sabato 3 settembre 2016

Se il Magistrato sbaglia, come ne risponde?

E' di ieri la notizia che lo spagnolo arrestato l'estate scorso per aver aggredito dei passanti a Milano, è scappato dopo che "il Magistrato non ne aveva disposto l'accompagnamento scortato" verso la struttura dove avrebbe dovuto scontare i domiciliari. Parliamo di una persona potenzialmente pericolosa, che aveva commesso vari reati, come hanno sottolineato anche i suoi legali.
Ci chiediamo: quando qualsiasi "dipendente pubblico" o cittadino, nello svolgimento delle sue mansioni, sbaglia, questo è chiamato a risponderne, anche davanti alla magistratura. Abbiamo visto medici, ingegneri, geometri, dipendenti pubblici, indagati per avere commesso "errori" nello svolgimento delle proprie mansioni.
Ma cosa succede se a sbagliare è un Magistrato? L'errore di un Magistrato, è potenzialmente tra i più "gravi" per la collettività, poiché va a incidere sulla libertà personale e sulla sicurezza pubblica.
L'anomalia, se così la possiamo chiamare, nasce dal fatto per cui la Magistratura è, di fatto, l'unico organismo che si auto-giudica. C'è il CSM, organo di governo autonomo della Magistratura, ma c'è pure il fatto che un Magistrato che dovesse compiere un reato (fosse anche un "semplice errore di procedura" la cui conseguenza fosse prevista come reato), sarebbe indagato da un altro Magistrato. Un po' come se un ingegnere dovesse essere giudicato da un ingegnere, un geometra da un geometra, un medico da un medico, insomma, ognuno giudicato dalla propria categoria. In questo caso, a chiunque, verrebbe qualche dubbio sull'indipendenza di giudizio.
Considerata l'importanza dell'operato della Magistratura e della sua necessaria indipendenza, forse sarebbe il caso di dare risposte concrete a certe domande, anche con una ampia riforma della Magistratura, che dia garanzie a tutti, all'efficienza dell'operato della giustizia e ai cittadini.

venerdì 2 settembre 2016

I partiti sono morti (?), viva i partiti (?)

Correva l'anno 2012 (post del 7 maggio 2012)

Un tempo lo si diceva del Re, ora ci si chiede che fine faranno i partiti.
I partiti sono veramente morti? Ma cosa sono e cosa fanno i partiti? E i movimenti?
Semplifichiamo: 
- un partito politico è una libera associazione che aggrega la domanda politica dei cittadini e compete in libere elezioni per la conquista del potere politico;
- un movimento è una formazione che può avere vari fini e scopi e che, nel caso della politica, promuove idee e azioni politiche.
Dove sta la differenza principale? In una democrazia rappresentativa, la differenza principale risiede nella competizione elettorale. Il partito partecipa alla competizione elettorale, il movimento no. Nel momento in cui il movimento sceglie di competere alle elezioni, assume le caratteristiche dei partiti (programma politico, candidati, competizione politica, ecc.). 
Non c'è nulla di male nei partiti che, volenti o nolenti, rappresentano il migliore strumento per il funzionamento della democrazia rappresentativa (non può esistere democrazia rappresentativa senza partiti). Il problema sussiste se ci sono cattivi rappresentanti e cattivi politici nei partiti. Il problema non è nel partito che, in una democrazia rappresentativa, è l'unico strumento che può aggregare la domanda dei cittadini. Il problema è appunto se i partiti funzionano male a causa di cattivi politici e cattiva politica.

In una democrazia rappresentativa, i partiti non muoiono, semmai si riformano.

mercoledì 31 agosto 2016

Esercitazioni di Protezione Civile

Nel 2003 si svolse nell'appennino forlivese e cesenate un'esercitazione nazionale della Protezione Civile. Al'epoca lavoravo in Polizia Municipale a Bagno di Romagna e partecipai allo svolgimento delle operazioni.
Fu simulato un sisma di intensità 5.5 Richter e furono stimati ipotetici danni. E' anche grazie alle esercitazioni svolte che la Protezione Civile e tutti gli operatori del soccorso, hanno raggiunto elevati livelli di efficienza.
Le esercitazioni sono previste anche per i locali pubblici: vengono svolte nelle scuole ma anche in altre sedi. Ogni edificio ha un suo Documento di Valutazione dei Rischi nonché Piano di Evacuazione, con tutte le indicazioni di sicurezza. Sono previste squadre di emergenza, addetti antincendio, addetti al Pronto Soccorso
Le normative di sicurezza italiane sono tra le più evolute del mondo, forse in pochi lo sanno. 
Ho commentato un post nei giorni scorsi, qualcuno ha risposto ridendo o cadendo dalle nuvole. Ma le esercitazioni sono previste, vengono fatte e se qualcuno non le fa è un problema (e responsabilità) di chi non le fa. Non si può "generalizzare" sempre sul "tutto non funziona, tutto fa schifo..." poiché non è così.
Per quanto mi riguarda, per il ruolo che svolgo, ho prestato e presto sempre molta attenzione a tutta la normativa relativa alla sicurezza.

martedì 30 agosto 2016

Social network: avvicinano le persone lontane e allontanano le persone vicine

Scrissi questo post tempo fa, non lo avevo mai pubblicato. Lo pubblico oggi, dopo aver sentito Zuckerberg dire che "Facebook" avvicina le persone. Ma può esserci anche un rovescio della medaglia.

Uno dei grandi meriti dei social network è indubbiamente quello di accorciare le distanze e mantenere contatti con persone lontane (di qualsiasi tipo: parentela, amicizia, lavoro, ecc.) che sarebbero stati molto difficili in assenza di questi strumenti. Di converso il social ha un rischio, quello di far vivere le persone in una dimensione extra-reale. Sarà capitato a tutti di vedere tavoli di persone che invece di parlare tra loro chattano con il telefonino (magari mandando messaggi in gruppi dove sono presenti le stesse persone sedute a quel tavolo). Così il rischio principale è proprio quello di allontanare le persone vicine, creando un mondo social virtuale e, di converso, un mondo a-social reale.

lunedì 29 agosto 2016

Lo Zuckerberg impossibile in Italia


Ho seguito l'intervento alla LUISS del fondatore di Facebook Mark Zuckerberg. E ho pensato se un ragazzo italiano di 32 anni potesse avere, in Italia, le stesse "possibilità" che ha avuto lui negli USA. Direi proprio di no. E non solo perché a 32 anni è uno degli uomini più ricchi e influenti del pianeta. Non è un problema di "lingua", è un problema di "opportunità". Siamo un paese tendenzialmente gerontocratico dove resta ancora sensibilmente importante conoscere qualcuno piuttosto che qualcosa. Dove ci sono influenti corporazioni, "dinastie", appartenenze (anche politiche) che non solo facilitano carriere e opportunità, spesso le "controllano". Dove il merito è qualcosa di "strano", in passato quasi osteggiato da una certa sinistra, oggi un qualcosa ancora troppo poco legato alle capacità delle persone. Quanti trentenni vediamo a capo di imprese? In ruoli dirigenziali e/o di elevata responsabilità? Il trentenne di "successo" da noi è il calciatore, chi ha studiato (o ha particolari capacità) spesso può (e deve) aspettare, sempre che ci sia uno spazio per lui in futuro. 
Guardavo alcuni dati relativi all'età media del personale nel pubblico impiego (dati 2012): nella carriera prefettizia l'età media è 52,8 anni, negli Enti di Ricerca 49, Università 50,1, Magistratura 50. Solo nelle Forze Armate, per ovvi motivi, l'età media è sensibilmente più bassa 36,7. 
L'anzianità di servizio media, è vicina ai 20 anni, con una punta massima di 24,7 per quanto riguarda la carriera prefettizia. 
Chi si aspetta, nel breve, dei cambiamenti anche dalla politica, temo rimarrà deluso: alle accuse verso qualcuno di privilegiare "amici e parenti", anche da parte di cosiddetti "nuovi" non paiono esserci stati particolari e sensibili cambiamenti nei metodi di selezione per i ruoli di responsabilità.
Ma l'Italia è questa, prendere o lasciare. E molti giovani hanno lasciato, cercando fortuna in altri lidi e paesi. E, sinceramente, come dargli torto.

domenica 28 agosto 2016

Formula noia: se l'obiettivo è il solo risparmio fate le gare al simulatore

C'era una volta la F1, fatta di macchine estreme, ricerca e sviluppo (ovviamente anche di piloti), che competevano cercando di esprimere il meglio. Oggi tutto questo non c'è più, sostituito da una formula noia piena di regole e limitazioni che frenano lo sviluppo, la competitività e lo spettacolo. 
Nel 2016 su 13 gare disputate abbiamo avuto 12 vittorie Mercedes (6 vittorie Hamilton, 6 vittorie Rosberg), nel 2015 su 19 GP 16 vittorie Mercedes (10 Hamilton, 6 Rosberg), nel 2014 su 19 GP 16 vittorie Mercedes (11 vittorie Hamilton, 5 Rosberg).
E' spettacolo questo? E se l'obiettivo non è più la competizione ma il risparmio, tanto vale risparmiare veramente facendo smettere di correre le auto. Oppure facciamo gareggiare i piloti ai simulatori, in un grande confronto modello playstation, tanto gli spalti dei circuiti sono sempre più vuoti.
C'era una volta la Formula 1, oggi non c'è più.

Costruire a regola d'arte, costruire in sicurezza

Antico edificio in pietra nel comune di Bagno di Romagna, all'interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Sgombriamo il campo da un equivoco: non è vero che gli edifici vecchi sono pericolosi tout court e che sarebbe necessario demolire e ricostruire tutto. La differenza la fa se un edificio è costruito a regola d'arte oppure no. Un tempo si costruiva sulla base dell'esperienza, ma gli scalpellini, i costruttori di allora, erano veri e propri artisti che si tramandavano l'arte di generazione in generazione. Costruivano sulla base empirica dell'esperienza.
Ricordo bene anni fa quando un ingegnere si rivolse a un caposquadra, per la realizzazione di un guado provvisorio dove doveva passare un mezzo, dicendogli: "la tua esperienza (per avere fatto tale cosa centinaia di volte) vale più dei calcoli". Ovviamente ciò non significa che non servano i calcoli, servono eccome e le strutture vanno adeguatamente progettate. In ingegneria civile vige un detto: "se trovi, mediante dei calcoli, un modo per fare stare in piedi una struttura, la natura ne troverà uno migliore". 
Costruire a regola d'arte è fondamentale per la sicurezza degli edifici. Ristrutturare a regola d'arte lo è altrettanto. Intervenire su un edificio antico per un adeguamento sismico è qualcosa che andrebbe fatto con la massima attenzione, poiché si interviene con tipologie costruttive "diverse" che vanno adeguatamente "integrate" tra loro. Si utilizzano, ad esempio, gli incatenamenti, altre volte si interviene con cordoli in C.A. per creare una struttura scatolare. Il problema che si può verificare è che l'irrigidimento, in caso di sisma, provochi vibrazioni che possono mettere in crisi altri elementi strutturali. Per questo tutto va previsto ed eseguito a regola d'arte. Bisogna, ad esempio, fare attenzione a non appesantire i solai, soprattutto le coperture che, in caso di oscillazioni, potrebbero causare pericolose forze di sollecitazione sulla struttura. 
Nel recente sisma del centro Italia, abbiamo visto come anche strutture non propriamente "vecchie" abbiano subito ingenti danni. Sgombriamo subito il campo dai dubbi: le normative antisismiche italiane sono ottime, non abbiamo da "imparare" da altri. Ognuno è esperto sul proprio patrimonio costruttivo e fare paragoni con il Giappone o con la California, che hanno una cultura abitativa completamente differente, non ha senso. Chi dice "costruiamo come in Giappone", "scaricando" così le nostre tipologie costruttive, ha poche conoscenze di ingegneria.
Semplicemente si deve costruire bene, rispettando le regole che ci sono.
Gli adeguamenti sismici vanno fatti, a regola d'arte. E vanno fatti in modo organico, non a macchia di leopardo (qualche edificio si, altri no). Non esistono però soluzioni semplicistiche, come quelle per cui "con pochi (soldi) si farebbe". Parliamo di interventi stimabili in (presumibili) centinaia di miliardi di euro, che interesserebbero il patrimonio pubblico e privato. 
Bisogna cominciare a programmare ora, per riuscire ad arrivare, in qualche decennio a risultati tangibili.