giovedì 9 giugno 2016

Volatilità elettorale: perché cambiano le intenzioni di voto dei cittadini


Negli ultimi giorni abbiamo sentito parlare spesso di "volatilità elettorale". Cerchiamo di capire cosa sia: questo fenomeno politico ha cominciato a manifestarsi in Italia in modo sensibilegià da qualche decennio anche se i partiti tradizionali lo hanno spesso sottovalutato e ora ne pagano, quantomeno in parte, le conseguenze. In parole semplici la cosiddetta maggiore "volatilità elettorale" ci indica un fenomeno per cui il voto dei cittadini tende ad essere meno monolitico in favore di determinati partiti, fluttuando tra questi con più facilità (il fenomeno solitamente è più evidente verso i partiti che sono contigui nello spettro politico, ma non è affatto scontato sia sempre così). La volatilità elettorale esiste da sempre  (altrimenti, per assurdo, i partiti prenderebbero sempre i medesimi voti) ma, negli ultimi anni, con l'affievolirsi del voto ideologico e di appartenenza (quelli per cui "si votava il partito. punto.") ha manifestato tutta la sua forza nel nostro paese. Il voto diventa così meno "solido" (meno stabile) e più "incerto". Potremmo includere anche l'astensionismo all'interno di questo fenomeno (è un effetto possibile della volatilità elettorale). I partiti tradizionali, spesso legati a logiche politiche oramai superate, faticano a comprendere l'elettorato, pensano ancora di poter parlare ai "propri elettori" cercando di mobilitarli (funzione tipica delle campagne elettorali cosiddette pre-moderne), ma tale tipologia di comunicazione politica appare oramai superata. 
Non si parla più "agli" elettori, ma "con" i cittadini. Il cittadino è un soggetto politico che non solo vuole sapere, ma vuole comprendere, vuole dialogare, vuole partecipare, e valuta il politico (e i partiti) per ciò che fanno o non fanno. Cosicché il voto diventa non solo strumento di selezione ma anche di valutazione dell'operato della politica (accountability). Non si vota più un partito poiché questo dice "io sono di sinistra", o di "destra", o "moderato" poiché buona parte dei cittadini non si identificano più in una determinata (e monolitica) collocazione nello spettro politico, ma votano per ciò che i partiti ed i politici, effettivamente propongono ma, soprattutto, effettivamente fanno.
I partiti tradizionali appaiono quantomeno spaesati di fronte a questo fenomeno, cercano il "loro elettorato" ma non lo trovano più (se non in una parte contenuta). Faticano a dialogare con i cittadini per cercare di intercettare la domanda politica di questi e soddisfarla, mettono in atto una comunicazione politica spesso superata, autoreferenziale quando non con caratteristiche elitarie, che mantiene una sorta di "distanza" con gli elettori. Ma i cleavage da cui nacquero i partiti a partire da fine '800 e prima metà '900, sono "fratture" piuttosto lontane dal sentire politico degli attuali elettori, soprattutto quelli più giovani.
Finito il mondo delle ideologie e delle appartenenze, chi saprà intercettare nel migliore dei modi questa "domanda politica", chi saprà comunicare al meglio con i cittadini, sarà il soggetto che avrà non solo maggiori chance di prendere il potere, ma di mantenerlo per lungo tempo.