mercoledì 15 giugno 2016

La prova del 5 (Stelle)


L'Istituto Cattaneo, analizzando le recenti elezioni amministrative, ha mostrato come il Movimento 5 Stelle non può ritenersi il "vincitore" delle medesime, con riferimento ai numeri percentuali da loro ottenuti. Cresce infatti il consenso rispetto al 2011, dove i 5 Stelle sostanzialmente si affacciavano per la prima volta sul palcoscenico politico in modo strutturato, ma cala di 4 punti percentuali rispetto alle politiche del 2013. 
Eppure nonostante questi dati, complice anche il risultato "debole" del PD, il M5S è in competizione al ballottaggio in due importanti città tra cui la Capitale: Roma e Torino.
Ma se a Torino Fassino è l'incumbent che parte con i favori del pronostico, a Roma la Raggi pare avere più chance di vittoria, forte del suo 35% di voti al primo turno.
Roma potrebbe essere la prova del nove dei 5 Stelle: il governo non solo di una grande città ma della Capitale d'Italia. Roma è una città complessa, un'esperienza politicamente "più" che amministrativa: in caso di vittoria, sarebbe un banco di prova forse definitivo per il Movimento 5 Stelle, in merito alle loro capacità politiche non solo locali, ma di caratura nazionale. Roma, parafrasando la F1, sarebbe un po' come qualifiche del sabato nel GP di Montecarlo: se vai bene vinci, se vai male resti nelle retrovie.
Personalmente nutro numerose perplessità sui 5 Stelle, non solo per quanto riguarda le capacità amministrative, ma pure programmatiche e "gestionali", sia del partito/movimento che del proprio bacino elettorale, piuttosto eterogeneo.
Le difficoltà dei partiti tradizionali hanno aperto una prateria politica dove i 5 Stelle hanno saputo guadagnarsi una ampia fetta di consenso ma su uno spettro politico piuttosto ampio e frammentato. Siamo in un'epoca che qualcuno definisce post-ideologica, ma mettere assieme in uno stesso "calderone" idee politiche che si discostano sensibilmente sullo spettro politico, non è semplice. 
Il malcontento per i partiti tradizionali, non è e non sarà giocoforza un sostegno a movimenti/partiti come il Movimento 5 Stelle che, tra l'altro, rischiano di diventare "vittime" della propria intransigenza. Fare i "duri e puri" alla Robespierre, potrebbe portare alla stessa fine "politica".
Ciò che servirebbe oggi, è una "normalizzazione" della dialettica politica nazionale che può/deve essere anche aspra e dura nei toni, ma non può fare a meno del riconoscimento e rispetto reciproco, che stanno alla base della democrazia
Veniamo da un ventennio molto conflittuale, un ulteriore futuro di conflitti, potrebbe essere molto problematico per il Paese.

martedì 14 giugno 2016

Rinnovo del contratto degli statali


Dopo 6 anni di blocco, dovrebbe arrivare il rinnovo per il contratto degli statali, ma non per tutti. Gli aumenti retributivi dovrebbero riguardare solo i lavoratori con reddito complessivo lordo sotto i 26.000€ annui. 
Negli ultimi 15 anni il comparto pubblico è stato interessato da varie spending review, compresa una riduzione costante del personale, passato dai 3.215.554 del 2001 ai 3.036.712 del 2012 (ultimo dato reperito). 
Il mancato rinnovo dei contratti ha consentito allo Stato, in questi anni, un sensibile risparmio, il decremento lineare del numero dei dipendenti non ha però certo migliorato la qualità dei servizi, essendo mancata una riorganizzazione complessiva: gli organici sono diminuiti, l'anzianità di servizio (e anagrafica) dei dipendenti aumentata (mancanza turn-over), mobilità interna piuttosto bassa, sviluppi di carriera limitati, contrattazione decentrata quasi svuotata di contenuti (premi produttività molto contenuti). Inoltre, in generale, i titoli di studio sono mediamente bassi e la mancanza di turn-over non aiuta certo a migliorare la situazione. 
Non è pensabile che un rinnovo contrattuale possa risolvere i problemi strutturali dei lavoratori pubblici che qualche studioso ha definito il "coma del pubblico impiego" (Ruffini, 2015).
Soluzioni semplicistiche non ce ne sono, ma sicuramente è necessario intervenire con:
- managerializzazione della Pubblica Amministrazione: mappatura delle competenze, nuovi sistemi di selezione, reclutamento di giovani, retribuzione di merito, carriere più veloci, flessibilità retributiva ecc. (ibid.);
- snellimento legislativo: come sottolineato recentemente anche dalla Corte dei Conti la prevalenza della cultura giuridica è a scapito delle professionalità specifiche. Servono norme più snelle che permettano una gestione manageriale (efficace ed efficiente) di una macchina pubblica che è ancora troppo lenta, pesante e ancora troppo spesso autoreferenziale.
Ma è un passaggio fondamentale nello sviluppo del Paese poiché si riparte veramente solo con un miglioramento netto e sostanziale della macchina pubblica, altrimenti si rischia di subire gli eventi, piuttosto che governarli.

lunedì 13 giugno 2016

Parte bene l'Europeo dell'Italia

2 a 0 contro una delle squadre più forti di questo europeo, il Belgio. Buona partita degli azzurri che hanno messo in campo molto cuore.
Le reti di Giaccherini e Pellè.
Curiosità: ben 5 giocatori in campo hanno giocato negli anni scorsi nel Cesena (Giaccherini, Pellè, Parolo, Candreva, Eder), i gol portano la firma di due di questi. Potremmo simpaticamente definirla #ItalCesena.

In che misura il “terrore” può influenzare il voto alle elezioni


L'America è sconvolta dalla recente strage avvenuta ad Orlando, l'FBI indaga e non esclude alcuna ipotesi, compresa quella del terrorismo. Gli USA andranno al voto in autunno e si fronteggeranno due candidati che hanno posizioni molto diverse su politica estera e sicurezza. Trump e la Clinton sono intervenuti sulla questione, il candidato repubblicano sostiene la “risposta forte” e c'è da capire quanto questa sua posizione, connessa a questi eventi, possa influenzare il voto per la Casa Bianca. Ovviamente non ci sono dati certi ed è difficile pure fare stime, ma c'è da credere che, in un'epoca in cui la cassa di risonanza per questi eventi tragici, in particolare quelli afferenti al terrorismo, è particolarmente forte, certi avvenimenti potrebbero influenzare sensibilmente il voto. Non solo, nella strategia terroristica, potrebbe proprio esserci una "volontà" nell'influenzare il voto americano (lo riporta anche un articolo de La Repubblica). Tale questione è esogena alla gestione della campagna elettorale dei candidati, un fattore molto imprevedibile, anche se le “reazioni” degli elettori, soprattutto quelle “di pancia”, potrebbero esserlo molto meno. Se dovessero prevalere le reazioni “di pancia”, è probabile che il candidato Repubblicano Trump, possa trarne vantaggio. Molto dipenderà da cosa accadrà nei prossimi mesi e da quali risposte l'amministrazione Obama saprà dare. Estendendo la questione ad altri Paesi, in particolare all'Europa, vediamo come le difficoltà di risposta/gestione di certi fenomeni, dal terrorismo islamista alla questione flussi migratori, possa favorire i partiti/movimenti che propongono soluzioni "rigide" (e, talvolta, controverse), qualcuno le definisce “populiste”, ma l'errore più grande che può fare chi propone “altre” soluzioni, è quello di non tenere in adeguata considerazione la percezione “spaesata” e "spaventata" di un elettorato che comincia ad avere dubbi sulla capacità di gestione di certi fenomeni. 
La questione “sicurezza” sta diventando centrale nelle campagne elettorali di questa epoca, chi lo ignora potrebbe avere forti ripercussioni sul proprio consenso. 
In tal senso un atteggiamento che pare “subire” gli eventi, piuttosto che governarli, potrebbe portare a scenari elettorali completamente nuovi.