martedì 9 agosto 2016

La banalizzazione della parola "diritti"


Oltre alla banalizzazione della parola "razzismo", di cui ho parlato ieri, un'altra parola spesso è usata in modo improprio: "diritti". Succede fin troppo spesso considerare diritti veri e propri privilegi, a volte persino degli abusi. E' mio diritto, è diritto, forse sono le parole più abusate nel discorso politico popolare. Ma se si considerano diritti ciò che non lo sono o non possono esserlo, allora ecco come la parola, con il suo significato, venga banalizzata e quindi lo perda.
Parlai già in questo blog anni fa spiegando come non possano esistere diritti senza doveri. E' proprio una naturale conseguenza, non può esistere alcun diritto, se a monte non ci sono dei doveri. Esempi semplici semplici: non può esistere il diritto alla salute, se non c'è il dovere di contribuire con la tassazione alla creazione di un sistema sanitario. Non può neanche esistere il diritto alla vita, se non esistesse il dovere del rispetto delle leggi che tutelano la vita. 
Qualche giorno fa il rappresentante di una comunità religiosa, avrebbe chiesto il diritto alla poligamia. Nel nostro paese la poligamia non è un diritto, ma è un reato e i rappresentanti delle comunità religiose, tutti (compresi gli aderenti alle religioni), dovrebbero cominciare ad abituarsi al fatto che le leggi civili vengono prima di qualsiasi precetto religioso e la religione, quale fatto privato, è completamente subordinata alle leggi dello Stato, che vengono sempre e sottolineo sempre, prima. Non esiste alcun se e ma su questa cosa che va pretesa, non semplicemente chiesta.
Un mondo solo diritti e niente doveri, non sta in piedi.