venerdì 8 luglio 2016

Irresponsabilmente

Una società che ritiene il pentimento e il conseguente (scontato) perdono, crea in seno a sé problemi etici, in particolare per quanto riguarda la "responsabilità" delle azioni (qualunque esse siano). Se si può compiere qualsiasi nefandezza per poi essere ripuliti dal pentimento, senza avere conseguenze etiche e morali (ovviamente per quelle di legge il discorso è diverso), significa rifuggire da qualsiasi tipo di responsabilità, che è uno dei problemi principali della società italiana. La de-responsabilizzazione è una delle prime cause di fenomeni criminali quali la corruzione e gli abusi in genere. Se basta, moralmente, pentirsi dopo avere compiuto qualsiasi azione, significa che non c'è alcun tipo di responsabilità (etica) nelle azioni delle persone, singole o di gruppo che siano.
Una delle conseguenze dell'irresponsabilità personale, è la delega della responsabilità stessa, ad altri: si estremizza il proprio egoismo, anche andando a ledere i diritti altrui, ritenendo che non ci sia alcuna responsabilità personale in tutto ciò. 
L'irresponsabilità personale (legata al pentimento ripulitore) è, a mio avviso, una delle cause principali dello scarso impegno socio-politico, che viene sostituito con la delega tout-court della responsabilità al capo popolo di turno. Si delega la propria responsabilità al capo popolo, che priva di un fardello che molti non vogliono, tanto, per le questioni morali, basterà il successivo pentimento cui conseguirà il perdono.

mercoledì 6 luglio 2016

Rispettare la propria cultura, per rispettare anche le altre


La crisi di valori che attraversa le democrazie europee appare evidente. Dopo secoli di lotte e conquiste per le libertà e i diritti civili, oggi osserviamo come un cospicuo numero di cittadini europei guardi in modo superficiale quando non snob, a tutto ciò che è stato conquistato non da noi ma dai nostri predecessori. E' quell'aria snob radical chic che fa sentire questi soggetti quasi annoiati dalle conquiste della nostra civiltà, per cui c'è sempre un ma, un però, quasi che questo li faccia sentire, in qualche modo, intellettualmente superiori. E' quella visione elitaria che una certa fetta di popolazione, cresciuta nel benessere, dispensa a destra e a manca. Superate da decenni le epoche delle grandi conquiste politiche e sociali, questa ampia categoria snobista ora cerca di dispensare visioni politiche autocolpevoliste, in una sorta di auto distruzione delle conquiste liberali e democratiche che la nostra società ha ottenuto, non certo per merito di questi soggetti.
Dietro a una possibile “decadenza” di una cultura, possono esserci pericolosissimi rischi, compresa la perdita di tutte quelle conquiste ottenute in secoli di lotta. Per questo, come detto più volte, il buonismo radical chic oggi, assieme alla xenofobia, rappresentano il maggiore pericolo per la nostra civiltà. Eppure molta gente sembra non curarsene, così intenta a snobbare le nostre conquiste financo a rinunciarvi, per compiacere solo la propria visione intellettual-élitarista. Eppure è chiaro che non può esserci nessun rispetto per le altrui culture, se non se ne ha per la propria. Rinunciare al proprio essere, alla propria cultura, significherebbe perdere tutte quelle conquiste di libertà e democrazia ottenute nei secoli. Ottenerle è stato lungo e faticoso, perderle potrebbe essere un attimo pericoloso.

martedì 5 luglio 2016

L'etica italiana e lo spirito dell'italianità

Anche questo post è del 2012, lo ripropongo in quanto mi sembra ancora molto attuale:

Nel noto libro "l'etica protestante e lo spirito del capitalismoMax Weber, definito da alcuni il Marx liberale, egli riconduceva lo spirito del capitalismo originario (molto differente dal capitalismo attuale) all'etica della religione protestante. Secondo i protestanti non servono le buone opere, tantomeno le indulgenze, per salvarsi dal giudizio divino. L'uomo deve lavorare, ottenere profitto e reinvestire per conseguire altro profitto, poiché Dio ha già deciso chi si salva e chi no.
L'opera di Weber è stata molto discussa e molto diversi sono i giudizi su essi. Ma trattandosi di Weber, uno dei maggiori pensatori degli ultimi secoli, è opportuno tenerne conto.
L'Italia è un paese storicamente cattolico, la quale religione (semplificando al massimo) vede la salvezza, tra le altre cose, nelle indulgenze e nel perdono. Nel Medioevo (e non solo...) bastava pagare per rimettere i propri peccati. L'etica pubblica poteva tranquillamente essere superata, confidando nel perdono.
Vedete per caso qualche conseguenza di questo sistema nell'Italia attuale? (nda. era il 2012)
Eccolo qua: quante volte vediamo che basta pagare per ottenere qualcosa anche in modo non lecito e che si potrà contare in qualche perdono, per molte malefatte?
Fate caso alle prime domande che il/la giornalista solitamente fanno a una persona vittima di un crimine: "è pronta per il perdono?".
Ma perché dovrei essere pronto per il perdono? Io sono pronto per avere giustizia, la giustizia laica degli uomini tramite le istituzioni che si sono liberamente dati. Il perdono, quello che viene posto nella domanda, è sostanzialmente un fatto religioso che appartiene alla sfera privata delle persone, non a quella pubblica. La religione (tutte le religioni) in uno Stato laico, sono un fatto privato.
Uno Stato, che detiene l'uso legittimo della forza (la madre di tutti i poteri, quello di fare leggi, governare e giudicare), non si pone il problema del perdono, ma del rispetto delle leggi. Uno Stato si può basare solo ed esclusivamente sul rispetto delle leggi. Il perdono, è un fatto privato. Il rispetto della legge invece, è un fatto pubblico.

Fino a che resterà la logica per cui basta pagare (l'origine della corruzione) per ottenere qualcosa e si verrà perdonati per qualsiasi cosa, questo Stato non avrà alcun futuro. Cambieranno politici, passeranno gli anni, ma fino a che non stabiliremo che solo il rispetto della legge e la punizione esemplare di chi delinque (in qualsiasi forma) sono la Religione dello Stato, questo Stato non avrà alcun futuro (nda era il 2012...)

nota finale
La tesi del post ovviamente non è né può essere che le religioni siano la causa del degrado della società (ci sono lati positivi di etica pubblica, anche nelle religioni). 
Non che con altre religioni vada meglio anzi... Nell'Islam molti seguaci ritengono che l'unica legge sia quella del Corano e che l'uomo non possa dotarsi di altre leggi se non quelle scritte dal loro profeta.
Come sostiene Huntington, fino a che non nascerà un Machiavelli islamico, la separazione tra religione e politica, in quel mondo, non sarà possibile.
In compenso noi, la nostra società, il nostro Stato laico, non possiamo tollerare che precetti religiosi siano considerati alla stregua della legge (o che la influenzino pesantemente in una sorta di Stato confessionale), talvolta da qualcuno ritenuti persino sovraordinati a quelli dello Stato. Non è tollerabile che alcuna religione, Islam o Cattolicesimo (etc.) che siano, possano in qualsiasi modo creare "problematiche" (di etica pubblica e di rispetto delle leggi) alle società laiche degli Stati (del nostro Stato!!!).
L'unica Legge è quella dello Stato, sarà bene che i buonisti di ogni categoria si rendano conto che se rinunciamo alla supremazia dello Stato sui precetti religiosi, finiremo molto ma molto male. 

lunedì 4 luglio 2016

Democratizzazione e riflusso autoritario: l'Europa a un bivio

Scrissi questo post, che ora replico senza modifiche, nell'aprile 2012, in un contesto geopolitico che vedeva una forte crisi economica. Oggi, a una ripresa che non appare adeguata alle esigenze, si aggiunge la problematica legata alla sicurezza, compreso il devastante impatto del terrorismo internazionale.
Ecco cosa scrissi 4 anni fa:

Nel libro "La terza ondata" il politologo Huntington analizza i processi di democratizzazione che si sono compiuti alla fine del XX secolo in quella che viene definita appunto la terza ondata, cominciata nel 1974 e terminata nei primi anni '90.
La ricerca verifica, tra le altre cose, il fenomeno del riflusso, conseguente alle ondate di democratizzazione:
- prima ondata 1828 - 1926 (riflusso 1922 - 1942)
- seconda ondata 1943 - 1962 (riflusso 1958 - 1975)
- terza ondata 1974 - ? (riflusso ?).

Tecnicamente l'epoca in cui viviamo ora, potrebbe essere la fase del riflusso. La maggior parte degli Stati europei sono democrazie consolidate e il riflusso storicamente ha operato in democrazie deboli (e giovani). Ma se guardiamo gli indicatori proposti da Huntington, possiamo accorgerci come la fase del riflusso potrebbe veramente essere quella che stiamo vivendo.
Le cause del passaggio dalla democrazia all'autoritarismo nei passati riflussi sono stati sostanzialmente sette:
1) debolezza dei valori democratici presso le élite e l'opinione pubblica;
2) crisi economica o collasso che ha intensificato il conflitto sociale, con aumento della popolarità per rimedi autoritari;
3) polarizzazione sociale e politica a causa delle riforme socioeconomiche;
4) classi superiori e conservatrici che escludono dal potere i movimenti populisti;
5) frantumazione dell'ordine e della legge a causa dell'emergere di fenomeni terroristici o insurrezionali;
6) intervento o la conquista ad opera di un governo non democratico;
7) effetto valanga sotto forma di dimostrazione del collasso o della caduta di altri regimi democratici.

Il contesto sociale politico ed economico che stiamo vivendo in questo momento (nda. era il 2012), ci porta a dire che delle sette cause sopra elencate, qualcuna è già in atto. Si pensi alla crisi economica, ai fenomeni terroristici, alla polarizzazione sociale, nonché, seppur in misura minore, alle forze della conservazione (la casta politica, la tecnocrazia, il governo dei poteri forti, ecc.) che si oppongono ai cambiamenti (in una sorta di "dittatura della finanza"). Al momento non paiono presenti criticità per quanto riguarda le debolezze nei valori democratici, anche se in Europa l'estrema destra sta avanzando; vediamo però come alcuni paesi europei abbiano operato uno spostamento verso forme di governo, diciamo meno democratiche di quello che è lo standard cui siamo abituati (si pensi all'Ungheria). Se poi qualcuno volesse vedere l'Europa (intesa non tanto come Unione Europea, ma come insieme dei poteri forti) come un'organismo che decide senza una adeguata legittimazione popolare democratica, mancherebbe solo il settimo punto: l'effetto valanga.

Probabilmente le nostre democrazie sono abbastanza consolidate da non subire riflussi autoritari, ma la grave situazione economica potrebbe comportare inaspettate conseguenze anche sul piano politico.

Aggiungo solo una considerazione: oggi uno dei pericoli degli ordinamenti democratici occidentali, è quello di rimanere schiacciati tra due "populismi", quello degli xenofobi e quello dei buonisti radical chic.