sabato 25 giugno 2016

La forza del Movimento 5 Stelle ai ballottaggi

Secondo l'analisi dell'Istituto Cattaneo, il Movimento 5 Stelle si conferma una macchina da ballottaggio. Nonostante il (non)partito fatichi ancora ad arrivare al ballottaggio, quando ci arriva quasi sempre vince, raccogliendo parecchi voti da parte degli elettori dei partiti che sono rimasti fuori dalla competizione a due.
E' però probabile che buona parte di quel voto che si sposta dal primo turno al ballottaggio in loro favore, sia un voto contro l'altro partito rimasto in competizione (spesso il PD). L'elettorato del M5S è molto eterogeneo e, come già scritto, non sarà facile mantenere la coesione con la presenza di istanze così diverse. I nodi verranno al pettine nell'azione di governo, anche quella amministrativa (pensiamo in particolare a Roma).
Il M5S ufficialmente non ha stretto alleanze con altre forze politiche, ma molti voti si sono riversati verso di loro nei ballottaggi, in circa i 2/3 dei comuni sopra i 15mila abitanti, partiti in svantaggio al primo turno, hanno ribaltato il risultato.
Chissà se e quanto l'eterogeneità di questo ampio bacino elettorale trasversale, potrà tenere e durare.

venerdì 24 giugno 2016

Brexit: euroburocrati e radical chic che hanno minato il progetto di coesione europea

Sorprendente ma non inaspettata la scelta della Gran Bretagna, dove i cittadini hanno scelto per l'uscita dall'Unione Europea. Ci sarà tempo per analizzare le conseguenze, così come i possibili tentativi di emulazione, nonché eventuali referendum in paesi come la Scozia per l'uscita a loro volta dal Regno Unito.
Quello che possiamo invece già dire è come questa strada sia stata solcata da tempo, per gli atteggiamenti di euroburocrati e politica radical chic che non hanno saputo interpretare l'umore e le richieste dei cittadini europei. E' mancata una grande narrazione che facesse credere maggiormente nell'Unione Europea, mentre è stata evidente l'incapacità di questi soggetti, nel gestire le problematiche degli ultimi dieci/quindici anni, in particolare su situazione economica e tematiche legate alla sicurezza. Non è possibile pensare che i cittadini possano concedere il proprio consenso se il messaggio che passa è quello di "abituatevi a stare peggio". Oggi non c'è un messaggio da parte dell'Europa che dica che nel giro di qualche anno le condizioni economiche potranno migliorare anzi, l'impressione appare tutt'altra, come che i cittadini europei abbiano già "ottenuto troppo" e sia ora di pensare ad altri, in un'ottica di politica auto-colpevolista nei confronti di altri paesi e altri popoli. Così i cittadini non capiscono scelte politiche che sembrano favorire i cosiddetti poteri forti o altri interessi, così come non capiscono quando si sentono dire che dovremo abituarci a società "meno sicure", sia dal punto di vista economico che sociale. Non è accettabile una tale mediocrità politica che non sa dare speranze ai cittadini, i quali hanno cominciato a guardare all'Europa come a qualcosa di elitario, dove in pochi curerebbero gli interessi di pochi, a discapito di quelli della stragrande maggioranza dei cittadini.
Servirebbe una forte autocritica che, temo, non ci sarà, abituati come già siamo a una politica autoreferenziale che spesso scarica le proprie responsabilità sui cittadini che, a loro dire, "non capirebbero".
Siamo a un bivio: o si cominciano a fare gli interessi dei cittadini, con una visione politica che superi divisioni e interessi nazionali (vedi, ad esempio, il surplus commerciale della Germania, tollerato ben oltre il tollerabile), oppure l'Europa si sfalderà nel giro di pochi anni, con tutte le conseguenze del caso.

La Spending Review secondo la Corte dei Conti

Il Presidente della Corte dei Conti definisce "assai severo" lo sforzo di contenimento della spesa degli ultimi anni, ricordando come i risparmi per redditi da lavoro nel pubblico impiego sono stati pari a 10 miliardi di euro (alla faccia demagogica di chi sostiene che il pubblico impiego non sarebbe stato toccato dai tagli). Il problema, sottolineato da Squitieri, è che i tagli di spesa hanno reso difficile la salvaguardia di politiche pubbliche vitali, quali infrastrutture e opere pubbliche, ovvero gli investimenti.
Tagliare per tagliare serve a poco, se non si opera un riequilibrio, altrimenti si finisce come un tale originario del mio paese che tanti anni fa aveva un asino, cui cominciò a dare da mangiare a giorni alterni e vide che l'animale continuava a fare il suo lavoro, cosicché cominciò a dargliene solo una volta a settimana e l'asinello, pur in affanno, continuava a lavorare. Fino a che decise di smettere di dargli da mangiare e dopo pochi giorni l'animale morì. Il padrone disse: "proprie adess cu s'era abituat a no magnà, l'è mort" (trad. proprio adesso che si era abituato a non mangiare, è morto).
Penso che i tagli alla spesa li stiamo vedendo (e subendo) tutti: manutenzioni sempre più sporadiche, meno servizi, meno opere pubbliche, meno investimenti. 
Certo, rientrare dall'enorme debito pubblico è importante, ma non pare essere quella intrapresa (a livello europeo) la strada per la ripresa, altrimenti si rischia di fare la fine dell'asino che restò senza cibo.

giovedì 23 giugno 2016

La balcanizzazione del Partito Democratico


Ho letto questo articolo riguardante il deputato cesenate Enzo Lattuca, che ha mandato una lettera al segretario del Partito Democratico Matteo Renzi. Condivido buona parte della sua lettera, essendo cose che ho già scritto e ripetuto più volte. In particolare quando parla di "PD in stato di abbandono nei territori...adesioni in crollo...spirito di comunità andato a farsi friggere", così come la "balcanizzazione" del partito con "spartizione di potere e poltrone". Ecco qui, secondo me, il discorso andrebbe ampliato: non si può addossare la colpa al solo Renzi dell'interesse del partito nell'allocazione del potere (interno ed esterno), visto che è così da parecchi anni. E' un problema che affligge il centrosinistra da ben prima che Renzi diventasse segretario (si parlava della "Ditta"). Se Lattuca non estende l'analisi a tutta la gestione degli ultimi 20 anni da PDS a DS a PD, fa un errore politico. Il problema non è solo la gestione Renzi, ma è quello che qualche analista ha definito l'azienda partito, che si contrapponeva la partito azienda di Berlusconi.
Se il Partito Democratico non risolve questo problema e non comincia a guardare in via esclusiva all'interesse dei cittadini, potrebbe essere spazzato via nel giro di pochi anni.

mercoledì 22 giugno 2016

Centrodestra: alla ricerca di un leader


Il centrodestra italiano si trova nella difficile gestione post-Berlusconi, dopo 20 anni in cui il leader di Forza Italia è stato al centro di tutti i progetti di quell'area politica. Salvini ha provato a proporsi come leader ma gli elettori di quell'area sembrano preferire un “candidato moderato”. C'è ancora molta confusione nel centrodestra, sia di leadership che programmatica. Non sarà semplice l'amalgama delle idee tra la Lega Nord di Salvini e le posizione moderate che stanno emergendo in altri partiti dell'area di centrodestra.
Una soluzione, non semplice, potrebbe essere la creazione di un polo liberale di stampo europeo, che però nel centrodestra italiano è sempre stato minoritario. Il rischio è rimanere schiacciati tra le posizioni leghiste e il conservatorismo centrista, che limiterebbero le istanze liberali. Ma il centrodestra dovrà impegnarsi nel superare queste problematiche che al momento ne limitano fortemente l'appetibilità elettorale a livello nazionale: un programma di stampo liberale e un leader credibile che lo sappia rappresentare e portare avanti.

martedì 21 giugno 2016

Dal grido onestà alle capacità amministrative: la prova del 9 per il Movimento 5 Stelle


Il Movimento 5 Stelle è pronto a governare? L'amministrazione di due città importanti come Roma e Torino saranno il banco di prova decisivo: il passaggio dalla “lotta” al “governo”, dai (tanti) no alle proposte, dalle opposizioni dure all'amministrazione, dalla pars destrunes alla pars costruens.
Un elettorato fortemente eterogeneo, dove convivono visioni politiche piuttosto differenti, c'è da chiedersi fino a quando (e quanto) potrà esistere armonia in questo amalgama. Un elettorato spesso intransigente su tutto ciò che non è 5 Stelle, che reazione avrà alle difficoltà amministrative che via via si incontreranno? Due pesi e due misure, oppure intransigenza tout court per chiunque, senza sconti?
Il M5S dovrà passare dal grido “onestà” alle capacita amministrative, in un sistema piuttosto complesso: amministrare una città non è come amministrare una nazione, ma Roma e Torino sono due banchi di prova importantissimi, dove si giocherà molto del futuro del Movimento 5 Stelle
Un movimento/partito che, peraltro, rischia di essere divisivo nella società, nei confronti di chi non la pensa come loro. 
Il rischio è una dialettica molto conflittuale di cui il paese, oggi, non sente bisogno. Insomma, siamo di fronte a una vera e propria “prova di maturità”, per il Movimento 5 Stelle.

lunedì 20 giugno 2016

Dal Partito della Nazione al Partito Anti Renzi


C'era da aspettarselo, forse non volevano vederlo solo i renziani più spinti, chi credeva di avere una sorta di carta bianca politica sul governo del paese. Il Partito Democratico perde la capitale del paese, e questo era ampiamente preventivato, ma perde anche Torino dove il sindaco uscente Fassino è stato sconfitto al ballottaggio, in favore della candidata del Movimento 5 Stelle che ha ribaltato il risultato del primo turno dove era in svantaggio. Soprattutto in una città come Torino, è evidente il risultato del “Partito Anti Renzi”, dove molti cittadini hanno votato “contro” qualcuno, in questo caso il candidato del PD. Candidato che, tra l'altro, faceva parte della “vecchia guardia” del partito, ultimo Segretario nazionale dei DS.
Non si evidenzia una crescita di consensi in favore del Movimento 5 Stelle, valgono i risultati del primo turno, ma si vede come l'elettorato, laddove ha potuto, ha “punito” l'esponente del partito di governo. 
Cosicché, in ottica nazionale, potrebbe succedere qualcosa di simile, nel caso (possibile) si vada al ballottaggio tra il PD e i 5 Stelle. Sono proiezioni che sono già state fatte e vedono spesso la vittoria del M5S nel caso di “ballottaggio” con il PD (con Italicum).
Ci saranno molti “salitori e scenditori” dal carro, resta il fatto che la (non) gestione del partito da parte del Renzi segretario, comincia a dare i suoi frutti. Siamo di fronte a un partito balcanizzato, dove le lotte interne per la definizione dei ruoli e del potere, stanno scollando il partito dalla realtà dei cittadini.
Come ho scritto di recente, non mi sembra che il PD voglia cambiare e quindi il suo destino potrebbe essere segnato: alla fine discuteranno tra loro come allocare un potere che non avranno più. A quel punto, nuovi soggetti politici, terranno le redini del paese.