martedì 6 dicembre 2016

Il paese spaccato in tre

(immagine del web: pixabay)

Al netto di questioni di metodo e merito sulla riforma costituzionale bocciata al Referendum, ci troviamo davanti a un paese spaccato in tre, all'interno del quale ci sono ulteriori spaccature: nella sinistra, nel Partito Democratico, nel centrodestra, nonché un Movimento 5 Stelle formato da un corpo elettorale molto eterogeneo. 
Per quanto riguarda il centrosinistra la balcanizzazione da tempo in atto nel PD (ben prima dell'avvento di Renzi, è qualcosa che riguarda la sinistra italiana da oltre 20 anni) ha fatto sì che si perdesse l'attenzione nei confronti dei cittadini, ragionando principalmente sui rapporti di forza politici interni ed esterni al partito: e questa è stata la "sfida" del NO arrivata dalla minoranza PD a Renzi. 
Poi c'è il vento populista, intercettato per buona parte da M5S e Lega. I 5Stelle sono chiusi nella "spirale del NO" anche per l'eterogeneità del loro corpo elettorale: per loro "fare", oltre a doverlo saper "fare" (in assenza quantomeno di esperienza), significherebbe anche rischiare di scontentare una fetta di elettorato che spazia lungo tutto lo spettro politico. 
Poi c'è il centrodestra, alla ricerca di un leader (ne sono stati già bruciati un paio), con la Lega che scalpita cercando di spiegare le vele sui venti di destra che stanno spirando in occidente. 

Fatte salve sorprese e/o visioni di lungo periodo, nel breve l'ipotesi più probabile è quella che vede il tentativo di formulare una proposta di governo tra due di queste tre spaccature (in ottica proporzionalista), con un taglio alle ali estreme. 

Sarà inoltre interessante vedere come il Partito Democratico gestirà la spaccatura interna: non si erano infatti mai visti simili scende di giubilo, per la sconfitta del proprio partito da parte della minoranza interna. Anche in questo caso, non si potrà più far finta di nulla.