela da solo, io ti darò solo gli ingredienti; nel contempo però tutte le sere ti lascerà una torta da 5 kg sul tavolo pronta ad essere divorata. Non ti metterai mai a provare a fare la torta... 

Se si sfruttasse la formula che ho sopra descritto, sono convinto che scaturirebbe una razionalizzazione e ottimizzazione migliore di quella che è stata messa in campo dal precedente governo (tagli lineari) e da quella che probabilmente verrà messa in campo da questo governo (mi baso sulle indiscrezioni che ho letto sui giornali). Non sono un professore, ma credo di avere più esperienza sul campo di molti di loro... 

Eppure non lo faranno poiché ciò contrasta, appunto, con il clientelismo, con la spartizione politica di interessi privatistici. O forse un po' anche perché non sono in grado (seguirà post su professori e università).

Dal canto mio ho inviato una mail (più lunga e complessa di questo post) al governo, relativa alla spending review. Mi è arrivata la risposta di cortesia che l'hanno ricevuta e la leggeranno. Si, buonanotte... 

Concludo con una chiosa: i veri esperti della Pubblica Amministrazione, stanno nella Pubblica Amministrazione.