venerdì 21 ottobre 2016

Leadership e burocrazia

correva l'anno 2012

Il libro di K.S.Nye dal titolo "Leadership e potere"  tratta di leadership, in senso lato: sia politica che organizzativa che militare. Non è un manuale su "cosa dovrebbe fare un leader", ma un'analisi delle leadership.
(...) In una organizzazione se si crea un vulnus di leadership, è necessario che questa venga ricoperta in tempi molto celeri, altrimenti si rischia, nel peggiore dei casi, di “camminare (poi) sulle macerie”.
(...) Hard e soft power vengono però percepiti in modo diverso sia dalle singole persone che dai sistemi che queste persone, assieme, creano. E, talvolta, i sistemi che si creano, non sono del tutto positivi, né come clima ambientale, né come organizzazione tesa al conseguimento di risultati. Ma, credo e temo, ciò sia legato spesso agli aspetti caratteriali delle singole persone e quindi difficilmente superabile, a meno che non si trovi una "leadership trasformativa" che influenzi e ridetermini pesantemente tutta la struttura, mettendo in condizione le persone di dover scegliere: o ci sto o non ci sto. Purtroppo il sistema della P.A. italiana non contempla questo tipo di figura poiché, l'abnorme burocratizzazione è tesa anche ad evitare che si formino leadership trasformative. In questo sistema, l'unica leadership è quella amorfa della burocrazia mentre i possibili singoli leader, si trovano prima ancora a dover combattere contro questa, perdendo nel contempo capacità di influenza sui contesti lavorativi (e lavoratori). Ciò non significa però che non si possano esercitare adeguati stili di leadership. Basterebbe, innanzitutto, una buona conoscenza del "sistema" in cui si opera e la volontà di assumersi responsabilità, in un paese abituato perlopiù a delegarle, le responsabilità.
Il leader si assume responsabilità.
Tutti i sistemi prevedono l'assunzione di responsabilità. Nel caso dei sistemi burocratici, è questa (la burocrazia) ad assumersi "responsabilità" (impersonale). Ma delegare responsabilità a un sistema normativo, significa non esercitare una leadership (e non assumersi responsabilità...). La burocrazia è un sistema teso al controllo procedurale, non al risultato. L'importanza del risultato è marginale, quindi solo la correttezza della procedura diventa importante. Ma in un contesto complesso come quello del mondo attuale, delegare l'organizzazione a un solo sistema di regole, non produce risultati ma solo autoreferenzialità. Un po' come pretendere di vivere secondo le sole leggi della sharia. La burocrazia rischia di diventare "totalizzante" e i risultati da conseguire, vengono delegati alle singole persone che con intraprendenza e assunzione di responsabilità, operano per ottenere obiettivi. Ma ciò è un rischio che ricade sulle singole persone che, per questo rischio, non ottengono alcun beneficio concreto, anzi tutt'altro (e quindi, per le teorie della psicologia del lavoro, non sono incentivati ad assumersi responsabilità).
Il "sistema Italia" è inefficace ed inefficiente (tecnicamente, antieconomico) poiché non pensato per ottenere risultati ma, in via quasi prioritaria, correttezza procedurale. Forse è una conseguenza antropologica del nostro essere italiani, l'unico paese in cui il "furbo" è visto in accezione positiva. L'essere italiani è un problema notevole, sulla metodologia della cooptazione di stile anglosassone. Servirebbe una vera e propria rivoluzione culturale.

Una leadership transazionale (trasformativa è impossibile, proprie perché il “sistema Italia” la osteggia e impedisce, anche con punizioni pecuniarie, civili e penali) negli Enti Pubblici, potrebbe portare a conseguire dei risultati ma ciò comporterebbe una notevole assunzione di responsabilità da parte del leader poiché spesso altri non vogliono assumersene. Eppure siamo pagati per assumerci responsabilità ma, evidentemente, non lo si vuole capire o accettare. E' un male che affligge tutta l'Italia, pubblica e privata (...) Tutto ciò diventa un cane che si morde la coda, se a cascata nessuno si assume le proprie responsabilità, delegandole alla fine alla norma che, come sappiamo e constatiamo quotidianamente, non è pensata certo da "luminari" della scienza organizzativa.
Nella P.A. il problema è spesso duplice (anzi, triplice): è legato alla forma mentis delle persone, ai limiti della burocrazia e alle mancanze di leadership, quantomeno transazionale. Il leader, per essere tale, deve conoscere adeguatamente il contesto organizzativo e normativo. Altrimenti diventa un burocrate che delega.

Chiudendo: non credo che la P.A. italiana possa avere particolari "sollevamenti" (ultimamente ragiono su orizzonti temporali di medio-breve periodo), si galleggerà come troppo spesso l'Italia è stata abituata a fare. Io, emotivamente, non mi rassegno ma, razionalmente, non posso fare analisi diversa.