lunedì 5 dicembre 2016

Referendum, ha vinto il NO: la situazione politica attuale tra pars destruens, pars construens

(Immagine del web: Pixabay)

Quello che era un "sentore" oramai da qualche mese, ha avuto conferma nel responso delle urne: ha vinto il NO con quasi il 60% in una competizione che ha visto un'alta partecipazione del corpo elettorale, dato significativo e certamente molto positivo. 
Come avevo avuto modo di scrivere (Renzi alla fine rottamerà se stesso), il Presidente del Consiglio ha sbagliato nel metodo e nel merito nel portare avanti questa riforma: serve un ampio consenso nello spettro politico, per cambiare la Costituzione
Ora bisognerà capire quale sarà la pars construens: l'eterogeneità dello schieramento del NO pare non renderne possibile e credibile una comune. Lo spettro politico è frammentato, gli stessi partiti hanno al loro interno anime profondamente diverse, vale per il Partito Democratico come per il Movimento 5 Stelle. Se per il PD la balcanizzazione del partito ha portato alla spaccatura sul Referendum, nel M5S tutte queste diversità potrebbero emergere fortemente in caso di salita al governo. Per ora i 5 Stelle hanno tenuto compatto il "movimento" sui "NO", proprio perché il "fare" e/o proporre politiche, potrebbe portare alla luce le varie visioni differenti all'interno di un partito che ha un elettorato molto eterogeneo che spazia da destra a sinistra. 
Ovviamente c'è anche il centrodestra che potrebbe ricompattarsi per provare a tornare elettoralmente competitivo: vari leader post Berlusconi però, sono stati bruciati.

La situazione politica attuale è quella di uno spettro politico frammentato, privo di leader politici (eccezion fatta per Renzi) che possano proporsi quale guida del paese: non ce l'ha il centro destra, non è chiaro chi possa esserlo per il M5S che parla di portavoce e vorrebbe portare avanti una democrazia del web che rischia di essere populismo. Poi c'è il PD, con la minoranza interna che, come letto stamane, si è tolta qualche sassolino dalle scarpe. Ma, come detto in vari articoli su questo blog, quella minoranza potrebbe uscirne comunque male, non avendo una sua pars construens se non quella di ridefinire i rapporti di potere politico interno al partito.

Tante volte ho scritto come il problema principale dell'Italia sia prima ancora che politico, sociologico: sono problemi che vengono da lontano, lontanissimo (ne parlava Dante nella Divina Commedia...) e non è pensabile possano cambiare in breve tempo: un paese consociativo, con le sue numerose derive clientelari che abbiamo conosciuto e che qualche analista ha definito familismo amorale. Una società che pare avere raggiunto, con livellamento verso il basso, una situazione pareto ottimale per cui qualsiasi cambiamento potrebbe portare, perlomeno nel pensiero di un'ampia fetta di cittadini, una situazione peggiore della attuale.
Per questo il rischio è che nei prossimi decenni, piuttosto che cercare cambiamenti nella società e nella politica, si continuerà a cercare di galleggiare.