giovedì 16 agosto 2012

Spending review: cosa succederà con il taglio dei dipendenti pubblici


Dopo avere analizzato come la legge denominata Spending review si ripercuoterà sulle piccole e medie imprese, ora analizzerò il secondo punto ovvero come questa inciderà sui lavoratori del Pubblico Impiego. Beninteso, nessuna difesa di ufficio (e ci mancherebbe altro, sono pure parte in causa), ma quelle che andrò ad analizzare sono alcune contraddizioni presenti in questa legge, alcune delle quali ho già analizzato con precedenti post che vi invito a rileggere per farvi un'idea più chiara del tutto ("la novella del rigore", "spending review come dovrebbe essere e perché non la faranno") . 
Posso assicurarvi che prima di scrivere questi articoli mi informo in modo approfondito, con analisi di dati, letture, ricerche, in modo da essere il più preciso ed esauriente possibile. Abbiamo visto di recente giornalisti che sparavano a caso sullo sport, se quello fosse lo standard, non potremmo aspettarci molto di meglio pure negli altri settori dell'informazione. Pretendiamo sempre competenza, precisione ed esaustività, a tutti i livelli.

Detto questo, proseguiamo nell'analisi della legge Spending review, per quanto riguarda l'incidenza della medesima sul Pubblico impiego
L'articolo 2 della legge ci dice come dovranno essere ridotte le dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni, un 10% sul totale per quanto riguarda il personale non dirigenziale e il 20% per quanto riguarda quello dirigenziale. In pratica è un taglio complessivo delle dimensioni dell'apparato statale che nell'ottica del legislatore non dovrebbe avere carattere di linearità (vedi comma 5) ma sostanzialmente ne potrebbe avere proprio per come è stata scritta la legge e vedremo il perché. 
Sono presenti alcune esclusioni dal taglio che riguardano il personale di Vigili del Fuoco, il personale amministrativo degli uffici giudiziari e il personale di magistratura. 
Le amministrazioni dello Stato dovranno fare una ricognizione complessiva del proprio personale e su essa applicare un taglio complessivo del 10% (quindi ai sensi del comma 5, qualcuno potrebbe tagliare 5% e altri 15%, la somma finale dovrà essere 10%). Non si sa bene con quale tipo di coordinamento complessivo, questa ricognizione dovrà essere fatta. A logica viene da pensare che ogni dirigente dovrà fare una ricognizione del proprio personale poi, entro il 31 ottobre con decreto del Presidente del Consiglio, si stabiliranno le varie percentuali di taglio sui vari Enti. 
I tagli del personale verranno quindi svolti secondo le seguenti modalità, che non prevedono alcuna logica di riorganizzazione sulla base dell'efficienza di funzionamento, ma solo di taglio numerico:
1) prepensionamenti in base alle leggi ante-Fornero; 
2) prepensionamenti ai sensi della legge Fornero; 
3) part-time obbligatori; 
4) messa in mobilità fino al licenziamento se entro 2 anni non si trova una nuova collocazione. 

Se la legge Spending review avesse l'obiettivo di razionalizzare il funzionamento della Pubblica Amministrazione e migliorarne l'efficienza, in questo modo per come è scritta, toppa in pieno. 
In pratica si ritiene arbitrariamente che tutti quelli che si trovano vicini alla pensione, siano anche i meno efficienti. Da ciò si desume che l'intento è quello di contenere una spesa ma non migliorare l'efficienza della P.A., continuando in una logica di sostanziale linearità (si tagliano i vecchi, non chi produce meno o lavora peggio). Per quanto riguarda i part-time obbligatori, se ci si arriverà dopo aver calcolato tutti i prepensionamenti relativi ai primi due punti, si tratterà in primo luogo di una stabilizzazione dei part-time già esistenti. Rischiano di più i vincitori di concorso in attesa di assuzione ai quali potranno essere proposte forme di lavoro a tempo parziale invece che completo. Il part-time obbligatorio verrà poi concesso a quei dipendenti che magari ne avevano già fatta richiesta ma che se lo erano visto negare (il part-time non è più un diritto come era in precedenza, ma una concessione dell'Amministrazione). E quindi già capite che la razionalizzazione sarà piuttosto casereccia: prima si taglieranno i quasi pensionati, poi si stabilizzeranno i part-time già esistenti, poi si concederà il part-time a chi ne aveva fatta richiesta
Infine il quarto punto, messa in mobilità. Chi lavora nella P.A. sa che ci sono molti dipendenti che hanno chiesto la mobilità che non gli viene concessa per i più svariati motivi, uno dei quali è la mancata copertura del proprio posto in organico in caso di partenza (se andate nei siti di ricerca mobilità troverete decine, ma cosa dico, centinaia di dipendenti che chiedono non un posto dove andare, ma qualcuno che venga a ricoprire il loro!). La spending review permetterà a chi se ne voleva andare ma non poteva farlo poiché non c'era il sostituto, di lasciare la propria Amministrazione per un'altra. 
Ottica di riorganizzazione e miglioramento dell'efficienza? ovviamente zero. Se ne andrà chi voleva andare, non chi era improduttivo o meno bravo. 
Immaginate quale Dirigente potrà dire: no mi oppongo, si taglia questa questa e questa figura professionale in un'ottica di migliore efficienza di lavoro, oppure questo questo e questo dipendenti poiché scarsi. Si lasceranno andare quelli che vorranno andarsene, fossero anche i più bravi. Poi si taglieranno i loro posti in pianta organica che non saranno ricoperti e festa finita. 
Ovviamente le Amministrazioni che avranno posti in pianta organica vuoti da coprire e per i quali non sono ancora state indette procedure di concorso (probabilmente parliamo di varie migliaia) taglieranno quelli. In ottica di efficienza e organizzazione lavorativa? macché, pura somma algebrica

Se poi tutto ciò di cui sopra non dovesse bastare per raggiungere il fatidico 10% (ma ne dubito, i conti della serva li hanno fatti...), allora saremo in prossimità delle elezioni e vedrete che nessuno si prenderà certe responsabilità.

ps. Il taglio del personale dirigente se possibile, è ancora più macchinoso, si parla di una riduzione complessiva del 20% di questi ma non si capisce come possa essere attuata per quegli Enti con dirigente unico (verranno esentati? accorpati?).
Le parole grandi assenti in tutto ciò sono riorganizzazione ed ottimizzazione della Pubblica Amministrazione. Chissà se prima o poi arriverà qualcuno capace di farlo, eppure non sembrerebbe così impossibile.

lunedì 13 agosto 2012

Nostalgia olimpica


Sono appena finite e già mi mancano, le Olimpiadi. La più grande manifestazione a livello planetario tornerà tra 4 anni in Brasile. Ora è il momento di tirare le somme, per l'Italia una medaglia in più che a Pechino (un bronzo), ma 2 ori in meno rispetto ad Atene e 5 rispetto Sydney e Atlanta. Siamo un paese in decadenza, non solo economica (e socio-politica) ma anche sotto altri punti di vista, tra i quali indubbiamente quello sportivo.  Sarà ora di provare a rialzare la testa, da qualche parte...
Dalle medaglie conquistate sembriamo un paese pronto alla "guerra": arco, scherma, tiro e boxe. Fortunatamente è "solo" sport. 
Come successo nelle ultime edizioni, abbiamo conquistato medaglie inattese (inattese per i non addetti ai lavori) ma abbiamo fallito in alcune discipline, su tutte il nuoto. Non che storicamente siamo stati dei fenomeni in questo sport (la prima medaglia maschile risale al 1988 con il bronzo di Battistelli che ricordo molto bene, sedici anni dopo la Calligaris) ma dopo al 2000 forse ci eravamo abituati bene, o male a seconda dei punti di vista. Il nuoto ha toppato con i suoi atleti più che la preparazione ma, d'altronde, c'è chi sceglie il gossip e chi lo sport. Ha detto bene Rosolino, nello sport non importa dove sei, all'Olimpiade o nel giardino di casa, ma come vivi lo sport. 
Lo spirito sportivo non si insegna, lo si deve avere dentro, a qualsiasi livello.
Delusione dall'atletica soprattutto per la vicenda Schwazer, abbiamo conquistato un bronzo con Donato nel triplo, francamente non potevamo ambire a molto di più. L'atletica oramai è diventata la grande sconosciuta per l'Italia, non investiamo adeguatamente, troppo calcio e troppo poco gli altri sport. La cultura di una nazione si vede anche dallo sport, noi ne abbiamo poca evidentemente.
Ciclismo e, in misura minore ginnastica e canoa, un tempo erano zone di caccia per noi, ora va bene se racimoliamo qualche briciola. E' frustrante non riuscire a vincere in quelle discipline che storicamente ci hanno sempre visto protagonisti ma questa è la realtà odierna. 
Non delude mai la scherma per fortuna, l'unica vera garanzia per l'Italia (chiedete ai tedeschi se come "assicurazione" volessero accettare gli schermitori anzi, ancora meglio, le schermitrici).
Capitolo boxe, meritavamo di più, soprattutto con Cammarelle, ma abbiamo visto come oramai alle Olimpiadi troppo spesso certe discipline servono più per migliorare il medagliere della nazione ospitante piuttosto che premiare i più forti. Ma questo non ha nulla a che vedere con lo sport.

Tra quattro anni ci ritroveremo a Rio (spero). Non credo che l'Italia potrà, da qui ad allora, ottenere uno scatto sportivo che ci riporti ai fasti di Atlanta e Sydney (beninteso, in passato siamo andati anche molto peggio di ora, però quando cominci a vincere poi ti abitui e se porti a casa meno del previsto, resti deluso). Servirebbe una politica sportiva che in Italia non abbiamo, più sport diversi dal calcio, a livello giovanile, nelle scuole. Più strutture, tecnici preparati, meno politica (anche qui i posti sono spesso occupati per le solite logiche che ben conosciamo), più amore per lo sport.

Mi sarebbe piaciuto diventare uno sportivo professionista, non è successo, ma mi entusiasmo ancora nel fare sport (a livello amatoriale) e guardare i grandi atleti che competono tra loro. 
Poiché lo sport è soprattutto emozione.