venerdì 26 agosto 2016

Prevenzione sismica in modo organizzato, strutturato e realistico


Non mi piacciono i Cassandra del "ve lo avevo detto", che hanno sempre soluzioni semplicistiche a problemi complessi, o che sparano cifre a caso. Partiamo da una premessa: un adeguamento sismico su tutto il territorio nazionale avrebbe costi molto elevati, si parla di 200 miliardi di euro, circa 1/10 del PIL del paese (tutta la ricchezza prodotta dal paese, in un anno). Ho letto qualcuno che scriveva (di solito sono quelli che "emergono" in certe circostanze): "è lo Stato che deve pensare a mettere in regola casa mia, io pago le tasse!". Poi ci chiediamo perché il paese galleggia a questi livelli...
Lo Stato interviene sul pubblico, può dare incentivi sotto forma di sgravi fiscali (già lo fa) o contributi, ma l'intervento di adeguamento sismico sulla proprietà privata, spetta comunque al privato che, magari, avrebbe difficoltà a sostenere certe spese. E' stato stimato che un adeguamento sismico possa costare tra i 100 e 300 metri quadrati (anche se mi sembra una stima piuttosto bassa), dipende comunque dalla conformazione del fabbricato, da cosa abbia bisogno. Negli anni 90 ho lavorato da uno strutturista, predisponendo tavole progettuali di vari adeguamenti sismici. Sono interventi anche complessi, che comportano lavorazioni particolari di non poco conto. 
L'Italia ha un grande patrimonio di fabbricati antichi, che rendono famosi in tutto il mondo i nostri paesi. Non esistono soluzioni semplicistiche: per assurdo demolendo il vecchio e ricostruendo nuovo in C.A. si risolverebbe per gran parte il problema, ma perderemmo così tutta la nostra "cultura" abitativa. Poi va aggiunta un'altra cosa: un conto è intervenire su una singola casa isolata, un altro è intervenire su un borgo, costruito in adiacenza. Le norme antisismiche (che evito qui di approfondire), prevedono in modo dettagliato le tipologie di intervento, comprese le distanze tra gli edifici (i giunti tecnici), ma se le costruzioni sono in aderenza, allora tutti dovrebbero fare l'adeguamento sismico, se lo fa uno e gli altri no, le altre case potrebbero "portarsi giù" anche quella costruita secondo la normativa antisismica.
Servirebbe quindi un grande progetto integrato poiché operare a macchia di leopardo (qualcuno sì altri no) avrebbe poco senso. Ma soprattutto, trovare risorse che attualmente non ci sono. Chi dice che "con poco si farebbe", che ha soluzioni semplicistiche a problemi complessi, conosce poco la materia e ancor meno l'economia pubblica e privata.
Ciò comunque non significa che "non si debba fare niente", ma che è necessario cominciare a ragionare su un grande progetto integrato, coinvolgendo pubblico e privato, sulla base di elementi concreti e realistici.