martedì 5 luglio 2016

L'etica italiana e lo spirito dell'italianità

Anche questo post è del 2012, lo ripropongo in quanto mi sembra ancora molto attuale:

Nel noto libro "l'etica protestante e lo spirito del capitalismoMax Weber, definito da alcuni il Marx liberale, egli riconduceva lo spirito del capitalismo originario (molto differente dal capitalismo attuale) all'etica della religione protestante. Secondo i protestanti non servono le buone opere, tantomeno le indulgenze, per salvarsi dal giudizio divino. L'uomo deve lavorare, ottenere profitto e reinvestire per conseguire altro profitto, poiché Dio ha già deciso chi si salva e chi no.
L'opera di Weber è stata molto discussa e molto diversi sono i giudizi su essi. Ma trattandosi di Weber, uno dei maggiori pensatori degli ultimi secoli, è opportuno tenerne conto.
L'Italia è un paese storicamente cattolico, la quale religione (semplificando al massimo) vede la salvezza, tra le altre cose, nelle indulgenze e nel perdono. Nel Medioevo (e non solo...) bastava pagare per rimettere i propri peccati. L'etica pubblica poteva tranquillamente essere superata, confidando nel perdono.
Vedete per caso qualche conseguenza di questo sistema nell'Italia attuale? (nda. era il 2012)
Eccolo qua: quante volte vediamo che basta pagare per ottenere qualcosa anche in modo non lecito e che si potrà contare in qualche perdono, per molte malefatte?
Fate caso alle prime domande che il/la giornalista solitamente fanno a una persona vittima di un crimine: "è pronta per il perdono?".
Ma perché dovrei essere pronto per il perdono? Io sono pronto per avere giustizia, la giustizia laica degli uomini tramite le istituzioni che si sono liberamente dati. Il perdono, quello che viene posto nella domanda, è sostanzialmente un fatto religioso che appartiene alla sfera privata delle persone, non a quella pubblica. La religione (tutte le religioni) in uno Stato laico, sono un fatto privato.
Uno Stato, che detiene l'uso legittimo della forza (la madre di tutti i poteri, quello di fare leggi, governare e giudicare), non si pone il problema del perdono, ma del rispetto delle leggi. Uno Stato si può basare solo ed esclusivamente sul rispetto delle leggi. Il perdono, è un fatto privato. Il rispetto della legge invece, è un fatto pubblico.

Fino a che resterà la logica per cui basta pagare (l'origine della corruzione) per ottenere qualcosa e si verrà perdonati per qualsiasi cosa, questo Stato non avrà alcun futuro. Cambieranno politici, passeranno gli anni, ma fino a che non stabiliremo che solo il rispetto della legge e la punizione esemplare di chi delinque (in qualsiasi forma) sono la Religione dello Stato, questo Stato non avrà alcun futuro (nda era il 2012...)

nota finale
La tesi del post ovviamente non è né può essere che le religioni siano la causa del degrado della società (ci sono lati positivi di etica pubblica, anche nelle religioni). 
Non che con altre religioni vada meglio anzi... Nell'Islam molti seguaci ritengono che l'unica legge sia quella del Corano e che l'uomo non possa dotarsi di altre leggi se non quelle scritte dal loro profeta.
Come sostiene Huntington, fino a che non nascerà un Machiavelli islamico, la separazione tra religione e politica, in quel mondo, non sarà possibile.
In compenso noi, la nostra società, il nostro Stato laico, non possiamo tollerare che precetti religiosi siano considerati alla stregua della legge (o che la influenzino pesantemente in una sorta di Stato confessionale), talvolta da qualcuno ritenuti persino sovraordinati a quelli dello Stato. Non è tollerabile che alcuna religione, Islam o Cattolicesimo (etc.) che siano, possano in qualsiasi modo creare "problematiche" (di etica pubblica e di rispetto delle leggi) alle società laiche degli Stati (del nostro Stato!!!).
L'unica Legge è quella dello Stato, sarà bene che i buonisti di ogni categoria si rendano conto che se rinunciamo alla supremazia dello Stato sui precetti religiosi, finiremo molto ma molto male.