lunedì 21 novembre 2016

Le grandi questioni ambientali VS quelle di "nicchia"


Negli anni 70-80 del secolo scorso il cosiddetto "mondo ambientalista" Italiano fu protagonista di quelle istanze che portarono alla legge 394/91 e all'istituzione di vari Parchi Nazionali. C'era fermento nella società civile e certe istanze godevano di ampio consenso. Poi è successo qualcosa. Ho avuto modo di parlare con qualche esponente di quel "mondo" ed avere il loro parere sulle cause della "diaspora" e "indebolimento" avvenuto a partire dagli anni '90. 
Una delle cause, a mio modo di vedere, è stata la polarizzazione di certe posizioni e il voler ricercare nicchie sempre più particolari e piccole (cosa peraltro successa politicamente anche a una parte della sinistra) perché forse, agli occhi di qualcuno, poteva sembrare che per essere più "puri" bisognava essere "pochi" e "particolari". Cosicché le grandi tematiche ambientali sono spesso finite in secondo piano rispetto a battaglie "singolari", su questioni particolari: "battaglie" per non tagliare un albero, per non costruire un edificio, per non asfaltare una strada, eccetera. Nel mentre qualcuno cercava di portare avanti alcune importanti questioni, una su tutte l'estensione delle aree protette a territori di elevato valore naturalistico, ma non si sono viste quelle "energie" che magari venivano impiegate per evitare il taglio di piante in un conteso urbano, battaglia sì legittima ma, magari di spessore meno importante che le altre.
Non meraviglia che molti si siano allontanati da quel mondo, diventato in parte "esclusivo". Essere pochi non significa essere, con visione "elitarista", intellettualmente più elevati. L'auspicio è che certe istanze, anche rimodulate e aggiornate sulle nuove necessità, possano trovare nuovamente terreno fertile nella società civile, senza che qualcuno voglia farle diventare la propria bandierina "esclusiva".