sabato 22 ottobre 2016

Quanto il timore per l'incertezza politica può incidere sul Referendum


Fino a qualche mese fa l'argomento principale del Referendum Costituzionale era il Renzi SI Renzi NO, anche perché il Presidente del Consiglio (sbagliando) lo aveva caratterizzato in quella maniera. Solo di recente si è cercato, da entrambe le parti, di entrare nel merito del Referendum ma, quella caratterizzazione, resta comunque forte per il suo imprintig iniziale. Se il Renzi SI Renzi NO aveva accomunato un partito trasversale contrario al premier e segretario del PD (anche all'interno del suo stesso partito), ora emerge un altro effetto di segno opposto: il timore dell'incertezza politica su un possibile dopo Renzi. Il NO ha una pars destruens ma manca, soprattutto per l'eterogeneità di chi lo sostiene, di pars costruens. Non possiamo negare che gli italiani abbiano guardato con interesse e curiosità la messa alla prova del Movimento 5 Stelle a Roma e i risultati, fino ad ora, potrebbero far salire il timore del salto nel buio, cosicché al partito trasversale del NO (a Renzi) potrebbe contrapporsi un altro trasversale del SI (alla stabilità e argine ai timori per il salto nel buio).
In tutto questo ci perde il merito della Riforma che presenta importanti lacune, ma la polarizzazione dei SI e NO oramai è diventata centrale nel discorso referendario.

venerdì 21 ottobre 2016

Leadership e burocrazia

correva l'anno 2012

Il libro di K.S.Nye dal titolo "Leadership e potere"  tratta di leadership, in senso lato: sia politica che organizzativa che militare. Non è un manuale su "cosa dovrebbe fare un leader", ma un'analisi delle leadership.
(...) In una organizzazione se si crea un vulnus di leadership, è necessario che questa venga ricoperta in tempi molto celeri, altrimenti si rischia, nel peggiore dei casi, di “camminare (poi) sulle macerie”.
(...) Hard e soft power vengono però percepiti in modo diverso sia dalle singole persone che dai sistemi che queste persone, assieme, creano. E, talvolta, i sistemi che si creano, non sono del tutto positivi, né come clima ambientale, né come organizzazione tesa al conseguimento di risultati. Ma, credo e temo, ciò sia legato spesso agli aspetti caratteriali delle singole persone e quindi difficilmente superabile, a meno che non si trovi una "leadership trasformativa" che influenzi e ridetermini pesantemente tutta la struttura, mettendo in condizione le persone di dover scegliere: o ci sto o non ci sto. Purtroppo il sistema della P.A. italiana non contempla questo tipo di figura poiché, l'abnorme burocratizzazione è tesa anche ad evitare che si formino leadership trasformative. In questo sistema, l'unica leadership è quella amorfa della burocrazia mentre i possibili singoli leader, si trovano prima ancora a dover combattere contro questa, perdendo nel contempo capacità di influenza sui contesti lavorativi (e lavoratori). Ciò non significa però che non si possano esercitare adeguati stili di leadership. Basterebbe, innanzitutto, una buona conoscenza del "sistema" in cui si opera e la volontà di assumersi responsabilità, in un paese abituato perlopiù a delegarle, le responsabilità.
Il leader si assume responsabilità.
Tutti i sistemi prevedono l'assunzione di responsabilità. Nel caso dei sistemi burocratici, è questa (la burocrazia) ad assumersi "responsabilità" (impersonale). Ma delegare responsabilità a un sistema normativo, significa non esercitare una leadership (e non assumersi responsabilità...). La burocrazia è un sistema teso al controllo procedurale, non al risultato. L'importanza del risultato è marginale, quindi solo la correttezza della procedura diventa importante. Ma in un contesto complesso come quello del mondo attuale, delegare l'organizzazione a un solo sistema di regole, non produce risultati ma solo autoreferenzialità. Un po' come pretendere di vivere secondo le sole leggi della sharia. La burocrazia rischia di diventare "totalizzante" e i risultati da conseguire, vengono delegati alle singole persone che con intraprendenza e assunzione di responsabilità, operano per ottenere obiettivi. Ma ciò è un rischio che ricade sulle singole persone che, per questo rischio, non ottengono alcun beneficio concreto, anzi tutt'altro (e quindi, per le teorie della psicologia del lavoro, non sono incentivati ad assumersi responsabilità).
Il "sistema Italia" è inefficace ed inefficiente (tecnicamente, antieconomico) poiché non pensato per ottenere risultati ma, in via quasi prioritaria, correttezza procedurale. Forse è una conseguenza antropologica del nostro essere italiani, l'unico paese in cui il "furbo" è visto in accezione positiva. L'essere italiani è un problema notevole, sulla metodologia della cooptazione di stile anglosassone. Servirebbe una vera e propria rivoluzione culturale.

Una leadership transazionale (trasformativa è impossibile, proprie perché il “sistema Italia” la osteggia e impedisce, anche con punizioni pecuniarie, civili e penali) negli Enti Pubblici, potrebbe portare a conseguire dei risultati ma ciò comporterebbe una notevole assunzione di responsabilità da parte del leader poiché spesso altri non vogliono assumersene. Eppure siamo pagati per assumerci responsabilità ma, evidentemente, non lo si vuole capire o accettare. E' un male che affligge tutta l'Italia, pubblica e privata (...) Tutto ciò diventa un cane che si morde la coda, se a cascata nessuno si assume le proprie responsabilità, delegandole alla fine alla norma che, come sappiamo e constatiamo quotidianamente, non è pensata certo da "luminari" della scienza organizzativa.
Nella P.A. il problema è spesso duplice (anzi, triplice): è legato alla forma mentis delle persone, ai limiti della burocrazia e alle mancanze di leadership, quantomeno transazionale. Il leader, per essere tale, deve conoscere adeguatamente il contesto organizzativo e normativo. Altrimenti diventa un burocrate che delega.

Chiudendo: non credo che la P.A. italiana possa avere particolari "sollevamenti" (ultimamente ragiono su orizzonti temporali di medio-breve periodo), si galleggerà come troppo spesso l'Italia è stata abituata a fare. Io, emotivamente, non mi rassegno ma, razionalmente, non posso fare analisi diversa.

martedì 18 ottobre 2016

L'Italia, dove

"Familismo amorale", così definivano un certo sistema vigente in alcune parti d'Italia dei sociologi nei loro studi nel secolo scorso.

L'Italia, dove spesso è più facile far carriera poiché si conosce qualcuno piuttosto che qualcosa.
L'Italia, dove molti si riempiono la bocca dicendo che bisogna premiare il merito, ma poi questo merito, insomma, cos'è veramente.
L'Italia, dove forse non ci saranno più le classi sociali come un tempo, però certe dinastie di padri, figli e figli dei figli, ancora si vedono e sono presenti.
L'Italia, dove come entri è probabile che tu allo stesso modo esca.
L'Italia, dove avere amici è utile, avere nemici pericoloso, non avere nessuno un problema.
L'Italia, dove capacità, serietà e impegno potrebbero non essere virtù.
L'Italia, dove essere o fare il furbo, forse non è poi così peccato, anzi.
L'Italia, dove mors tua vita mea, ma forse anche solo mors tua.
L'Italia, dove illudersi che qualcosa possa veramente cambiare, è l'unica illusione che unisce le generazioni.
L'Italia, dove riuscire a galleggiare è diventato l'obiettivo dominante.
L'Italia, dove se galleggi, attento però a chi galleggia mettendoti i piedi in testa.
L'Italia, dove l'onestà, quella vera, paga?
L'Italia, dove spesso si paga l'onestà.
L'Italia, dove a questo punto, da copione, dovrebbe esserci la frase ad effetto con il lieto fine, da commedia romantica all'italiana. 
Ma se mai fosse, è una commedia che non fa ridere, se non amaro.

lunedì 17 ottobre 2016

Massimo D'Alema e quella sinistra che non c'è più


Se oggi c'è un politico, in Italia, che dimostra di credere ancora fermamente nel passato del voto ideologico e di appartenenza, quel politico è Massimo D'Alema. Probabilmente egli pensa che il NO sia l'opportunità per "risalire sul carro", come se gli ultimi venti anni non fossero mai avvenuti, come se il PCI si fosse appena sciolto e fosse appena nato il PDS. Quel mondo politico non c'è più, la volatilità elettorale è elevata, il corpo elettorale è cambiato, la comunicazione politica e il modo in cui ci si rivolge e confronta con gli elettori è cambiato, la partecipazione politica è cambiata ma, soprattutto, il voto ideologico è oramai qualcosa di residuale. Proprio quel voto ideologico che è stato la forza di partiti come il PCI, oggi non c'è praticamente più.
Il NO potrebbe anche vincere il Referendum, ma una restaurazione politica del mondo precedente non ci sarà. Con buona pace di D'Alema.

Un calcio senza ultras

Soprattutto negli ultimi anni, ho maturato la convinzione che, per il bene dello sport e in particolare del calcio, non dovrebbero esserci "tifosi ultras".
Mi piacerebbe un gioco in cui si va allo stadio in tranquillità per vedere persone che "giocano" e, ribadisco, "giocano". Non stanno salvando l'umanità, non stanno facendo gesta eroiche: giocano.
Ridiamo allo sport i suoi valori e chiudiamo con certi personaggi o si dovranno chiudere certi sport.