lunedì 8 agosto 2016

La "banalizzazione" della parola razzismo


Il razzismo è, purtroppo, una cosa seria, grave e reale, ancora presente nelle nostre società. E' qualcosa che andrebbe “debellato” culturalmente, favorendo la civile convivenza tra i popoli. Ma al problema “razzismo”, oggi se ne affianca un altro, ovvero la “banalizzazione” di questa problematica, utilizzando questo termine talvolta a sproposito. Tale parola infatti viene utilizzata, in determinati contesti, nei quali il significato rischia di diventare ambiguo (da l'una e dall'altra parte). Mi è capitato ad esempio di vedere un video in cui una persona accusava il controllore di essere “razzista”, solo per il fatto che questi, svolgendo il suo lavoro, gli aveva chiesto il biglietto (che la persona, peraltro, non aveva). Ma non sembra essere un caso isolato, succede oramai con una certa frequenza che qualcuno tiri fuori a sproposito la parola “razzismo”. Non si può perniciosamente cercare di scavalcare il rispetto delle regole, utilizzando la parola “razzismo”. Non è tollerabile che ci siano soggetti che utilizzino questa leva in modo improprio, per rivendicare non dei diritti ma dei privilegi, o per cercare di zittire il pensiero altrui con la demonizzazione, banalizzando così un fenomeno che è presente nelle nostre società. Sicuramente una “certa politica”, presente in Italia ma non solo, non aiuta a far sì che una problematica grave, venga banalizzata per fini strumentali e politici, quelli del cosiddetto buonismo radical chic il quale, come più volte detto, rappresenta oggi la maggiore problematica politico-sociale, assieme alla xenofobia.