giovedì 30 giugno 2016

Unione Europea: paure ed isolamento vs sviluppo e sicurezza

L'esponenziale sviluppo dei new media negli ultimi decenni, ha cambiato non solo le modalità di comunicazione ma pure quelle di ricezione delle informazioni da parte dei cittadini. Sono saltati i filtri della stampa tradizionale, cosicché sempre più persone si informano nel mare magnum di internet, dove si trova di tutto, compreso un quantitativo colossale di bufale, falsità e disinformazione, che alimentano le paure soprattutto di quei soggetti propensi a cercare “verità”, senza filtrare le fonti.
Viviamo in una società mediamente più sicura delle precedenti, ma la massificazione delle informazioni che ci arrivano da tutto il mondo, tendono a distorcere la nostra percezione. Cosicché si alimentano le paure e la tendenza è quella di chiudersi ed isolarsi. Ma l'isolamento, se può dare risposte nel breve, crea indubbiamente problemi nel lungo periodo. Nessuna nazione, isolata, può affrontare le problematiche del mondo globalizzato. Per questo la risposta non dovrebbe essere l'isolamento, ma l'unione, la condivisione e la coesione. E' questa l'unica via per l'Europa, dove l'emergere di nuovi “nazionalismi”, scaturisce anche dall'incapacità delle attuali e passate classi dirigenti, nel dare certezze ai cittadini europei, facendo sembrare l'Unione Europea un istituzione fortemente frammentata, incapace di navigare quando le condizioni del mare peggiorano.

Certo, sussistono ancora importanti divisioni socio-economico-politiche all'interno dell'Europa, per questo è importante agire, dando risposte che non alimentino le paure e il conseguente isolamento. Una migliore redistribuzione dei redditi, con un divario all'interno della popolazione che si è enormemente ampliato a partire dai primi anni '90, politiche di sviluppo che portino alla ripresa degli investimenti (c'è un enorme capitale privato che resta fermo, anche a causa di paure ed incertezze). Ciò passa giocoforza da un allentamento dei vincoli economici imposti dalla Germania, che difende in primis i suoi interessi (vedi il surplus commerciale). Servono inoltre maggiori certezze sulle politiche legate alla sicurezza, nessuno vuole sentirsi dire “abituatevi ad essere meno sicuri”. Serve, insomma, una maggiore attenzione ai cittadini europei, che percepiscono la UE come qualcosa di lontano, quando non estraneo (o, peggio, limitativo) alle proprie vite.