sabato 31 dicembre 2016

Ultimo giorno di servizio per il Corpo Forestale dello Stato

Oggi, dopo 194 anni di servizio, si conclude l'esperienza del Corpo Forestale dello Stato che, da domani, sarà assorbito dall'Arma dei Carabinieri.
Da 12 anni lavoro a stretto contatto con loro e ne ho apprezzato la professionalità e la dedizione per il proprio lavoro. Questo è un arrivederci, da domani li ritroveremo, con medesimo impegno a tutela dell'ambiente, nel "Comando Unità tutela forestale ambientale e agroalimentare Carabinieri".

venerdì 30 dicembre 2016

Con più partiti c'è più democrazia?


Correva l'anno 2012 (18 aprile 2012)

La risposta è: No. Non esiste nessuna relazione tra il numero di partiti, escluso il caso di un regime monopartitico, e il concetto di più o meno democrazia (tra l'altro concetto in sé di difficile definizione).
In questi giorni ho sentito persone sostenere che il finanziamento pubblico servirebbe (anche) a sostenere l'esistenza dei piccoli partiti, così ci sarebbe più democrazia. Questa è un'affermazione non vera, per i motivi che vado a spiegare. Il contesto in cui operano i partiti, è la democrazia rappresentativa. In questo ambiente i partiti (che aggregano le domande dei cittadini) sono fondamentali per l'esistenza della democrazia.
Per democrazia, riprendendo una definizione di Bobbio, intendiamo quel sistema politico dove, per prendere decisioni collettive, valgono due regole:
1) tutti partecipano alla decisione direttamente o indirettamente;
2) la decisione viene presa dopo una libera discussione a maggioranza.
Sartori aggiunge a queste, la condizione per cui devono essere tutelate le opinioni della minoranza (per non cadere in quella che Tocqueville chiamava tirannia della maggioranza). Deve esistere possibilità di alternanza al governo (rimando a Valbruzzi, il potere dell'alternanza, 2011).
Anche dalla definizione di democrazia, vediamo come non ci sia nesso tra numero di partiti e più o meno democrazia. Alcuni sistemi sostanzialmente bipartitici (USA e il sistema Westminster del Regno Unito, anche se in questo caso i partiti sono sostanzialmente tre), sono tra i più democratici del mondo. Questo perché non si misura la democrazia con il numero dei partiti presenti (sono altri gli indicatori, come abbiamo visto).
Il numero dei partiti presenti in un determinato sistema politico invece, ha influenza sulla governabilità e in generale sull'efficacia ed efficienza dei governi (più sono i partiti e generalmente minore è la governabilità di un sistema).
Sartori distingue i sistemi multipartitici in tre tipologie:
1) pluralismo moderato;
2) pluralismo polarizzato;
3) pluralismo atomizzato.
E' opinione diffusa tra i politologi che l'efficacia e l'efficienza di governo, scenda allo scendere dalla tipologia 1 a 2 e a 3.
Ovviamente più sono numerosi i partiti, maggiore è la rappresentatività che i cittadini possono trovare in essi. Ma ciò non è elemento che migliora o peggiora una democrazia. Il concetto di rappresentatività è una cosa, quello di democrazia un'altra. E' invece tendenzialmente vero che più partiti ci sono (maggiore è lo spettro ideologico), minore sarà la governabilità.

Concludendo, quando sentirete un politico dire che servono più partiti per avere più democrazia, questo dice una cosa non vera.

giovedì 29 dicembre 2016

Il presepe di Poggio alla Lastra (Bagno di Romagna)








Poggio alla Lastra è un piccolo paese nel comune di Bagno di Romagna, che si trova a 8 km da Santa Sofia nella valle del Bidente.
Quest'anno gli abitanti hanno allestito un bellissimo presepe a grandezza naturale, nel centro del paese. 
Vale veramente la pena visitarlo, soprattutto di notte quando è tutto illuminato.

In MTB nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi: Crocina - Aia di Guerrino, Bagno di Romagna

In Mountain Bike nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, sul sentiero di Crinale, nel comune di Bagno di Romagna.



sabato 24 dicembre 2016

Corpo Bandistico Roveroni: concerto di Natale 2016 al Teatro Mentore di Santa Sofia

Un breve poutpourri di brani suonati dalla Banda Roveroni al tradizionale concerto di Natale tenutosi venerdì 23 dicembre al Teatro Mentore di Santa Sofia (FC)

venerdì 23 dicembre 2016

Il sistema di sicurezza italiano

(immagine sito Pixabay)

Il sistema di sicurezza italiano, nonostante le tante denigrazioni che si trovano spesso su giornali e web (siamo uno dei popoli che meglio si auto denigra, probabilmente in questo primeggiamo), è tra i più efficienti che ci siano nelle democrazie occidentali. Un sistema che si è forgiato nel dopoguerra, che ha affrontato e sconfitto il terrorismo interno, che ha a che fare da decenni con alcune delle organizzazioni criminali più pericolose ed efferate del mondo. Un sistema molto efficace ed efficiente, checché ne dicano i "barzellettieri" e "denigratori" nostrani.
Ho avuto la fortuna di prestare servizio nell'Arma dei Carabinieri, dove ho conosciuto gente molto preparata e motivata. Non voglio farne un'esaltazione "tout-court", si tratta di gente "normale", con le proprie storie di vita normali, che nella stragrande maggioranza dei casi fanno con serietà e dedizione il proprio lavoro.
Spesso mi capita di leggere commenti disarmanti sul web che, sinceramente, non meritano risposta. C'è gente migliore in questo paese, di certi commentatori da tastiera.
Nei giorni scorsi qualche politico aveva "criticato" la scelta di impiegare l'esercito in operazioni di sicurezza interna, preferendo, non senza una certa demagogia, l'assunzione di giovani agenti di polizia locale (con quale preparazione in materia di sicurezza non è dato a sapersi). Anche l'esercito fa parte di quel sistema di sicurezza.
Ora serve una risposta forte anche della Magistratura che, come segnalato in un suo articolo da Panebianco, rischia di essere l'anello debole del sistema. Una Magistratura che dovrebbe essere chiamata a una maggiore responsabilità nel suo operato, anche mediante una Riforma del sistema giustizia di cui si sente francamente sempre più bisogno.
Tutte le volte che ci si lamenta (spessissimo a sproposito) dell'operato delle Forze dell'Ordine, ricordiamo sempre che per ogni agente di Polizia, Carabiniere, Finanziere, Esercito, ecc. che vediamo, ce ne sono centinaia che non vediamo direttamente operare: agiscono in modo discreto, invisibile, e sanno quello che fanno.

Banda Roveroni: concerto di Natale al Teatro Mentore di Santa Sofia


Questa sera alle ore 20.30 al Teatro Mentore di Santa Sofia ci sarà il tradizionale concerto di Natale del Corpo Bandistico Roveroni.
Sono vari i motivi per cui vale la pena assistere a questo concerto:
- Un repertorio per tutti i gusti e le età, che spazia dalla musica classica al jazz, dalle musiche popolari a quelle moderne, senza tralasciare la tradizione bandistica;
- Gli arrangiamenti originali del Maestro Massimo Bertaccini;
- Un Corpo Bandistico che sarà composto da oltre 40 elementi;
- L'ottima acustica del Teatro Mentore;
- La passione e l'impegno di tutti i Bandisti della Roveroni.
Vi aspettiamo questa sera alle ore 20.30, con una sorpresa iniziale.

mercoledì 21 dicembre 2016

L'attenzione dei media su Roma, Movimento 5 Stelle e Raggi

(immagine sito Pixabay)

Leggendo sul web si leggono commenti di vario tipo sui fatti che riguardano l'amministrazione capitolina, con persone che si "meravigliano" dell'attenzione agli eventi accaduti negli ultimi 6 mesi a Roma
Dal mio punto di vista non c'è da "meravigliarsi", per un paio di motivi:
1) Il valore notizia di ciò che succede nella capitale è elevato e non paragonabile a ciò che succede in altre città italiane;
2) Il valore notizia di ciò che succede nella più importante amministrazione di uno dei principali movimenti/partiti politici italiani è elevato, soprattutto per il fatto che è la prima esperienza amministrativa di rilievo, quasi una sorta di prove generali per un possibile governo nazionale.
3) Il valore notizia relativo a questioni riguardanti un'amministrazione guidata dal Movimento 5 Stelle, il cui movimento da anni porta avanti forti attacchi alle altre forze politiche, è per forza elevato: se tu attacchi fortemente gli altri, non puoi pensare che quando ti troverai ad amministrare tu possa godere di "sconti" anzi, avrai ancor più da dimostrare. Se si accusano gli altri di incapacità (o peggio), poi bisogna dimostrare coi fatti le proprie di capacità, altrimenti le critiche, anche dure, saranno inevitabili. 

Governare, amministrare, è molto più difficile che criticare. Ora che i 5 Stelle ricoprono incarichi amministrativi importanti, dimostrino di avere un'adeguata capacità di pars construens. Altrimenti si rimane in quella che la scienza politica definisce "irresponsabilità politica dei partiti anti sistema", che possono portare forti critiche sapendo che non avranno posizioni di governo.
Ora che i 5 Stelle amministrano, dimostrino coi fatti che, oltre alla destruens, hanno capacità di construens.

martedì 20 dicembre 2016

Non ci si deve "rassegnare" a convivere col terrore


Spesso sentiamo dire che il terrorismo non deve cambiare il nostro stile di vita, altrimenti i criminali terroristi avrebbero raggiunto il loro scopo. Ma neanche dobbiamo “abituarci” né tantomeno "rassegnarci" a vivere nel terrore. Il terrorismo va combattuto con forza: non è la prima volta nella storia che si fronteggia e non sarà l'ultima. Gli Stati e le Istituzioni internazionali, devono operare in modo coordinato e "fermo", per arginare e debellare questo fenomeno. La crisi di valori (dei suoi valori fondanti) che vive l'occidente rischia di minarne la solidità politica, travolta da un mix di populismi xenofobi e buonisti che, come già scritto, si alimentano a vicenda. Non esiste giustificazione al terrore e nessuno deve abituarsi ad esso: sarà una battaglia lunga ma le liberal democrazie hanno tutti gli strumenti per vincerla. Il “pericolo” oggi è sempre più spesso quello “interno” ovvero il rischio di rimanere travolti dalle ondate populiste, siano xenofobe e/o buoniste.

lunedì 19 dicembre 2016

Concerti di Natale delle Bande comunali a San Piero, Santa Sofia e Galeata

Quest'anno farò ben 3 "concerti di Natale", con tre bande (non contemporaneamente): Santa Sofia, Bagno di Romagna e Galeata.
Si comincia venerdì 23 dicembre ore 20.30 al Teatro Mentore di Santa Sofia (FC) con il corpo Bandistico Roveroni. 
A San Piero con la Banda Santa Cecilia sarà al Teatro Garibaldi il 28 dicembre alle ore 20.30.
Si chiuderà il 6 gennaio con la Banda Albertini di Galeata al teatro comunale.

Nel video, una "giovanissima" banda Santa Cecilia nel concerto di Natale 1994

sabato 17 dicembre 2016

Intransigenza e "transigenza" nell'elettorato del Movimento 5 Stelle


Ripropongo un post scritto alcuni mesi fa, alla luce dei recenti avvenimenti politici che hanno riguardato il M5S.

Ora che i grillini governano alcune importanti città, sarà interessante vedere quale sarà l'atteggiamento dei loro sostenitori, sulle scelte che questi fanno (e faranno). L'impressione iniziale è che possa esserci una sorta di due pesi e due misure, a seconda di quali siano gli attori in campo. I sostenitori grillini appaiono infatti tendenzialmente intransigenti con chiunque non sia M5S, mentre decisamente più transigenti nei confronti dei propri "sostenuti". 
Forse gli italiani vogliono “testare” il M5S alla prova governativa e non meraviglierebbe che ciò possa accadere già alle prossime elezioni. Eppure sul campo, al momento, non hanno dimostrato particolari doti amministrative, se non in alcuni casi (esempio, Pizzarotti a Parma). I Cinque Stelle paiono godere, al momento, di un sostegno incondizionato pari all'intransigenza che i loro sostenitori hanno per tutto ciò che non sia Movimento 5 Stelle.
Personalmente non mi sembra ci siano delle grandi premesse, il fatto che i predecessori, a destra e a manca, non abbiano particolarmente brillato, non giustifica il dover dare “carta bianca” a persone che, per quanto riguarda le capacità politiche, hanno ancora tutto da dimostrare.
La strada però sembra segnata e le possibilità che i grillini nel giro di un paio di anni ottengano il governo del paese, appare alta. Chissà allora per quanto tempo potranno godere di quell'atteggiamento transigente che oggi hanno da parte di un'ampia fetta di loro sostenitori.

venerdì 16 dicembre 2016

La questione del valore legale del titolo di studio

(immagine Pixabay)

Correva l'anno 2012 (post del 30 gennaio 2012)

Innanzitutto è necessario fare chiarezza su cosa si intenda per valore legale del titolo di studio, in quanto ho letto in giro su internet alcune ipotesi fantasmagoriche, scritte persino da alcuni giornalisti. Diciamo subito quindi che un'eventuale abolizione del valore legale del titolo di studio non significherà che il titolo di studio non servirà più a niente. Chi pensa che una quinta elementare basterà per fare il cardiologo, si sbaglia di grosso. Lo dico perché pare che qualcuno abbia realmente confuso le cose, non a questi livelli, ma quasi.
Il valore legale del titolo di studio significa sostanzialmente che esso produce degli effetti giuridici. In pratica significa che un determinato titolo di studio consente di:
a) proseguire gli studi secondo un determinato percorso;
b) potere sostenere un esame di stato per l'esercizio della professione;
c) accedere al lavoro pubblico mediante procedura concorsuale.
Parliamo del terzo punto cercando di fare chiarezza, poiché questo è quello che più interessa (interessa anche il secondo punto, soprattutto qualora si deciderà di abolire gli ordini professionali, ma qui svilupperò il punto "c").
Cosa significherebbe abolire il valore legale della laurea, nell'accesso ai concorsi pubblici? Bisogna prima fare un cenno su come vengono preparati i Bandi di concorso (cercherò di essere breve dando per acquisite alcune conoscenze di base, qualora non fosse così rimando a letture relative alla normativa sui concorsi pubblici). Quando una P.A. decide di integrare o aumentare una pianta organica, mette a concorso uno o più posti, indicando quale figura professionale si vorrà assumere e indicando nel Bando, quali titoli di studio siano necessari per partecipare al concorso. Così succederà di leggere nel bando (faccio un esempio pratico): "profilo professionale istruttore direttivo [settore di lavoro] Area C [ex VII livello] posizione economica C1". In seguito si chiederà il possesso di determinati requisiti, tra cui una laurea (per l'accesso all'ex VII livello è necessario possedere una laurea), solitamente specifica, per cui (ad esempio) se il posto è per un ricercatore naturalista, la laurea richiesta sarà in Scienze Naturali. Ciò significa che tutti coloro che hanno sì una laurea, ma non quella specifica laurea, non potranno partecipare al concorso. Un agronomo ad esempio, non potrebbe partecipare a un posto pubblico per ricercatore naturalista, per cui si richiede il possesso di una laurea in Scienze Naturali.
Togliendo il valore legale al titolo di studio, le Amministrazioni Pubbliche che bandiranno concorsi, non potranno più indicare lauree specifiche per partecipare alla selezione a determinati posti di lavoro. Per cui nel posto che ho citato sopra, potrebbe partecipare pure un agronomo, un dottore forestale, un laureato in scienze ambientali, eccetera.
Siamo nel campo delle liberalizzazioni, di cui ho già parlato. Dove sarebbe il problema in tutto ciò? Beh, è evidente che se per il posto messo a concorso serve una persona che progetti dighe, non sarà possibile mettere un laureato in lettere... Ovviamente delle "specifiche" andranno fatte. Ma si liberalizzeranno invece quei settori dove la richiesta di una laurea specifica è stata vista in passato come un "favore" a determinati ordini professionali. O, ancora peggio, un modo per consentire la partecipazione al concorso solo a determinate persone. Abolendo il valore legale del titolo di studio, tutti (con le limitazioni che ho accennato sopra: un laureato in economia non potrebbe comunque fare il neurochirirgo) potranno accedere a posti di lavoro pubblici, che non presentino certe specificità. Cosicché per il posto in un ufficio comunicazione potranno partecipare laureati in Scienze delle comunicazione, ma anche in lettere, scienze politiche, eccetera (mentre prima spesso si mettevano limitazioni che tagliavano fuori certe categorie).
Era una procedura "esclusiva" invece che "inclusiva".
Non corrisponde quindi al vero che la laurea non servirà più a niente (tra l'altro nei paesi anglosassoni il valore legale del titolo di studio generalmente non è presente).
Dove sta il vantaggio? uno l'ho già segnalato: liberalizzazione dell'accesso ai posti pubblici.
E lo svantaggio? tra le righe ho segnalato anche quello. Se è vero che alcuni settori non sono specialistici come la medicina o l'ingegneria, è pur vero che esistono delle peculiarità. Se un Ente ha bisogno di un ricercatore naturalista che conosce bene le specie floristiche, oggi mette a concorso il posto richiedendo una laurea in Scienze Naturali. Senza il valore legale, potrà succedere che il concorso lo vinca un agronomo, che magari non è esperto di studi sui fiori. Potete fare da voi tantissimi altri esempi in merito.

Altro punto che è emerso in questi giorni è l'abolizione del voto di laurea come criterio di valutazione nella selezione pubblica. Oggi al voto di laurea è attribuito un punteggio che si va a sommare a quello conseguito nella prova di concorso (valutazione per titoli ed esami).
La proposta è quella di togliere questo tipo di valutazione, sostituendola con un punteggio che scaturisce dal "valore" della Facoltà in cui si è conseguito il titolo di studio. Cosicché una laurea al politecnico di Torino sarà presumibilmente considerata di maggiore valore rispetto ad esempio a una laurea online.
Oggi tutte le lauree, conseguite in qualsiasi ateneo, hanno pari valore legale. Che la laurea sia conseguita in un Istituto serissimo e preparatissimo o in uno scadente, non fa alcuna differenza. Con quale risultato? Che chi si laurea in un ateneo difficile può essere penalizzato rispetto a uno che lo fa in un istituto scadente, poiché è possibile che un laureato con 100 in un Istituto prestigioso, sia molto più preparato di un 110 in un Istituto scadente. Però, in caso di concorso pubblico, chi ha preso 100 in un Istituto prestigioso, sarà penalizzato nel punteggio rispetto ad un 110 di un ateneo scadente.
Vantaggi? Alcuni vantaggi sono più che evidenti: chi studierà in atenei qualificati, avrà più possibilità di accesso al lavoro pubblico (qualora il punteggio "titoli" fosse dato sulla base dell'ateneo di provenienza).
Maggiore concorrenza tra gli atenei con presumibile miglioramento della qualità didattica. Sparirebbero (eliminate dal mercato) quelle università dove la qualità della didattica è scadente e/o è più facile conseguire la laurea. L'obiettivo in generale, dovrebbe essere quello di premiare il merito, facendo la considerazione che i più bravi frequentano le facoltà più qualificate (come si stabilisce quali siano le Facoltà più qualificate? Annualmente apposite società stilano la classifica della qualità degli atenei e delle singole Facoltà).
Svantaggi? ci sono anche quelli: è possibile che le università più qualificate, saranno anche quelle che avranno maggiori costi per accedervi, limitando così l'accesso a chi se lo potrà permettere. Il problema è parzialmente risolvibile con le borse di studio.

Vantaggi e svantaggi sono presenti sia da una parte che dall'altra, ma credo sia giusto discutere di ciò.
Personalmente credo che l'università sia un luogo dove si dovrebbe andare ad apprendere e non con il solo scopo di conseguire un documento.

giovedì 15 dicembre 2016

ANAC e aggiornamento sito smart CIG


Il CIG (Codice identificativo di gara) è un codice alfanumerico che le Stazioni Appaltanti devono acquisire, tramite un sito internet, per qualsiasi tipo di affidamento lavori servizi e forniture, di qualsiasi importo. Il sito è gestito dall'Autorità Nazionale Anti Corruzione. 
Ad aprile, in un giorno, è entrato in vigore il nuovo codice degli appalti ma il sito smart CIG non è stato aggiornato ai sensi del nuovo codice, cosicché si continuano a richiedere questi codici, facendo riferimento a una legge che non esiste più. Tenuto conto che il nuovo codice presenta significative differenze rispetto al precedente, mi chiedo quali "validità legali" possano avere questi codici presi con riferimenti normativi che non esistono più. L'art.125 del D.Lgs 163/2016 non trova riscontro nel nuovo codice, mi chiedo quindi (e credo di non essere il solo), quale tipo di riferimento si debba mettere per un appalto di gara affidato ad esempio ai sensi dell'art. 36 del nuovo codice?
Non vorrei tediarvi con articoli di legge di cui ai più interessa ben poco, però l'ANAC prevede delle sanzioni per la mancata comunicazione dei CIG. Come si devono comportare le Stazioni Appaltanti fino all'aggiornamento del sito internet con le norme del nuovo codice appalti?

mercoledì 14 dicembre 2016

Governabilità e rappresentatività


Ho ritrovato questo post scritto nel 2012 su "governabilità e rappresentatività". Lo ripropongo con una nota integrativa finale.

Il post si preannunciava impegnativo, ho quindi scelto di semplificarlo, utilizzando un paragone.
Governabilità e rappresentatività sono, generalmente (ma non è scontato), inversamente proporzionali (quantomeno fino e da un certo punto in poi): l'aumento dell'uno comporta una contrazione dell'altra e viceversa. Per comprendere meglio il tutto, rimando a una lettura di Lijpart.
Ovviamente ogni paese è un caso a sé e l'Italia, come spesso accade, è un caso molto particolare.
Dal dopoguerra in poi, nel nostro paese, si è investito molto nella rappresentatività e molto meno sulla governabilità, con i risultati che conosciamo. 
Il problema più grosso della rappresentatività nel sistema italiano, a mio avviso, (rappresentatività che ovviamente, nel complesso, è un bene), è quel legame clientelare che talvolta si crea tra elettore ed eletto, che ha permesso l'ingresso in politica di numerosissimi partiti e movimenti e, di conseguenza, di politici, a scapito della stabilità e della governabilità.
La domanda (che non ha valore assoluto e non ha medesima risposta per tutti i contesti) è: di cosa ha bisogno oggi l'Italia, di essere governata o rappresentata?
Credo che il prossimo step della rappresentatività in Italia, sia un Parlamento con 60milioni di posti, cosicché ognuno possa votarsi ed essere eletto. Per quanto riguarda la governabilità, le lacune sono enormi e tutte le abbiamo sott'occhio. Va altresì detto che governare è più difficile che rappresentare.
Ecco ora l'esempio della pizza:
- (mettiamo che) ci sia una volontà (e una necessità) generale degli italiani nel voler mangiare la pizza; questa diventa quindi una priorità di governo.
Quale soluzione politica ci si può prospettare? I gusti ovviamente saranno molto diversi. Cosa succederà:
1) tutti vogliono la propria pizza: salamino, peperoni, pomodoro e rucola, 4 stagioni, margherita, acciughe, bufala, ortolana, salsiccia, tonno, wusterl, bianca, rossa, fornarina, cipolla, funghi, mari e monti, origano, eccetera.
2) tutte margherite.
La soluzione 2) potrebbe sembrare la peggiore, se non fosse che per la 1), atteso che la pizza da scegliere può essere una sola (o, comunque, poche varietà), non c'è la possibilità di mettere d'accordo tutti.
Come finisce con la soluzione 1? che la pizza non la mangia nessuno.
Meglio la margherita o niente?

Continuiamo a ragionare molto sulla rappresentatività e troppo poco sulla governabilità (intesa anche come azione di governo e non solo stabilità). 
Se ci sono pochi partiti NON significa che ci sia meno democrazia, poiché quei pochi partiti aggregheranno, nel complesso, la domanda politica di tutti. Ci sarà, semmai, meno personalismo (nel senso di interesse personale), meno conflittualità e, probabilmente, pure meno clientele.
In Italia siamo abituati a votare turandoci il naso, sebbene ci siano centinai di partiti. Se proprio dovessimo continuare a votare turandoci il naso, facciamo allora che il sistema si semplifichi con pochi partiti, in un sistema bipolare (o tripolare) dell'alternanza. Sarà certamente meno rappresentativo, ma più efficace ed efficiente dal punto di vista dell'azione di governo e, visto che della rappresentatività negli ultimi 60 anni ne abbiamo avuta tanta, sarebbe ora di avere un po' di governo. Serio.

Questo scrivevo nel 2012 prima delle elezioni 2013. Una cosa però la devo aggiungere: quella frammentazione tipica del nostro sistema politico che Lijphart definirebbe modello consociativo, si è riproposta all'interno dei partiti con il "correntismo". E questo fa pensare che l'Italia difficilmente potrà, nel breve periodo, diventare un modello "maggioritario" così come da definizione del politologo olandese, proprio per il suo modello di società.

martedì 13 dicembre 2016

Il Partito Democratico spiana la strada elettorale al Movimento 5 Stelle


Il governo Gentiloni è entrato in carica riproponendo buona parte dei ministri precedenti. Una scelta di continuità che stride con la politicizzazione che è stata data dal governo Renzi alla consultazione referendaria. La politicizzazione del referendum fu un errore politico di Renzi ma, una volta fatta quella scelta, bisognava prenderne atto e non far finta di niente. Presentando un governo di forte continuità, con quali obiettivi lo capiremo solo vivendo, il Partito Democratico fa probabilmente il miglior assist possibile alle attuali minoranze, in particolare il Movimento 5 Stelle le cui possibilità di guidare il governo dopo le prossime elezioni, salgono vertiginosamente. Molto dipenderà con quale legge elettorale si voterà: è probabile che centrodestra e centrosinistra opteranno per un proporzionale, vista l'indisponibilità dei 5 Stelle a fare alleanze, cercando così di "tagliarli fuori".
Solitamente gli errori politici presentano il conto che, probabilmente, nel caso del PD arriveranno alle prossime elezioni. Credo che dovremo prepararci a un governo 5 Stelle e non nego che la cosa "politicamente" non mi entusiasmi affatto, ma le proposte politiche alternative, non paiono particolarmente appetibili per il corpo elettorale. 

Quale vocazione per il Partito Democratico?

Ripropongo un articolo che pubblicai, su questo blog, a settembre 2013. Sebbene negli ultimi 3 anni ci siano stati alcuni cambiamenti, contiene elementi di "attualità" che riprenderò in un prossimo post.

Abbiamo sentito spesso parlare di "vocazione" del PD, associata a un modello politico. Ad oggi la vocazione più visibile è stata quella sconfitta, anche quando l'avversario era moribondo. Il tutto ha ovviamente un motivo, non è sfortuna, è incapacità politica di aggregare la domanda degli elettori attorno a un progetto serio, concreto, di ampio respiro e che sappia rispondere alle istanze dei cittadini. In questo il PD e il centro sinistra, negli ultimi 20 anni, non è stato assolutamente capace.
La colpa non è solo di una classe dirigente dalle "dubbie" capacità politiche, ma anche da tutti quegli elettori, simpatizzanti (il cosiddetto zoccolo duro), che l'hanno sostenuta. Poiché se tale discorso lo si è fatto per gli elettori del centro destra con Berlusconi, non ci si può nascondere che un ragionamento simile potrebbe essere applicato a un centro sinistra che, nonostante i continui errori, ha continuato a perseverare, potendo contare appunto su uno zoccolo duro che ha rifiutato qualsiasi istanza di cambiamento vero, qualsiasi apertura verso l'esterno.

Veniamo al dunque, all'oggi: è innegabile che Renzi avrebbe potuto vincere le elezioni, portando con sé delle novità (buone o no, non spetta a me dirlo e non è tema di questo post). Ha subito un ostracismo interno al suo partito, a dir poco imbarazzante (dagli articoli sull'Unità ai commenti dei colleghi di partito, dalla Camusso a molti altri dirigenti del PD). Il PD è stato (ad oggi è) un partito Gattopardiano, dove tutto cambia per non cambiare nulla. Nessun dirigente è disponibile a mettersi in gioco, preferendo il proprio status quo, in una sorta di fossilizzazione politica che sta condannando il centro sinistra italiano ad un conservatorismo passatista e autoreferenziale.

La domanda allora è: meglio provare a cambiare per fornire una nuova offerta politica e provare a vincere, oppure mantenere uno status quo, sostenuto da uno zoccolo duro che continua a pensare di essere migliore degli altri, per una sorta di investimento divino?
Il mio è un discorso "machiavellico", né pro né contro Renzi (io non ho votato alle primarie del PD). 
Mi domando solo se nel PD preferiscano il proprio status quo, condito da una certa arroganza di presunta "superiorità" (che, come ho avuto modo di dire, non ha oggi alcuna argomentazione sostenibile), oppure provare a farsi interprete di una politica nuova, che sappia interpretare la volontà dei cittadini italiani, senza considerare coloro che non li votano, gente che non sarebbe in grado di capire. 
Poiché, pare più vero il contrario.

lunedì 12 dicembre 2016

Atene, la via della democrazia


Di ritorno da vacanza ad Atene con amici, vorrei condividere alcune riflessioni: il paese dove nacque la democrazia, non se la passa affatto bene. Visitare l'agorà e poi la città, lascia parecchio interdetti: sembra essere di fronte a un popolo che si sta rassegnando, parecchio disagio, degrado anche nel centro non solo nelle periferie (senza entrare in dettagli che preferisco evitare).
Abbiamo visto varie manifestazioni di protesta, in una di queste abbiamo chiesto informazioni su quale fosse il motivo della medesima e una persona laconicamente ci ha risposto: "non lo so, ne fanno talmente tante".
L'impressione è stata quella di un paese che non sa da quale parte farsi per riprendersi: il solo turismo non potrà fare uscire da una crisi che è strutturale, non congiunturale. Il paese è molto indietro sotto tanti punti di vista. E qui la riflessione è d'obbligo: da decenni sentiamo le varie parti politiche sostenere come "loro" abbiano le soluzioni, per qualsiasi cosa. Soluzioni spesso "ideologiche". Ma, a conti fatti, il '900 dovrebbe aversi insegnato che le ideologie non sono la panacea di tutti i mali anzi tutt'altro. Il mondo ideologizzato ha creato enormi problematiche che non sono né saranno facilmente risolvibili. 
Le soluzioni "di parte" hanno spesso deluso le aspettative e le risposte "ideologiche" sono spesso che "non si è stati abbastanza...ideologici".
La politica da indirizzi, ma se i cittadini non seguono un'unione di intenti, è difficile uscire da situazioni di difficoltà: un paese in crisi necessita di un mix tra coesione sociale e spirito imprenditoriale ma, se mancano l'una o l'altra o se non sono ben proporzionate, lo stallo è inevitabile. 
Alla pars destruens deve sempre seguire la pars contruens: non basta protestare, bisogna anche proporre. Invece troppo spesso ideologicamente si pretende che la soluzione la debbano portare gli altri, poiché i propri atteggiamenti sono politologicamente anti-sistema e, quindi, semplicistiche. Soluzioni semplicistiche a problemi complessi, sono inutili.
Per uscire da situazioni di crisi, i cittadini devono essere investiti da un grande senso di responsabilità: non si può solo "pretendere" senza mettere in conto cosa è necessario dare e fare. Una riscoperta dei doveri di mazziniana memoria, sarebbe un ottimo passo avanti, in un'epoca in cui l'attenzione è spostata quasi esclusivamente sui diritti, che qualcuno fin troppo spesso confonde con "privilegi", dimenticando che ci sono anche doveri, che non si limitano al pagamento delle imposte.
Senza una riscoperta dei doveri di cittadinanza, l'uscita da quest'epoca di crisi rischia di rimanere un'utopia.

giovedì 8 dicembre 2016

La "sinistra" italiana che rischia di sparire elettoralmente


La sinistra italiana, in crisi di idee e consenso da oramai venti anni, rischia di sparire definitivamente dal panorama politico. La cosiddetta "estrema sinistra" è fuori dal Parlamento dal 2008. L'unico partito "a sinistra del PD" riuscito ad entrare in Parlamento da allora è stato SEL grazie soprattutto all'alleanza con il Partito Democratico.
Gli avvenimenti di questi ultimi anni però, rischiamo di mettere la parola fine all'esperienza parlamentare di certe forze politiche che si richiamano alla sinistra estrema. Alla vista di molti cittadini elettori infatti, anche alla luce degli avvenimenti degli ultimi 20 anni, potrebbe apparire che, dietro a un certo atteggiamento da duri e puri di stampo ideologico, potrebbe esserci anche una volontà nel perseguire obiettivi di ridefinizione dei rapporti di forza politici interni ed esterni. Insomma, oltre all'ideologia, potrebbero esserci anche altri "interessi", dei partiti e loro componenti. Ed è proprio la percezione che possano esserci degli "interessi particolari", che non riguardano i cittadini ma soprattutto i partiti, che potrebbe portare ad allontanare definitivamente l'elettorato da questi partiti.
La sinistra italiana così come la conoscevamo, potrebbe sparire dal panorama politico, diventando una forza residuale.

mercoledì 7 dicembre 2016

L'inciviltà di chi abbandona i rifiuti


Oggi, purtroppo per l'ennesima volta, Gamberini sul Passo del Carnaio (comune di Bagno di Romagna, bandiera arancione, che dona al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna una porzione di territorio ad elevatissimo pregio naturalistico e ambientale) si trovava nelle condizioni come vedete da foto.
Come detto la cosa non è una novità: facendo il Carnaio abbastanza spesso, in vari orari, ho oramai una "collezione" di foto di questo tipo.
La cosa che infastidisce ancor di più per questa inciviltà, è il fatto che HERA provvede a ritirare, su richiesta, gli ingombranti a casa gratuitamente.
Personalmente invito chiunque abbia informazioni a denunciare alle autorità competenti i responsabili di questi atti.
Sarebbe auspicabile che chi tiene questi comportamenti, possa risponderne le massime sanzioni possibili previste per questo tipo di comportamenti. La volta dopo, sicuramente non lo rifarebbe.

Le riforme in Italia, si faranno mai?

(immagine del web: pixabay)

La cosiddetta stagione riformista in Italia è partita, teoricamente, parecchi anni fa. Se guardiamo agli ultimi 20 anni, prima ci fu il fallimento della cosiddetta "Bicamerale" guidata da D'Alema, nel 2001 passò la Riforma del Titolo V, mai però completamente attuata, anche per le varie criticità che si erano generate (soprattutto la conflittualità tra Stato e Regioni, la frammentazione dei sistemi sanitari). Nel 2006 ci fu la bocciatura della Riforma costituzionale promossa da Berlusconi, ora la bocciatura per quella Boschi-Renzi.

Gli Italiani sono un popolo "strano": chiedono, spesso a gran voce, che si "cambi", ma in realtà non vogliono che si cambi (al netto delle questioni di merito). Succede anche nelle elezioni locali: si chiede a gran voce "cambiamento" poi, appena si prova a cambiare qualcosa, ecco che salgono i malumori. Un paese gattopardiano, dove ci si "lamenta" spesso ma a questo punto non si capisce bene di cosa ci si lamenti, poiché la volontà di "cambiare" non si vede. 
Certo, non bisogna "cambiare tanto per cambiare", ma la cosa principale da cambiare sarebbero certi atteggiamenti degli italiani, che gli studiosi hanno definito "familismo amorale", fenomeno fin troppo diffuso.

Più volte ho detto che il problema principale dell'Italia è sociologico, prima ancora che politico: un paese consociativo, con le derive clientelari che ben conosciamo, avrà sempre un'ampia fetta di persone che non vorrà cambiare, poiché le rendite di posizione chi le ha, non le vuole perdere. Poi c'è un'ampia fetta di disillusi silenziosi, che oramai si sono "rassegnati". Sarebbe un bacino importante cui rivolgersi, ma si presta sempre troppa attenzione ai rumorosi.

Ps. qualcuno ha detto che bocciata la riforma costituzionale, che dal mio punto di vista presentava nel metodo e nel merito delle criticità, si potrà lavorare subito a un'altra e poi, probabilmente a un altra, e un'altra ancora, chissà per quanto tempo. Senza che nulla veramente cambi poiché, bisognerebbe chiedersi, gli italiani vogliono veramente cambiare?

martedì 6 dicembre 2016

Il paese spaccato in tre

(immagine del web: pixabay)

Al netto di questioni di metodo e merito sulla riforma costituzionale bocciata al Referendum, ci troviamo davanti a un paese spaccato in tre, all'interno del quale ci sono ulteriori spaccature: nella sinistra, nel Partito Democratico, nel centrodestra, nonché un Movimento 5 Stelle formato da un corpo elettorale molto eterogeneo. 
Per quanto riguarda il centrosinistra la balcanizzazione da tempo in atto nel PD (ben prima dell'avvento di Renzi, è qualcosa che riguarda la sinistra italiana da oltre 20 anni) ha fatto sì che si perdesse l'attenzione nei confronti dei cittadini, ragionando principalmente sui rapporti di forza politici interni ed esterni al partito: e questa è stata la "sfida" del NO arrivata dalla minoranza PD a Renzi. 
Poi c'è il vento populista, intercettato per buona parte da M5S e Lega. I 5Stelle sono chiusi nella "spirale del NO" anche per l'eterogeneità del loro corpo elettorale: per loro "fare", oltre a doverlo saper "fare" (in assenza quantomeno di esperienza), significherebbe anche rischiare di scontentare una fetta di elettorato che spazia lungo tutto lo spettro politico. 
Poi c'è il centrodestra, alla ricerca di un leader (ne sono stati già bruciati un paio), con la Lega che scalpita cercando di spiegare le vele sui venti di destra che stanno spirando in occidente. 

Fatte salve sorprese e/o visioni di lungo periodo, nel breve l'ipotesi più probabile è quella che vede il tentativo di formulare una proposta di governo tra due di queste tre spaccature (in ottica proporzionalista), con un taglio alle ali estreme. 

Sarà inoltre interessante vedere come il Partito Democratico gestirà la spaccatura interna: non si erano infatti mai visti simili scende di giubilo, per la sconfitta del proprio partito da parte della minoranza interna. Anche in questo caso, non si potrà più far finta di nulla.

lunedì 5 dicembre 2016

Valbruzzi: "è stato un voto sociale". Il M5S ha votato in modo granitico per il NO


Secondo il politologo Marco Valbruzzi quello sul referendum è stato un "voto sociale". Lo ha riportato sia in un'intervista al TG3 Emilia - Romagna, sia in un'intervista ad Huffington post. Un voto politico su Renzi, che aveva personalizzato la campagna elettorale sulla sua persona. "Un voto contro una classe politica che, in questi anni, non ha saputo ridurre le distanze con gli elettori"(tendenza che, a mio avviso, proviene da lontano, ben prima dell'avvento di Renzi alla segreteria del PD).
Molto interessanti anche le analisi sulle capacità di mobilitazione del proprio elettorato da parte dei partiti: se il PD, diviso tra maggioranza sostenitrice del SI e minoranza per il NO, ha visto un voto del proprio elettorato verso il SI tra il 60% e 80% a seconda delle varie zone d'Italia, il Movimento 5 Stelle di converso è stato "granitico" per il NO, in una sorta di neo "voto ideologico", anche laddove ci sono state criticità recenti, vedi Palermo con il caso delle firme false. E questa potrebbe essere l'assoluta novità della politica italiana ovvero il ritorno del voto ideologico senza se e senza ma, indipendentemente dall'azione politica portata avanti dal Movimento e dai suoi componenti

La prossima direzione del PD

Win the best!
#satira #referendum #politica


Referendum, ha vinto il NO: la situazione politica attuale tra pars destruens, pars construens

(Immagine del web: Pixabay)

Quello che era un "sentore" oramai da qualche mese, ha avuto conferma nel responso delle urne: ha vinto il NO con quasi il 60% in una competizione che ha visto un'alta partecipazione del corpo elettorale, dato significativo e certamente molto positivo. 
Come avevo avuto modo di scrivere (Renzi alla fine rottamerà se stesso), il Presidente del Consiglio ha sbagliato nel metodo e nel merito nel portare avanti questa riforma: serve un ampio consenso nello spettro politico, per cambiare la Costituzione
Ora bisognerà capire quale sarà la pars construens: l'eterogeneità dello schieramento del NO pare non renderne possibile e credibile una comune. Lo spettro politico è frammentato, gli stessi partiti hanno al loro interno anime profondamente diverse, vale per il Partito Democratico come per il Movimento 5 Stelle. Se per il PD la balcanizzazione del partito ha portato alla spaccatura sul Referendum, nel M5S tutte queste diversità potrebbero emergere fortemente in caso di salita al governo. Per ora i 5 Stelle hanno tenuto compatto il "movimento" sui "NO", proprio perché il "fare" e/o proporre politiche, potrebbe portare alla luce le varie visioni differenti all'interno di un partito che ha un elettorato molto eterogeneo che spazia da destra a sinistra. 
Ovviamente c'è anche il centrodestra che potrebbe ricompattarsi per provare a tornare elettoralmente competitivo: vari leader post Berlusconi però, sono stati bruciati.

La situazione politica attuale è quella di uno spettro politico frammentato, privo di leader politici (eccezion fatta per Renzi) che possano proporsi quale guida del paese: non ce l'ha il centro destra, non è chiaro chi possa esserlo per il M5S che parla di portavoce e vorrebbe portare avanti una democrazia del web che rischia di essere populismo. Poi c'è il PD, con la minoranza interna che, come letto stamane, si è tolta qualche sassolino dalle scarpe. Ma, come detto in vari articoli su questo blog, quella minoranza potrebbe uscirne comunque male, non avendo una sua pars construens se non quella di ridefinire i rapporti di potere politico interno al partito.

Tante volte ho scritto come il problema principale dell'Italia sia prima ancora che politico, sociologico: sono problemi che vengono da lontano, lontanissimo (ne parlava Dante nella Divina Commedia...) e non è pensabile possano cambiare in breve tempo: un paese consociativo, con le sue numerose derive clientelari che abbiamo conosciuto e che qualche analista ha definito familismo amorale. Una società che pare avere raggiunto, con livellamento verso il basso, una situazione pareto ottimale per cui qualsiasi cambiamento potrebbe portare, perlomeno nel pensiero di un'ampia fetta di cittadini, una situazione peggiore della attuale.
Per questo il rischio è che nei prossimi decenni, piuttosto che cercare cambiamenti nella società e nella politica, si continuerà a cercare di galleggiare.

domenica 4 dicembre 2016

In Mountain bike nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi: Fiumicello di Premilcuore - Monte Ritoio

Questo tratto fa parte di uno dei percorsi ad anello della guida "In bici nel Parco", nel video si vede il tratto da Fiumicello (Premilcuore, FC) verso Pian di Visi e Monte Ritoio, per poi scendere sul Passo della Braccina, con una meravigliosa vista sul crinale tosco-romagnolo.

sabato 3 dicembre 2016

Trump con la Cina "scherza col fuoco"


La telefonata di Trump alla presidente di Taiwan ha irritato il governo cinese . Ovviamente Trump è libero di chiamare chi vuole, ma dovrebbe tenere conto dei delicati equilibri internazionali su certe questioni. Tra l'altro gli USA oggi non appaiono nelle condizioni di fare la "voce grossa" con la Cina che detiene oltre 1200 miliardi di dollari del debito statunitense, nonché il paese più popoloso del mondo si presenta come la seconda economia mondiale che, agli attuali ritmi di crescita, potrebbe superare nel giro di qualche lustro quella USA. 
Il mondo non ha certo bisogno di nuove tensioni ma di distensioni.

venerdì 2 dicembre 2016

Nico Rosberg si ritira da campione del mondo della Formula 1


E' arrivato inaspettato l'annuncio del ritiro dalla F1 da parte del neo campione del mondo Nico Rosberg.
Una scelta coraggiosa, da parte di un ragazzo che è riuscito nell'impresa di eguagliare il padre conquistando il massimo trofeo delle competizioni motoristiche su quattro ruote.
In passato altri sportivi si sono ritirati all'apice della carriera (senza essere esaustivi): recentemente la tennista italiana Flavia Pennetta dopo aver vinto gli US open; il nuotatore statunitense Mark Spitz ritiratosi a soli 22 anni dopo la vittoria di 7 medaglie d'oro alle olimpiadi di Monaco; Rocky Marciano ritiratosi da imbattuto nei pesi massimi; il nostro Alberto Tomba che si ritirò nel 197 a 31 anni, trionfando nell'ultima gara da lui disputata.

giovedì 1 dicembre 2016

Referendum costituzionale: l'elettore del sud di centrodestra potrebbe essere decisivo


Secondo l'analisi per l'Istituto Cattaneo del politologo sampierano Marco Valbruzzi, al referendum costituzionale del 4 dicembre potrebbero risultare decisivi i voti degli elettori di centrodestra del sud e proprio loro sarebbero nel "mirino" del premier Renzi in questi ultimi giorni di campagna referendaria. Secondo Valbruzzi chi riuscirà a "mobilitare", a proprio favore ovviamente, l'elettore di centrodestra del sud, potrebbe prevalere al referendum. Questo perché gli elettori del sud che in passato hanno votato centrodestra alle politiche, in larga parte non hanno "partecipato" alle precedenti consultazioni referendarie (circa il 50% di loro). Si tratta quindi di una grossa fetta di elettorato che lo schieramento del SI vorrebbe cercare di mobilitare a proprio favore. Probabilmente è anche a loro che si riferisce Renzi quando dice che si vince con il 60% di affluenza. 
Valbruzzi poi fa un riferimento anche all'elettorato del PD che, rispetto ai tempi della cosiddetta "Ditta", pare meno capace di mobilitare il proprio elettorato, proprio per le divisioni interne: si tratterebbe di un 20% di voto che andrebbe "disperso", cui aggiungere un 10% di voto contrario alla riforma. Il PD potrebbe quindi avere un ammanco del 30% di voti da parte del suo elettorato di riferimento, cui dovrebbe cercare di sopperire convincendo gli indecisi che, come emerge dalla ricerca, sarebbero principalmente al sud ed elettori di centrodestra.

mercoledì 30 novembre 2016

Rinnovato il contratto degli Statali: aumento medio di 85€


Dopo 7 anni di blocco è giunta la firma tra il ministro Madia e i rappresentanti dei sindacati CGIL, CISL e UIL sul rinnovo del contratto degli Statali.
L'aumento medio sarà di 85 euro, diversificato tra le varie categorie di lavoratori pubblici. Le parti hanno inoltre concordato che gli aumenti integreranno, in modalità da definire nella contrattazione di secondo livello, il bonus fiscale di 80 euro, cercando di non "penalizzare" chi dovesse superare la soglia in cui tale beneficio si percepisce (fissata in 1500€/mese).
La negoziazione prenderà il via dopo una necessaria verifica nella conferenza Stato-Regioni.

La "supremazia morale" di un partito o movimento non esiste


Pur credendo fortemente nel rispetto della legge e nella certezza della pena, su cui in Italia bisognerebbe lavorare partendo anche da una profonda Riforma della Giustizia, ho sempre pensato non esistesse una "supremazia morale" da parte di singoli partiti rispetto ad altri.
Anche per questo non mi ha mai convinto quella sorta di auto proclamazione moralizzatrice da parte del Movimento 5 Stelle. E non si tratta di sentir dire le solite frasi di circostanza "si ma gli altri?". Ognuno risponde personalmente di ciò che fa (lo prevede la Costituzione), però non si può essere garantisti o colpevolisti a seconda di come fa comodo. In questi casi, mi verrebbe da dire che non possiamo certo trovarci in situazioni di supremazia morale.
Non ci ho mai creduto neppure quando si parlava della presunta supremazia morale della Sinistra. E non c'ho mai creduto neppure per il Movimento 5 Stelle, un movimento/partito nato da poco e con ancora poco tempo passato in posizioni amministrative. Non per fare una difesa di ufficio dei "vecchi partiti", ma una visione di insieme la potremo avere dopo che anche il M5S avrà avuto un'esperienza ventennale come "partito".

C'è poi la questione intransigenza VS transigenza di cui avevo già parlato: sebbene abbia più volte parlato in questo blog del superamento del voto ideologico e di appartenenza con conseguente crescita della volatilità elettorale, permangono comunque delle "nicchie ideologiche" all'interno del corpo elettorale italiano.
Sebbene sia sbagliato dire "sono tutti uguali", per quanto riguarda una presunta supremazia morale da parte di singoli partiti, movimenti o gruppi/associazioni di cittadini, non mi sembra se ne veda granché.

martedì 29 novembre 2016

Il "senso civico" nel parcheggiare l'auto


Sabato sera ho fatto un giro a San Piero in Bagno, mio paese d'origine, e al mio arrivo in centro (un paese che si sviluppa circa in 2 km per 1) ho trovato una situazione disarmante per quanto riguarda le auto parcheggiate sui marciapiedi e in divieto di sosta: su via Garibaldi erano presenti 8 auto sul marciapiede che rendevano veramente difficoltoso il passaggio, anche delle persone a piedi. Lo stallo invalidi era occupato da un auto senza contrassegno. Nella piazza principale (Allende) c'erano 10 auto sul marciapiede.
La cosa è ancora più incredibile se si pensa che in via Gramsci, a meno di 200 metri da Piazza Allende, c'è sempre un'ampia disponibilità di parcheggi. Invece si continua a voler parcheggiare "davanti al bar", salendo sui marciapiedi e, così facendo, contribuendo a rovinarli. Poi magari ci si lamenta pure che i marciapiedi sono rovinati e, udite udite, che si prendono le multe!
Non voglio certo fare il "moralista", ma mi chiedo quale rispetto verso il prossimo e la comunità, si abbia parcheggiando in quel modo, danneggiando così chi vorrebbe usufruire regolarmente del marciapiede camminando, nonché rovinando il bene con aggravio di costi per la collettività per la necessaria manutenzione.
Mi chiedo inoltre se queste persone farebbero allo stesso modo a casa loro: parcheggiando sul proprio marciapiede (rovinandolo), ostruendo il passaggio ai propri familiari.
Prima di "lamentarci", a volte anche giustamente, cominciamo col pretendere il rispetto delle civili regole di convivenza, evitando benaltrismi per cui "ci sarebbe sempre altro cui pensare". Cominciamo a pensare anche da queste cose che possono sembrare minori ma non lo sono: io sono "zoppo", ho difficoltà a camminare e ho il contrassegno handicap per il parcheggio, però non "pretendo" di parcheggiare dove non si può, danneggiando così gli altri. Se io posso permettermi di parcheggiare alla Torretta e camminare fino in centro, credo possano farlo anche coloro che "pretendono" di lasciare l'auto davanti al bar, sopra al marciapiede e in divieto di sosta.

Vivaldi: Allegro I movimento. Banda Santa Cecilia di San Piero e Bagno

Domenica scorsa la Banda Santa Cecilia di San Piero e Bagno ha festeggiato "Santa Cecilia" patrona della musica.
Nel video le prove prima del concerto dell'Allegro di Vivaldi I movimento, alle trombe Tolmino Marianini e Francesco Ulivi.

lunedì 28 novembre 2016

C'era una volta la F1

(immagine del web: Pixabay)

Dopo c'era una volta l'Inter, è il momento di c'era una volta la F1. Ne ho già parlato varie volte sul blog, ora vorrei riportato qualche numero.
Qualcuno, in risposta al mio post, aveva detto che la F1 è sempre stata fatta di "domini" da parte delle scuderie e che anche in passato le vittorie erano andate spesso a una sola squadra.
Vediamo allora qualche dato:
2016 vittorie Mercedes: 19 su 21 (20 pole), 2 vittorie Red Bull;
2015 vittorie Mercedes: 16 su 19 (18 pole), 3 vittorie Ferrari;
2014 vittorie Mercedes: 16 su 19 (18 pole), 3 vittorie Red Bull;
2013 vittorie Red Bull: 10 su 19 (8 pole), altre tre squadre con vittorie;
2012 vittorie Red Bull: 7 su 20 (8 pole), altre tre squadre con vittorie;
...
2009 vittorie Brown: 8 (5 pole)
2008 vittorie Ferrari: 8 (8 pole)
...
2005 vittorie Renault: 8 (7 pole)
...
2002 vittorie Ferrari: 15 (10 pole)
...
1998 vittorie McLaren: 9 (12 pole)
...
1992 vittorie Williams: 10 (15 pole)
...
1983 vittorie Ferrari: 4 (8 pole)

Fatta eccezione del 2002, gli ultimi tre anni di dominio Mercedes appaiono una assoluta anomalia nella storia di questa competizione: siamo quasi di fronte a un mono-marca.

Dal mio punto di vista la Formula 1 ha smesso di esistere, diventando un altro sport (quello attuale, che però porta il medesimo nome), quando si è passati dalla competizione meccanica a quella elettronica, nonché con il passaggio dalla competizione estrema alla regolamentazione estrema.
La F1 di oggi non ha quasi niente in comune con quella di 20 anni fa, se non che si gareggia su una monoposto con le ruote e vince chi arriva prima.
Tra l'altro tutte le statistiche sulle vittorie, risentono fortemente degli ultimi 10 anni di competizioni che, spesso, sono state una sorta di monomarca, cosicché tra i piloti più vincenti in assoluto troviamo al secondo posto Hamilton che è si forte ma ha avuto la "fortuna" di gareggiare quasi sempre in monoposto molto competitive, quando non assolute dominatrici, fin dal suo esordio: Lo stesso Vettel, al quarto posto assoluto, ha beneficiato del dominio Red Bull per 4 anni, così come il neo campione del mondo Rosberg che ha 23 vittorie, una in meno di Fangio.

Le statistiche lasciano il tempo che trovano, il problema invece è che vincendo da tre anni quasi esclusivamente una scuderia, ci troviamo di fronte a una sorta di mono marca. La F1 era competizione, ora è una gara a due con il resto che fa da contorno. Se gli organizzatori sono contenti di aver creato questo circus, contenti loro. A me che sono appassionato di gare di auto fin da bambino e che le ho seguite anche live, questo spettacolo, se così si può chiamare, non piace affatto.

La riforma della Pubblica Amministrazione: la sfida più complessa dell'Italia repubblicana


Riprendo un post che ho scritto circa un anno fa, sulla Riforma della P.A.

Riformare la Pubblica Amministrazione in Italia è probabilmente la più grande sfida che il Paese abbia mai affrontato nella sua storia repubblicana. Poiché non si tratta di modificare e/o innovare una “struttura organizzativa”, ma di cambiare gli italiani, i loro comportamenti, atteggiamenti, modo di vivere e di fare, di approcciarsi con il prossimo, con e nella società. 
Chi pensa che la P.A. e il suo funzionamento siano qualcosa che riguarda solo chi ci lavora si sbaglia di grosso: la Pubblica amministrazione siamo tutti noi, la pubblica amministrazione è lo specchio del paese, è il funzionamento dei rapporti della nostra società, è il pubblico e il privato. Per questo è così difficile da modificare, da riformare, da innovare: riguarda infatti, nel bene e nel male, la vita di tutti noi. Di tutti i tanti "diritti" che con forza si invocano, spesso scordandosi i “doveri”. O quei “privilegi” che vengono scambiati per diritti, e ancora il fatto che ci si indigni e scandalizzi per i "privilegi altrui", senza vedere i propri. Quando si parla di un fenomeno gravissimo quale la corruzione nella P.A. ad esempio, spesso ci si dimentica che se c’è un “corrotto”, deve esserci anche un “corruttore”, e chi “corrompe” lo fa per i propri interessi a scapito di altri (altrimenti, se la subisse, sarebbe estorsione). Riformare la Pubblica Amministrazione, significa cambiare gli italiani. Certo, nessuno si aspetta miracoli (poiché cambiare una società, con la propria cultura ed atteggiamenti che si sono formate nei secoli, è sempre difficile), ma da qualche parte si deve cominciare. Ho scritto spesso, sul mio blog ma anche nella mia tesi di laurea, di Riforma della P.A., talvolta entrando nel dettaglio con proposte concrete. Da dipendente della Pubblica Amministrazione, vivo quotidianamente il suo funzionamento, come tanti altri colleghi vedo cosa funziona e cosa no, cosa e come si potrebbe migliorare. L'impressione è stata sovente che chi andava a normare, non avesse piena coscienza di cosa sia e come funzioni la P.A. italiana, le sue enormi diversità e peculiarità. Si è cercato, errando, di trattare tutti i settori allo stesso modo, per cui un Ente di 5 dipendenti doveva avere il medesimo e rigoroso principio di funzionamento di uno con 50mila, o con risorse economiche disponibili molto diverse tra loro. Spesso si è cercato di normare di tutto e di più, senza comprendere che non è possibile predeterminare qualsiasi tipo di azione umana, controllare variabili che sono infinite. E' stata una sorta di "arroganza normativa", figlia di una cultura giuridica per cui tutto sarebbe determinabile e direzionabile con il solo impiego di norme. Ma le teorie sociologiche della razionalità assoluta, nel resto del mondo, sono state superate da un centinaio di anni. Oggi ciò che principalmente serve (e manca) è il superamento della logica giuridica per cui è la rigorosa implementazione di un procedimento che determina l'azione della P.A., in favore di una governance tesa al conseguimento di risultati che gli anglosassoni chiamano New Public Management. 
L'Italia ha indubbiamente una grande tradizione giuridica, ma è venuto il momento di accogliere anche le istanze di gestione tipiche di altri paesi, senza chiudersi nel proprio modello. Vari tentativi sono stati fatti, ma il NPM in Italia è qualcosa ancora troppo sulla carta: hanno introdotto ad esempio il Piano della Performance, ma in quanti Enti viene applicato così come si fa nelle amministrazioni anglosassoni? Non si può prendere qualcosa da un altro paese e buttarlo dentro al proprio, senza integrarlo e renderlo efficiente. Da questo punto di vista siamo lontani anni luce dalla piena efficienza e il buon funzionamento della P.A., e qui mi sento di spendere una parola, è spesso demandato alla buona volontà di chi ci lavora (non tutti certo, non sarò io a fare il "di tutta l'erba un fascio a rovescio") che si impegnano per conseguire i risultati, nonostante tutte le difficoltà: la burocrazia e i suoi processi farraginosi quando non insostenibili, la carenza di risorse umane ed economiche. Poi certo, c'è anche tutto ciò che non funziona o funziona male (ed è tanto, troppo, nessuno lo vuole negare), talvolta anche a causa di chi nella P.A. ci lavora, ma così come non me la sento assolutamente di fare un elogio sperticato "indiscriminatamente a tutti", neanche credo che sia tutto da buttare via. Come tanti aspetterò i decreti attuativi (nda. alcuni già arrivati, nel frattempo è arrivato anche un pronunciamento della Consulta), li leggerò con attenzione, nella speranza che questo Moloch possa cominciare a modificarsi. Non sarà per niente facile, serve l'impegno di tutti per cambiare l’Italia e, lasciatemelo dire, anche gli italiani.

domenica 27 novembre 2016

Rosberg campione del mondo di F1 2016

Gara tutta in controllo da parte del pilota tedesco, come tua la sua ultima parte di campionato. Il GP lo ha vinto Hamilton ma il secondo posto è bastato a Rosberg per laurearsi campione del mondo.
Considerazioni finali: il mondiale di F1 è oramai una competizione interna a una sola squadra, qualcosa di veramente noioso. Manca la F1 di una volta, questa si chiama uguale ma di fatto è un altro sport.

sabato 26 novembre 2016

Canone RAI verso i 2 miliardi di euro, migliorerà la qualità del servizio?


Secondo le stime, la RAI quest'anno potrebbe incassare dal canone oltre 2 miliardi di euro. Non guardo la RAI da parecchi anni poiché non la trovo interessante né al passo con i tempi. Già in precedenza seguivo solo gli eventi sportivi che trasmettevano ma oramai sono rari anche quelli. In un anno intero penso di non vederla per più di 4/5 ore, quindi il canone ha per me un'incidenza elevatissima.
Mi chiedo se ora, con questi nuovi introiti decisamente maggiori degli anni precedenti, anche la qualità del servizio migliorerà. 
Io credo che la RAI dovrebbe essere privatizzata e messa sul mercato in competizione con gli altri broadcaster, lasciando un solo canale di servizio pubblico.
Nel frattempo, continuerò a guardare altri canali TV.

E' morto Fidel Castro


Si è spento a Cuba Fidel Castro, leader della rivoluzione cubana assieme ad Ernesto Che Guevara e personaggio politico tra i più noti del secondo novecento.
Nel 1959 rovesciò il dittatore Batista e prese il potere nell'isola caraibica, fino al 2006 quando lasciò le redini al fratello Raoul che ne ha annunciato la morte con le parole: "Hasta la victoria siempre".

venerdì 25 novembre 2016

C'era una volta l'Inter

100 Kg fa

Potrei cominciare così per raccontare a mio figlio la storia dell'Inter cui, fortunatamente, il calcio non interessa granché. Non è tifoso di nessuna squadra ma, se proprio dovesse esserlo, da genitore auspico non sia l'Inter. Poiché io da bambino ho patito troppo a tifare questa squadra, le prese in giro, la rabbia, le umiliazioni sportive, andate avanti per 30 anni. Poi una breve parentesi di illusione, durata un lustro. Ma così come improvvisa arrivò quella parentesi, altrettanto velocemente è arrivato quel buio di una squadra che voleva esser grande ma la sua dimensione è sempre stata quella di una provinciale: più illusioni che risultati.
Oggi l'Inter è molto peggio di quella che non vedevo vincere mai da bambino, mi spingerei a dire persino che non solo non merita l'Europa, non meriterebbe neppure la Serie A, se fosse la serie A di un tempo.
Per questo spero che, se mai mio figlio dovesse un giorno appassionarsi al calcio, non diventi tifoso dell'Inter. Io intanto, per fare il mio, faccio sparire da casa qualsiasi riferimento a questa squadra.

giovedì 24 novembre 2016

25 anni senza Freddie Mercury

Esattamente 25 anni fa ci lasciava Freddie Mercury, leader dei Queen, cantante sopraffino, frontman ineguagliabile e compositore che ci ha lasciato alcuni dei più bei brani della storia della musica rock.

mercoledì 23 novembre 2016

Furti e microcriminalità che disturbano pesantemente il nostro quieto vivere


La Valle del Savio è da un po' di tempo interessata da furti che stanno preoccupando la popolazione residente. L'anno scorso sono stati organizzati alcuni incontri sul tema della legalità e della "prevenzione" a Bagno di Romagna, purtroppo non troppo partecipati dai cittadini.
Personalmente credo sia giusto esprimere tutti le proprie opinioni, ma non dimentichiamo che la tutela della sicurezza e della legalità è deputata ad organismi e istituzioni ben precisi che sicuramente ne sanno di più e meglio di tanti e vari commentatori che hanno spesso soluzioni semplicistiche a problematiche che sono, non dico complesse (trattasi sempre di microcriminalità), ma comunque da trattare con competenza. 
Avendo prestato servizio prima nell'Arma dei Carabinieri e poi nella Polizia Municipale, avendo altresì approfondito certi argomenti per interesse personale, ritengo di poter parlare con una certa cognizione di causa. Mi infastidisce quindi quando sento "scaricare" le responsabilità sulle Forze dell'Ordine sulla "mancata cattura dei ladri", come fosse un videogioco di cui si ha pieno controllo di tutto. Cogliere sul fatto un "topo di appartamento" è altamente improbabile, foss'altro per motivi "statistico probabilistici". Generalmente è tutta l'attività di indagine svolta da Magistratura e Forze dell'Ordine che porta ad "arrestare i ladri", gli arresti in flagranza di reato (invito peraltro a leggere il codice penale laddove spiega quando e come si possa fare un arresto) sono meno di quelli che scaturiscono dalle attività di indagine.
Va inoltre aggiunto che in Italia c'è, talvolta, una tendenza a non applicare particolari aggravanti in caso di certi tipi di reati, cosicché spesso l'arresto in flagranza vede la successiva reimmissione in libertà del reo, denunciato a piede libero. Non si tratta solamente di leggi come spesso ci viene detto, ma anche interpretazione e applicazione delle medesime. Personalmente ritengo che una Riforma della Giustizia dovrebbe andare anche ad interessare certi aspetti poiché, sebbene trattasi di microcriminalità, sono particolarmente disturbanti da chi li subisce.
Scaricare però "colpe" e "responsabilità" sulle Forze dell'Ordine, che operano nella stragrande maggioranza di esse con impegno, professionalità e dedizione, non aiuterà certo a risolvere il problema.