venerdì 29 luglio 2016

L'assenza di logica del "giustificazionismo autocolpevolista"

Abbiamo sentito (fin troppo spesso) persone che cercano "giustificazioni" al clima di terrore calato sull'Europa, in conseguenza degli attentati e minacce del terrorismo islamista. C'è chi risale persino alle Crociate per giustificare ciò che accade oggi. Premesso che, secondo quelle "logica", anche le Crociate (che vanno contestualizzate nelle loro epoca storica) sarebbero state un "risposta" alle scorribande che portarono all'imposizione di un'altra religione. Pensare di legare in un rapporto causa-effetto eventi separati da secoli, non trova alcuna base né politologica, né logica. Si troverà sempre un antefatto a un fatto, risalendo così alla notte dei tempi. È come se in una partita di calcio si contestasse un gol al 90° poiché al 1° minuto c'era stato un fallo non fischiato. Ciò non significa che non si debbano analizzare cause-effetti degli eventi storici, ma che non si dovrebbero fare analisi semplicistiche e banalizzazioni.
Secondo questa logica "giustificazionista autocolpevolista", allora anche il nazismo potrebbe trovare giustificazione nella sua "risposta" alle condizioni imposte alla Germania dopo la Prima Guerra Mondiale. Ovviamente ciò è un assurdo, come assurde sono le motivazioni di chi cerca di giustificare l'ingiustificabile, a maggior ragione quando lo si fa senza una seria analisi storico-politica, con tutte le conseguenze anche di responsabilità morale che ciò potrebbe comportare.

giovedì 28 luglio 2016

Risarcimento delle vittime e "vantaggio" del reo nullatenente

Fa discutere il diniego al risarcimento alla famiglia di David Raggi, ucciso lo scorso anno da un immigrato irregolare condannato a 30 di carcere per il delitto. Innanzitutto per le motivazioni: "guadagnava troppo". 13000 euro annui. Ma il problema serio, nel nostro paese, è la tutela delle vittime dei reati poiché, se la pena serve a rieducare, è vero anche che le vittime hanno diritto ad avere giustizia (e un giusto risarcimento). Nel caso di presenza di cosiddetti "nullatenenti", la giustizia diventa quasi paradossale: il nullatenente ha un trattamento sostanzialmente diverso da chi possiede un patrimonio e ciò appare incostituzionale a fronte dell'articolo che prevede che tutte le persone sono uguali davanti alla legge, quindi con le medesime responsabilità. Cosicché, per assurdo, se un nullatenente aggredisce un'altra persona, di fatto non subirà particolari conseguenze mentre, viceversa, la persona si troverebbe (giustamente) a dovere risarcire. Ciò comporta quindi un minor rischio di conseguenze nella commissione dei reati da parte di nullatenenti. Una cosa francamente inaccettabile e con pericolosi risvolti sociali.

mercoledì 27 luglio 2016

Troppo semplicistico scaricare le responsabilità delle religioni nei conflitti

Ho letto le dichiarazioni di Papa Bergoglio secondo cui "Le religioni, tutte le religioni, vogliono la pace. La guerra la vogliono gli altri". Una visione fin troppo semplicistica la quale, soprattutto, cozza con la Storia. Senza dilungarsi in un'analisi storica delle guerre di religione, stiamo al presente: è in atto, da secoli, una guerra all'interno dell'islam tra sunniti e sciiti. Se Bergoglio ritiene non esserci alcun attacco nei confronti dei cattolici, lui ne è il comandante e responsabile, la gestirà nei modi che ritiene opportuni. Quello che dovrebbe interessare principalmente a noi è l'attacco ai valori democratici e liberali che gli estremisti islamici hanno messo in atto nei confronti della società occidentale. Un attacco pericoloso che potrebbe portare a uno scontro di civiltà, anche a causa dell'incapacità di gestione della problematica da parte delle attuali classi dirigenti.
Per quanto riguarda Bergoglio, farebbe meglio a ragionare sulle responsabilità delle religioni, senza scaricare il tutto ad altri.

Quella sottile linea di incertezza che ci separa dallo scontro di civiltà

C'è un interessante articolo su La Repubblica di Tahar Ben Jelloune che invita la comunità islamica a reagire per contrastare il terrorismo islamico. A un certo punto l'intellettuale scrive: "
Se continuiamo a guardare passivamente ciò che si sta tramando davanti a noi, presto o tardi saremo complici di questi assassini". Quella è la sottile linea di incertezza che ci separa dallo scontro di civiltà (lettura consigliata: Huntington) poiché se è vero che non c'è certezza che tutti gli islamici vogliano imporre la sharia con la violenza al resto del mondo, non c'è neppure certezza del contrario e solo le comunità islamiche, sollevandosi contro il terrorismo islamico possono dipanare questi dubbi che cominciano a fare breccia in molti cittadini europei.
Deve essere chiaro oltre ogni ragionevole dubbio, per chi vuole vivere nelle nostre società, che prima vengono le nostre costituzioni, le nostre leggi, solo dopo la religione, e solo laddove non in contrasto con le nostre leggi.
Non può esistere alcun "se e ma" al rispetto delle costituzioni e leggi che ci siamo democraticamente dati.

lunedì 25 luglio 2016

Teocrazia dell'ignoranza

Ho letto un articolo da un fonte che ritengo attendibile, in cui si riportava dell'aggressione subita da una équipe del 118 intenta a prestare soccorso secondo le procedure standard di intervento, da parte di presenti che ritenevano inadeguato ciò che stavano facendo (qualche settimana fa il sito satirico Lercio titolava: "abolita la laurea in medicina, basterà Internet). Il delirio e il pericolo dell'ignoranza che si fa arroganza e sfocia nella violenza. Purtroppo non sembra un caso isolato, come giustamente sostenuto da Umberto Eco "Internet ha dato parola a un cospicuo numero di imbecilli" i quali, beati della loro ignoranza pontificano con una violenza verbale che desta più di una preoccupazione: complottismi, "pseudoverità" alternative alla scienza, veri e propri deliri che un tempo si limitavano al bancone del bar. Oggi invece c'è il rischio che tutto questo acquisisca una "dignità politica" (sic) che unita al mix di ignoranza - presunzione - violenza verbale, potrebbero comportare non pochi problemi socio-politici nel nostro futuro.

domenica 24 luglio 2016

Islam e il problema del radicalismo

Sentiamo molti "politologi improvvisati" sostenere come non ci sarebbe alcun nesso tra la religione islamica e i radicalisti che seminano il terrore. Ovviamente ciò non significa che tutti i musulmani siano dei radicalisti ma che il radicalismo è un problema (grave) all'interno dell'Islam. Come sostenuto da Sartori, le società islamiche hanno problemi di integrazione nelle liberal democrazie, uno dei motivi principali è che la loro religione non prevede separazione tra potere politico e potere religioso, conquista invece ottenuta da secoli nelle società occidentali. Fino a quando non nascerà un "Macchiavelli islamico", sarà difficile vedere passi in avanti in tal senso.
Ma, come sostiene Popper, non possiamo essere "tolleranti con gli intolleranti" e dobbiamo pretendere ed esigere che, per chi vive nelle nostre società, prima vengono le nostre costituzioni e le nostre leggi, solo dopo la religione. Non possiamo tollerare, in nome delle democrazie liberali, che vengano imposti quali leggi dei precetti religiosi. Per chi non lo vuole accettare, semplicemente non c'è spazio nelle democrazie. E questo non è "razzismo", parola spesso mal abusata dai buonisti radical chic che l'hanno privata del suo significato altrimenti, secondo questa logica, anche gli antifascisti sarebbero stati dei "razzisti" con i nazisti. Attenzione quindi a come si utilizzano parole e concetti.
Oggi la problematica ruota attorno a tre vertici di un triangolo, che si alimentano a vicenda: radicalismo islamico, xenofobia, buonismo radical chic. Spetta alla buona politica e ai cittadini trovare urgentemente delle soluzioni, sapendo che non può esistere alcun motivo (nemmeno "buonista") che possa mettere in pericolo le conquiste liberali e democratiche.