mercoledì 7 settembre 2016

Il paese che ha smesso di crederci


Il sentimento più diffuso tra gli italiani pare essere, da tempo, una disillusa rassegnazione. In Italia infatti la "crisi" non è cominciata nel 2008, viene da più lontano. Il paese è in stallo economico dagli anni '90 e le varie promesse di ripresa portate avanti dalle varie coalizioni e partiti di governo, non hanno trovato adeguati riscontri nell'economia reale. Cosicché il rischio è quello che agli "al lupo al lupo" (in questo caso in accezione positiva) non creda più nessuno. Nei primi anni '90 Ciampi parlava di "ripresina", poi arrivò Berlusconi con il suo (presunto) nuovo miracolo italiano, poi Prodi, poi ancora Berlusconi, poi ancora Prodi e di nuovo Berlusconi, fino a Monti, Letta, Renzi.
Tutti dicevano di avere la ricetta, ma il paese è rimasto sostanzialmente fermo e i cittadini sempre più disillusi. L'Italia sembra oramai una nave che galleggia in un oceano imprevedibile, se prima si sperava in un colpo di fortuna dato dal vento, ora ci si è sostanzialmente rassegnati a galleggiare. La speranza non è più quella di approdare a nuovi lidi (di benessere) ma evitare di affondare, cosicché si guarda più al fatto che la barca abbia adeguate "toppe" piuttosto che un motore in grado di portarla altrove.
Ma la responsabilità non è solo delle classi dirigenti che si sono succedute, ma dei cittadini tutti. Se il paese non cresce, se non si investe, se continuano gli episodi di malaffare, se non ci si smuove dal pantano, la colpa non può essere solo "degli altri". I cittadini italiani infatti, prima di rassegnarsi, ci hanno messo molto del loro nel portare il paese allo stato attuale.