lunedì 29 agosto 2016

Lo Zuckerberg impossibile in Italia


Ho seguito l'intervento alla LUISS del fondatore di Facebook Mark Zuckerberg. E ho pensato se un ragazzo italiano di 32 anni potesse avere, in Italia, le stesse "possibilità" che ha avuto lui negli USA. Direi proprio di no. E non solo perché a 32 anni è uno degli uomini più ricchi e influenti del pianeta. Non è un problema di "lingua", è un problema di "opportunità". Siamo un paese tendenzialmente gerontocratico dove resta ancora sensibilmente importante conoscere qualcuno piuttosto che qualcosa. Dove ci sono influenti corporazioni, "dinastie", appartenenze (anche politiche) che non solo facilitano carriere e opportunità, spesso le "controllano". Dove il merito è qualcosa di "strano", in passato quasi osteggiato da una certa sinistra, oggi un qualcosa ancora troppo poco legato alle capacità delle persone. Quanti trentenni vediamo a capo di imprese? In ruoli dirigenziali e/o di elevata responsabilità? Il trentenne di "successo" da noi è il calciatore, chi ha studiato (o ha particolari capacità) spesso può (e deve) aspettare, sempre che ci sia uno spazio per lui in futuro. 
Guardavo alcuni dati relativi all'età media del personale nel pubblico impiego (dati 2012): nella carriera prefettizia l'età media è 52,8 anni, negli Enti di Ricerca 49, Università 50,1, Magistratura 50. Solo nelle Forze Armate, per ovvi motivi, l'età media è sensibilmente più bassa 36,7. 
L'anzianità di servizio media, è vicina ai 20 anni, con una punta massima di 24,7 per quanto riguarda la carriera prefettizia. 
Chi si aspetta, nel breve, dei cambiamenti anche dalla politica, temo rimarrà deluso: alle accuse verso qualcuno di privilegiare "amici e parenti", anche da parte di cosiddetti "nuovi" non paiono esserci stati particolari e sensibili cambiamenti nei metodi di selezione per i ruoli di responsabilità.
Ma l'Italia è questa, prendere o lasciare. E molti giovani hanno lasciato, cercando fortuna in altri lidi e paesi. E, sinceramente, come dargli torto.