lunedì 6 giugno 2016

Elezioni amministrative 2016: la fine del voto ideologico e di chi non lo riesce a capire


I risultati di questa tornata elettorale amministrativa non sono affatto sorprendenti. Sorprende invece che ci siano ancora esponenti di partito che si sorprendano. Sono quelli della “vecchia politica”, che credono ancora alla forza del voto ideologico, che “il Breadwinner è dei nostri quindi abbiamo il voto di tutta la famiglia”. Ma la politica cambia molto velocemente, l'elettorato è volatile e non basta (auto) pensare di essere i migliori, per prendere voti e vincere le elezioni. Cosicché a campagne elettorali scarse, si associano risultati scarsi. 
Ho parlato in questo blog di campagne elettorali, di come alcuni partiti siano ancora legati a vecchie logiche per cui, come disse qualche anno fa un segretario esponente di un certo partito “se non esistesse il suffragio elettorale saremmo certi della vittoria”. Hanno la presunzione della loro (presunta) superiore capacità politica (che non esiste proprio, fatti alla mano), che non sia necessario fare buone campagne elettorali poiché loro sarebbero comunque già “migliori” degli altri, il problema semmai sarebbe dell'elettorato il quale “non capisce”. 
Il voto ideologico, così come quello di appartenenza, sta sparendo, nel giro di pochi anni si apriranno “praterie politiche” dove poter creare nuovi soggetti politici. I vecchi partiti, la vecchia classe politica (nazionale e locale) invece, continueranno a chiedersi perché gli elettori non li capiscono: semplice perché non sono capaci di parlare agli elettori.