martedì 13 dicembre 2016

Quale vocazione per il Partito Democratico?

Ripropongo un articolo che pubblicai, su questo blog, a settembre 2013. Sebbene negli ultimi 3 anni ci siano stati alcuni cambiamenti, contiene elementi di "attualità" che riprenderò in un prossimo post.

Abbiamo sentito spesso parlare di "vocazione" del PD, associata a un modello politico. Ad oggi la vocazione più visibile è stata quella sconfitta, anche quando l'avversario era moribondo. Il tutto ha ovviamente un motivo, non è sfortuna, è incapacità politica di aggregare la domanda degli elettori attorno a un progetto serio, concreto, di ampio respiro e che sappia rispondere alle istanze dei cittadini. In questo il PD e il centro sinistra, negli ultimi 20 anni, non è stato assolutamente capace.
La colpa non è solo di una classe dirigente dalle "dubbie" capacità politiche, ma anche da tutti quegli elettori, simpatizzanti (il cosiddetto zoccolo duro), che l'hanno sostenuta. Poiché se tale discorso lo si è fatto per gli elettori del centro destra con Berlusconi, non ci si può nascondere che un ragionamento simile potrebbe essere applicato a un centro sinistra che, nonostante i continui errori, ha continuato a perseverare, potendo contare appunto su uno zoccolo duro che ha rifiutato qualsiasi istanza di cambiamento vero, qualsiasi apertura verso l'esterno.

Veniamo al dunque, all'oggi: è innegabile che Renzi avrebbe potuto vincere le elezioni, portando con sé delle novità (buone o no, non spetta a me dirlo e non è tema di questo post). Ha subito un ostracismo interno al suo partito, a dir poco imbarazzante (dagli articoli sull'Unità ai commenti dei colleghi di partito, dalla Camusso a molti altri dirigenti del PD). Il PD è stato (ad oggi è) un partito Gattopardiano, dove tutto cambia per non cambiare nulla. Nessun dirigente è disponibile a mettersi in gioco, preferendo il proprio status quo, in una sorta di fossilizzazione politica che sta condannando il centro sinistra italiano ad un conservatorismo passatista e autoreferenziale.

La domanda allora è: meglio provare a cambiare per fornire una nuova offerta politica e provare a vincere, oppure mantenere uno status quo, sostenuto da uno zoccolo duro che continua a pensare di essere migliore degli altri, per una sorta di investimento divino?
Il mio è un discorso "machiavellico", né pro né contro Renzi (io non ho votato alle primarie del PD). 
Mi domando solo se nel PD preferiscano il proprio status quo, condito da una certa arroganza di presunta "superiorità" (che, come ho avuto modo di dire, non ha oggi alcuna argomentazione sostenibile), oppure provare a farsi interprete di una politica nuova, che sappia interpretare la volontà dei cittadini italiani, senza considerare coloro che non li votano, gente che non sarebbe in grado di capire. 
Poiché, pare più vero il contrario.