lunedì 4 luglio 2016

Democratizzazione e riflusso autoritario: l'Europa a un bivio

Scrissi questo post, che ora replico senza modifiche, nell'aprile 2012, in un contesto geopolitico che vedeva una forte crisi economica. Oggi, a una ripresa che non appare adeguata alle esigenze, si aggiunge la problematica legata alla sicurezza, compreso il devastante impatto del terrorismo internazionale.
Ecco cosa scrissi 4 anni fa:

Nel libro "La terza ondata" il politologo Huntington analizza i processi di democratizzazione che si sono compiuti alla fine del XX secolo in quella che viene definita appunto la terza ondata, cominciata nel 1974 e terminata nei primi anni '90.
La ricerca verifica, tra le altre cose, il fenomeno del riflusso, conseguente alle ondate di democratizzazione:
- prima ondata 1828 - 1926 (riflusso 1922 - 1942)
- seconda ondata 1943 - 1962 (riflusso 1958 - 1975)
- terza ondata 1974 - ? (riflusso ?).

Tecnicamente l'epoca in cui viviamo ora, potrebbe essere la fase del riflusso. La maggior parte degli Stati europei sono democrazie consolidate e il riflusso storicamente ha operato in democrazie deboli (e giovani). Ma se guardiamo gli indicatori proposti da Huntington, possiamo accorgerci come la fase del riflusso potrebbe veramente essere quella che stiamo vivendo.
Le cause del passaggio dalla democrazia all'autoritarismo nei passati riflussi sono stati sostanzialmente sette:
1) debolezza dei valori democratici presso le élite e l'opinione pubblica;
2) crisi economica o collasso che ha intensificato il conflitto sociale, con aumento della popolarità per rimedi autoritari;
3) polarizzazione sociale e politica a causa delle riforme socioeconomiche;
4) classi superiori e conservatrici che escludono dal potere i movimenti populisti;
5) frantumazione dell'ordine e della legge a causa dell'emergere di fenomeni terroristici o insurrezionali;
6) intervento o la conquista ad opera di un governo non democratico;
7) effetto valanga sotto forma di dimostrazione del collasso o della caduta di altri regimi democratici.

Il contesto sociale politico ed economico che stiamo vivendo in questo momento (nda. era il 2012), ci porta a dire che delle sette cause sopra elencate, qualcuna è già in atto. Si pensi alla crisi economica, ai fenomeni terroristici, alla polarizzazione sociale, nonché, seppur in misura minore, alle forze della conservazione (la casta politica, la tecnocrazia, il governo dei poteri forti, ecc.) che si oppongono ai cambiamenti (in una sorta di "dittatura della finanza"). Al momento non paiono presenti criticità per quanto riguarda le debolezze nei valori democratici, anche se in Europa l'estrema destra sta avanzando; vediamo però come alcuni paesi europei abbiano operato uno spostamento verso forme di governo, diciamo meno democratiche di quello che è lo standard cui siamo abituati (si pensi all'Ungheria). Se poi qualcuno volesse vedere l'Europa (intesa non tanto come Unione Europea, ma come insieme dei poteri forti) come un'organismo che decide senza una adeguata legittimazione popolare democratica, mancherebbe solo il settimo punto: l'effetto valanga.

Probabilmente le nostre democrazie sono abbastanza consolidate da non subire riflussi autoritari, ma la grave situazione economica potrebbe comportare inaspettate conseguenze anche sul piano politico.

Aggiungo solo una considerazione: oggi uno dei pericoli degli ordinamenti democratici occidentali, è quello di rimanere schiacciati tra due "populismi", quello degli xenofobi e quello dei buonisti radical chic.