giovedì 10 novembre 2016

Quegli esponenti della sinistra che si fanno poche domande ma hanno spesso la risposta sbagliata


Ieri ho scritto che i grandi sconfitti di quest'epoca politica sono i partiti socialdemocratici e liberali, incapaci di comprendere appieno le istanze delle società attuali.
Se non ho avuto modo di controllare particolari reazioni politiche da parte di esponenti della destra liberale (oramai estinti in Italia), ho avuto modo di vedere le reazioni di alcuni esponenti di sinistra, che sostanzialmente confermano quanto da me scritto ieri. Non meraviglia che siano stati marginalizzati dagli elettori, unendo ai personali insuccessi politici, la loro scarsa capacità di comprendere l'elettorato. 
E' anche quel élitarismo che ha contraddistinto un'ampia fetta della sinistra (sicuramente in Italia, ma anche in altri paesi) negli ultimi 30 anni che li ha allontanati dalla gente (e, di conseguenza, dagli elettori). Quel loro atteggiarsi nel voler spiegare come doveva essere il mondo, senza cercare di capirlo, quel loro guardare con sufficienza gli elettori che "non li votavano poiché non capivano", quel loro continuo voler insegnare e mai apprendere, quella loro atavica mancanza di umiltà politica che a trovato sponda negli elitari sostegni di piccole nicchie estremiste rumorose ma mai propositive.
Ho letto sulla pagina Facebook di un esponente di sinistra: "Noi diciamo socialismo: piena occupazione, regolazione del mercato, redistribuzione della ricchezza, servizi pubblici di qualità e per tutti", come se fosse una magia, un mantra, come se evocare la parola "socialismo" sia una sorta di sacro graal della politica. Fateci vedere cosa fate e cosa sapete fare, non cosa volete evocare.
L'ex segretario del PD Bersani, sulla sua pagina Facebook, ha "compreso" il problema della destra liberale (da lui definita liberista, ma sono due cose diverse), ma dimostra con le sue parole di non aver "compreso" il problema della sinistra. Anche lui "evoca", ma mentre loro "evocano", i bisogni dei cittadini sono cambiati e loro non lo hanno capito. Si rifanno ancora alle vecchie ideologie, ai vecchi cleavages, e non sanno portare niente di nuovo se non la solita retorica trita e ritrita. L'elettorato, anche quello di sinistra, è scappato poiché quella sinistra che avrebbe dovuto rappresentarli, non li rappresentava più. Perché si è continuato ad immaginare una società classista che nel frattempo era profondamente cambiata e così le esigenze dei loro componenti, senza che certe élite politiche se ne accorgessero o, quantomeno, lo capissero appieno. Perché si è mitizzato il "dobbiamo essere tutti uguali" in un gioco al ribasso piuttosto che il "dobbiamo avere tutti le medesime opportunità", per cui l'impressione da parte dei cittadini (fatti sentire quasi "colpevoli") è cominciata ad essere quella che ci saremmo dovuti allineare (abituare) con chi stava peggio e non con chi stava meglio, poiché, dal salotto buono, dicevano che c'era sempre qualcun altro cui bisognava pensare prima di loro (creando così una "disuguaglianza" nella presunta ricerca di uguaglianza). Cosicché un'ampia fetta di cittadini è rimasta esclusa dagli interessi di certi politici, completamente scollegati dalla società e dal corpo elettorale.
Ieri mi chiedevo se i partiti socialdemocratici e liberali, sarebbero riusciti a riemergere dal pantano attuale. Le reazioni a caldo, almeno in Italia, non appaiono delle migliori.