mercoledì 25 maggio 2016

Quella "sinistra che non sa dare speranze" e che fa avanzare la destra



In Europa già da qualche anno e ora pure nelle Presidenziali USA, abbiamo assistito a un avanzamento delle istanze della cosiddetta destra radicale. I motivi sono vari e variegati, sicuramente il mix tra il perdurare della crisi economica unita agli importanti flussi migratori degli ultimi anni, ha “spostato” il consenso politico verso certe istanze, in vari paesi dell'Europa. Siamo ancora a livelli contenuti, che però potrebbero aumentare se la politica europea non saprà dare risposte concrete e credibili. Alla demagogia della destra del “rispediamo tutti a casa” e “padroni a casa nostra”, le istanze di sinistra non hanno saputo dare un'adeguata risposta. Il cittadino medio si sente quasi “escluso” dall'interesse della politica Europea, con l'impressione che questa sia principalmente interessata alla bipolarizzazione tra macrofinanza e alla (non) gestione dei fenomeni immigratori, viste anche le difficoltà dei processi di integrazione che sono emersi e stanno emergendo in vari paesi. Il cittadino che si sente escluso non può certo essere soddisfatto della politica. Si parla tanto di inclusione politica, ma il rischio è che nella bi-polarizzazione delle istanze, una buona fetta di popolazione residente si senta marginalizzata e, anche per questo motivo, tenda ad esprimere il proprio consenso verso forze politiche che portano avanti istanze di “destra spinta” (se non proprio di estrema destra). L'Europa burocratica pare non avere soluzioni adeguate per uscire dall'impasse, le parole che escono dai palazzi della politica sembrano quasi dirci che non solo dovremo abituarci a “stare peggio”, ma che allo stare peggio potrebbe non esserci mai fine. Ma se la prospettiva è quella di stare peggio di prima, allora i cittadini esprimeranno il loro consenso verso forze politiche che promettono di riportare la società a come era prima. In tutto ciò c'è un grande missing, quello della cosiddetta sinistra buonista ma, almeno in parte, pure quello della sinistra social democratica, che non riescono a dare nuove prospettive ai cittadini, troppo intenti (soprattutto nella componente buonista) nel pensare che i problemi veri non riguardino le classi medie o “popolari” della popolazione residente, ma solo (o quantomeno principalmente) i provenienti dalle “nuove frontiere” sia interne che esterne. In questo senso una buona fetta di quella sinistra, quasi incapace dall'uscire dal mantra del “abituiamoci a stare peggio” (la “sinistra che non sa dare speranze”), è la protagonista in negativo della politica degli ultimi anni.