martedì 7 giugno 2016

Amministrative 2016: in politica la presunzione non paga

Il PD ha preso alcuni sonori schiaffi in questa tornata di elezioni amministrative
Cambiano attori e fattori, ma certi "atteggiamenti" faticano a mutare. Cosicché tornano in mente le parole di Bersani "se non esistesse il suffragio universale noi saremmo sempre sicuri di vincere" (riportate in "Le parole sono importanti" pp 73, di G.Giansante 2011). Una comunicazione politica, quella del PD, che Giansante definisce ideologica ed aristocratica, che sfocia in atteggiamenti elitari.
Difficile parlare ai cittadini, se pensi di farlo da un piedistallo. 
Renzi ha cambiato, perlomeno in parte, la comunicazione politica del PD, ma certi atteggiamenti "elitari" sono rimasti e la gente si è stancata. Si era stancata (da un pezzo) dei D'Alema, ma ci sono in giro ancora tanti piccoli D'Alema, a livello locale. E la gente che non vota più per ideologia e/o appartenenza, li punisce votando altro (o non votando).
Pare però che queste "sconfitte" non servano a fare capire a certi politici che è ora di cambiare il (loro) modo di fare politica. Il più delle volte pensano che siano i cittadini che non li hanno votati, colpevoli dei loro insuccessi. Di mea culpa in giro se ne vedono pochi.
Ma c'è un'altra cosa che, da almeno 20 anni, una certa sinistra non capisce: la "politica contro" non paga, denigrare l'avversario non paga. Per vari motivi: perché la gente vuole sapere cosa farai tu e non cosa hanno fatto male gli altri, e perché gli elettori si identificano nelle persone e partiti per cui votano per cui se attacchi violentemente quei partiti, attacchi indirettamente anche chi li vota. Se poi lo fai con un atteggiamento elitario, diventa un vortice.
Non so se la sinistra in Italia saprà ricostruire, nel breve, un soggetto politico meno distante dai cittadini, so invece che questa sinistra ha consentito l'apertura di una prateria politica, dove vari soggetti possono e potranno trovare i loro spazi.